Complice la nuova passione del nostro Corrado detto Arcivescovado per la sua eminenza, di nuovo inciampiamo nei distillati di vino transalpini, e lo facciamo con un certo piacere. “Ooops, we did it again”, canterebbe Britney Spears se invece degli psicofarmaci si fosse dedicata al Cognac. Stavolta abbiamo messo il naso in due cognacchini simpatici di Michel Forgeron, produttore relativamente moderno (il primo imbottigliamento è del 1977) che produce solo cose dalla Grande Champagne, il terroir d’elezione del Cognac.

Michel Forgeron XO Cognac (2023, OB, 45%)
Blend di Cognac invecchiati fra i 20 e i 30 anni, imbottigliato a una gradazione insolitamente robusta. C: mogano chiaro. N: delicato da un lato, oleoso dall’altro, fin dal primo naso. C’è questa dicotomia olfattiva fra cuoio e fiori che riassumeremmo con un’immagine molto demodé: una poltrona di pelle circondata da vasi di gigli e ginestre. Non mettete le ginestre in vaso? Se è per quello noi non abbiamo poltrone di cuoio, siamo pari. E rilanciamo: le poltrone di pelle hanno appena subito un trattamento emolliente, con prodotti nutritivi grassi, a base di cera d’api e olii. Va bene la piantiamo. Corrado se ne esce con “caffè cubano (fatto mettendo nel portafiltro lo zucchero di canna)” e noi ci inchiniamo al Lìder Maximo del caffè. Passiamo alla frutta, che è un mix di prugne gialle, albicocche secche e mele renette. E anche fragoline di bosco. C’è cremosità, anche, un senso pannoso che ricorda il celato alla cassata, con i canditi di mandarino. Chiude un naso molto iridescente un senso fresco di miele di eucalipto e muschio bianco. Argan, che riprende la nota di olii essenziali e aromatici. Con acqua: emerge un lato più cremoso, di crema al cioccolato e nocciole della Novi; si affaccia pure la buccia di mango. P: intenso, curioso e sorprendente. C’è della liquirizia, più del previsto, e un senso di cioccolato al latte impreziosito da spezie varie. Chiodi di garofano soprattutto, ma anche cannella e noce moscata. La freschezza si mantiene anche in bocca, la parte fruttata fa emergere una pesca nettarina vibrante e della nespola, perfino del melone. Rispetto al naso, si fa strada il rancio: una nota ossidata che ricorda la crema di zabaione al Marsala. E con acqua le spezie si diradano, il muro si abbassa, la frutta esplode in tutta la sua setosità: pesche nettarine, torta alle albicocche, marmellata di mango. F: lungo, più asciutto, con pesche, olio essenziale di arancia e foglie di tabacco, che donano un tocco astringente e allappante che vira al legno.
Sessantanove. Non è il voto, sono gli euro che costa questo distillato invecchiato tra i 20 e i 30 anni, con una ricchezza e complessità notevole, che merita tempo e diluizione per non fermarsi al gioco di spezie e legno. La frutta che c’è sotto è libidinosa. 88/100

Michel Forgeron Vieille Réserve (2023, OB, 45%)
Qui i cognac utilizzati sono invecchiati fra i 30 e i 40 anni. C: ambrato rossastro. N: protagonista al naso è una frutta clamorosa soprattutto disidratata: papaya come se fossimo ai Tropici, e poi datteri e prugne secche, uvetta, mela rossa candita, ma anche parecchia noce. Le frutte, si sa, son di tutti i Paesi (siamo invero molto democratici), ma qui sono soprattutto mediorientali. Succo di melograno, baklava con miele e mandorle. Poi chinotto? O forse è un inebriante tamarindo aromatico? Senza dimenticare ovviamente le spezie: cardamomo sugli scudi, ma anche cannella e noce moscata. Un lato floreale si conferma anche qui, ma il cuore (e la vetustà dell’invecchiamento in botte) ci porta verso una sinestesia in rosso: rose e gerani. Con acqua si espande la frutta tropicale, pesca e succo di mango. Si accresce anche la dimensione floreale, che si raffina e diventa quasi favo di miele. Un filo di rancio. Eccellente. P: più teso e citrico del fratello minore, e anche più direttamente fruttato. La botte qui ha fatto un lavoro magistrale, non coprendo nemmeno un istante il carattere vibrante del distillato. Si beve con una facilità spaventosa, e a prima vista non sembra necessaria l’aggiunta di acqua. La frutta è intensa e sugosa: prugna rossa, pesca matura, datteri. Poi bucce di chinotto disidratate, ancora mango e papaya essiccata. Ovviamente il tutto si evolve in una cornice di legno evidente, anche se mai sgradevole. Nocciole con la buccia, a testimoniare una parte un filo polverosa ma non amara. Anzi, cantucci secchi diciamo. Con acqua sembra un epico succo di frutta per adulti alla pesca e cannella (che ci accingiamo a brevettare seduta stante). Pepe rosa anche. F: il legno torna ad affacciarsi nel finale, dolcemente: vaniglia in baccello, aroma di buccia d’arancia sulla stufa, ancora pesca e legno di sandalo tostato. E un che di rosa.
Novantasei. Anche qui, non è il voto (anche se è molto buono). E’ il costo in euro per un cognac tra i trenta e i quarant’anni, con una forza vibrante di frutta, un equilibrio spettacolare, che con un briciolo di diluizione diventa un drink pericolosissimo, ai limiti della lussuria. 90/100
Sottofondo musicale consigliato: Celine Dion – Hymne a l’amour
