D’estate è un attimo che prendi un colpo di calore e ti dimentichi i capisaldi della tua vita. Vegani che si ingozzano di costine, interisti che esultano per un gol di Vlahovic, Jacopo che si veste bene e non con i suoi classici pile aberranti… E blog di whisky che improvvisamente recensiscono cognac. Ebbene sì, per una settimana scriveremo del “roi” degli spiriti francesi, anche grazie al master tenuto da Whisky Club Italia. Corrado, che è uomo con grande sete – sia di sapere, sia di altro – si è iscritto e ha condiviso i samples. Ecco le nostre impressioni, 5 cognac al giorno. Con una inevitabile premessa: occhio che noi di cognac sappiamo pochino, quindi già siamo dei cialtroni sul whisky, figuriamoci sul distillato di vino… Però dare voti è troppo divertente e lo facciamo lo stesso. Tenete solo conto che stiamo recensendo degli entry level, quindi se qualcuno è abituato a bere eau de vie di metà Ottocento non ci insulti per i voti troppo alti, grazie.

FRAPIN 1270 Grande Champagne, VS, 40%
La famiglia Frapin è lì dal 1270, ventuno generazioni di vignaioli. Ha sede al castello di Font Pinot ed è forse l’unica maison a potersi chiamare chateau. I vini da cui viene questo prodotto sono tutti di proprietà della maison. Pare Frapin sia stata una delle prime maison a fare il multivintage, secoli addietro. Importato da Moon Import. C: paglierino/dorato. N: inizia sulla frutta bianca e la mela, litchees, melone. Scaldandosi si apre una sensazione più vinosa, fiore di vite. Fiori di tiglio. Anche fiori profumatissimi. Poi vanigliona, quasi caramello, miele balsamico e legno. Non banale, anzi proprio bello. P: gradevole, leggero ma non acquoso, rotondo. Ingresso sui fiori e la frutta matura, poi ecco una parte oleosa, con tabacco e tostato, e una bella acidità che emerge con frutta citrica e una parte erbacea. Sempre più acidino. F: medio-lungo, resta la parte tesa e balsamica, oltre a qualche spezia (ginger?).
Buono, completo, semplice ma solidissimo. Non complessissimo ma pulito e teso. 84/100

FRANCOIS PEYROT Grande fine Champagne, VSOP, 40%
Fine champagne (almeno 50% Grande, il resto Petite). 25 ettari vitati, distilleria piccolissima, VSOP (ma affinamento qui di almeno 12 anni). Pratiche agronomiche biologiche, no fertilizzanti e pesticidi. C: ambrato. N: più pungente l’alcol, ma qui c’è anche maggiore portata di vino ossidato, aceto di mele, prugne e frutta secca, pasticceria cotta (torta alle mandorle bruciatina). Balsamico anche qui al naso, sempre elementi di bosco. Molto più presente la nota di vino, meno di frutta e fiori. P: tra il dolce e l’amarognolo, è ottimo e più sfaccettato. C’è una bella acidità, con frutta rossa, una parte terrosa e quasi sporchina (creta?) ma leggera, ancora prugne e legnetti. Cioccolato al latte e caramello. F: medio, forse più corto del precedente ma interessante, sempre speziette e una minima parte balsamica. Pompelmo rosa e mandorle.
Più strutturato, d’altronde il tempo non passa invano. Premiamo il muscolo, che guizza anche grazie a un alcol bello teso: 85/100

VALLEIN TERCINIER Vielle Réserve Napoleon, 40%
Napoleon indica un cognac di almeno sei anni, ma qui siamo a 15 circa. Vino Ugni Blanc, regione Fine Champagne. C: ambrato carico. N: esplosivo per la tanta frutta ipermatura: papaya, melone, pesca nettarina e canditi di cedro. Questa frutta è anche cotta, in confettura con delle spezie (cannella, chiodi di garofano). Delicato, inebriante, ma anche profondo (fudge). P: un nettare tropicale, pesca e mango che sembrano un whisky, con un corpo pastoso con qualcosa di latteo: dulche de leche e spezie. Poi emerge una parte più vinosa, che gioca con l’arancia ma si ferma prima del citrico. Prugne Sunsweet. F: lungo, sempre sulle note acide e tese della frutta, con confetture di albicocca e di agrumi e quel legno severo e quasi fumé a tenere tutto insieme.
Si sale, qui un prodotto eccellente che occhieggia agli appassionati di single malt, anche grazie a un finale insolitamente lunghissimo. 87/100

MARTELL VSOP, 40%
Ora entriamo nel mondo del blend. Uvaggio: ugni blanc con poca folle blanche. Blend di cru differenti ma con apporto sostanziale dei terroir dei Borderies. È una delle scelte chiave della maison Martell, per differenziarsi a livello commerciale. Botti di rovere della foresta di Tronçais, non dalla Limousine. C: ambrato scuro. N: naso più maturo, ma anche un filo meno intenso, come attutito. Albicocca secca, uva sultanina, spezie, mandorle con la buccia, legno, vaniglia in stecca appiccicosa, umida. Meno fruttato, più “vecchio”, meno presente la frutta extramatura di prima. In generale meno vibrante. P: qui la sensazione vinosa è più presente, accompagnata da una violetta sugli scudi. C’è eleganza sicuramente, ma l’impressione è di un palato meno chiaro e meno nitido, con un maggiore apporto del legno – tipo legno di sandalo. Ancora vaniglia e questa violetta mischiata a gelée di more. F: brevino, speziato, dolcino, innocuo. Un accenno amarognolo spunta dal nulla.
Non un cattivo distillato, semplicemente si avverte come un crollo della tensione emotiva. Nel senso che emoziona meno. 80/100

HINE VSOP RARE, Fine Champagne, 40%
Famiglia attiva dal 1763, qui blend di 20 differenti vini da uve Ugni Blanc della Grande e Petite Champagne. Affinato 4 anni. C: oro antico. N: tiglio (miele, ma anche fiori), noci, albicocca matura, canditi speziati. Poi c’è qualcosa di più profondo e scuro: cioccolato, un filo di tabacco e resina (balsamica). P: anche in bocca è molto interessante: particolarmente dolce, con confettura di pesche, poche spezie tipo noce moscata ma solo una spolverata. Poi qualcosa di fresco tipo pino mugo. Una vena acidula che ricorda marmellata di mandarino, o la visciola. F: medio, elegante, ancora una nota citrica insieme alle marmellate.
Molto bilanciato, elegante, forse manca un filo di nervo. 86/100
