Quale posto migliore di una villa sulle sponde del Lario per assaggiare “il primo whisky del Lago di Como”? Boh, forse la villa di George Clooney con dentro Anne Hathaway, Jessica Chastain e Megan Fox, oppure la tribuna del Sinigaglia con Nico Paz. Però ci va bene anche Villa Geno, dai.
Insomma, all’ultimo “Whisky in villa” organizzato da Whisky Club Italia, accanto al nostro banchetto c’era quello di Tivan, il progetto di Andrea Bonacina e Tiziana Gerosa, due appassionati di Erba (con la maiuscola!). Così ne abbiamo approfittato per assaggiare le loro due creazioni, “Lago” e “Sera”.
Si tratta di due single malt e single cask, distillati dai ragazzi di Strada Ferrata a partire da orzo italiano coltivato da piccole aziende del territorio. Due botti sperimentali, coraggiose, dietro alle quali c’è il lavoro di tanti artigiani: dal designer alle pr, dal packaging alla tipografia, è tutto a km quasi zero tra le province di Como, Lecco e Monza Brianza.
Ed è quindi con il cuore carico di lombardo orgoglio che noi, altrettanto figli della Pianura, ci accingiamo a recensirli.

Tivan ‘Lago’ (2021/2024, OB, 45%)
La botte n.5 di Strada Ferrata aveva contenuto in precedenza birra sour. Per chi non lo sapesse ancora, Strada Ferrata è una distilleria di Seregno nata dall’esperienza del Railroad Brewery, quindi la birra è di casa. 369 bottiglie. C: oro. N: senz’altro unico, nel senso che il primo naso è qualcosa di molto peculiare. La parte di fermentazione si sente, e in particolare emerge qualcosa di formaggioso. Non come certi Scotch, che sanno di toma invecchiata, sono piuttosto patatine al formaggio ecco. La sour beer si sente soprattutto nelle note fruttate, che giocano appunto con il tratto acidino: nespola, buccia di pesca e ciliegia. Anche del babà e – come dice Corrado con un’epifania sensoriale mirabile – uva di Corinto. P: attacca più sweet che sour, con un mix di dolcetti al miele e spezie strane, non esattamente curry ma non ci viene in mente niente di più preciso. C’è poi una nota tostata di croccante (i croccantini al sesamo) ed ecco manifestarsi anche qui il guizzo della sour beer. Il retronasale è vagamente amarognolo. F: meno convincente e un po’ alcolico, con un pizzicore generalizzato e arancia agrodolce.
Non per ripeterci, ma confermiamo l’impressione del primo naso: è senz’altro unico. Il che significa che può essere divisivo. Esistono diversi approcci al whisky italiano: c’è chi cerca di copiare gli scozzesi e chi se ne distacca evidentemente. Qui il procedimento è lo stesso dello Scotch (orzo, pot still), ma la scelta della botte di invecchiamento è di rottura. Per amarlo serve voglia di lanciarsi nel vuoto senza paura di prendere qualche ammaccatura: 79/100.

Tivan ‘Sera’ (2021/2024, OB, 50%)
Questa invece è la botte n.10, in legno vergine di acacia, quindi anche in questo caso siamo nel terreno della sperimentazione hard, e la cosa non ci spaventa. 320 le bottiglie. C: ambrato. N: ci sentiamo molto Winnie the Pooh alle prese col barattolo del miele. Il primo naso è proprio una madeleine del miele che usavamo a colazione prima di andare a scuola. Ed è qui che ci sovviene un dubbio: non è che sono le note dell’acacia e da piccoli noi mangiavamo miele d’acacia? Viene prima l’acacia o il miele, l’uovo o la gallina, Jacopo o Giacomo? Ad ogni modo, oltre al miele ci sono note di té, tisane alle erbe, caramello e arancia caramellata. Propoli e fudge. Un mix insomma di sensazioni dolci e vegetali. La frutta si attesta intorno alle pesche al forno. Cannella a guidare una corposa pattuglia di note speziate. P: subito dolce, con pan di spagna, di nuovo miele e pappa reale. E di nuovo le erbe, ancor più esuberanti: timo e rosmarino, con chinotto e limonata amara. Questa parte amara e astringente si fa sempre più spazio, arriva alla liquirizia pura anche. Agrumi canditi e gioventù. F: zucchero di canna, tisana zuccherata e liquirizia.
Se il tema è sempre sapersi buttare nel vuoto, qui il tuffo ci sembra più riuscito. Un whisky più convincente, seppure sempre curioso e inatteso. Il legno di acacia è marcante e conferisce note dolci e speziate a tutto tondo, con quella virata erbacea che non sappiamo bene da dove provenga. L’idea comunque è interessante, così come sarebbe interessante provare invecchiamenti più lunghi, anche se poi chissà dove porta l’acacia… 80/100.
Sottofondo musicale consigliato: Davide Van de Sfroos – Breva e Tivan
