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eagle Rare 10 yo (2023, OB, 45%)

Era tempo di tornare negli States, che abbiamo colpevolmente trascurato negli ultimi mesi. Nessuno snobismo – non è che si possa davvero pensare che il bourbon sia rivale dello Scotch, su -, più che altro non ci è capitato di recensire american whiskey. E dunque oggi lo facciamo con piacere, bevendo un bourbon distillato a Francoforte che si identifica come un uccello rapace. Stiamo parlando di Eagle Rare, brand del gruppo Sazerac prodotto nella Buffalo Trace distillery (la ex George T. Stagg distillery) a Frankfurt, capitale del Kentucky. Ed ecco svelato il motivo della crisi d’identità di questa bottiglia.
Si tratta di uno straight bourbon, quindi è invecchiato almeno due anni, ma in realtà di anni in botti nuove ricarbonizzate ne passa dieci. Ed è pure il base! Molto curiosi di sgargarozzarcelo grazie a Corrado, che lo ha estratto da quella specie di borsa di Eta Beta etilico che è la sua cassettiera. Il colore è rame, per quel che vale annotare il colore di un bourbon.

N: si apre con una bella compilation di frutte e ciocchi di tronchi, nel senso che a un’arancia notevole si sommano note di chalet. Una voce si leva per dire che “sa di taglialegna del Kentucky”. E dunque ci immaginiamo questi boscaioli sudati nelle loro camicie di flanella rossonere che stillano bourbon da ogni poro. Ci sono poi parecchie spezie, dal tabacco da pipa alla cannella, che giocano tra le sensazioni di cocco tostato, noci pecan e foglie. Cola, anche. Con il tempo emergono le caramelline di liquirizia alla violetta, e non siamo sicuri che sia una cosa di cui sentivamo la mancanza…

P: …un dubbio che si fa più forte al palato, dove la violetta si prende subito la scena, insieme a una nota di smalto che invece si stempera subito. Di nuovo cola, ma forse qui si arriva piuttosto al chinotto. Il legno non è invadente nonostante i dieci anni di invecchiamento. Al contrario, evolve bene la frutta matura, soprattutto papaya. Una certa piccantezza (chili flakes) fa da contraltare a un caramello potente. Su tutto aleggia la violetta, che non diventa sgradevole ma è comunque un po’ troppo marcata. Pan di zenzero.

F: comprare una spettacolare e nettissima nota di gelée di more, con ancora caramello, chinotto e violetta.

La bevibilità di questo bourbon è da record. E la cosa incredibile è che sia così beverino nonostante i dieci anni passati in botti vergini, che di solito caricano di astringenza il palato. Invece no, qui rimane tutto bello scattante, anche ragionevolmente pieno e complesso. Solo quell’accenno insistente di violetta ci trattiene da voti ancor più convinti. Ci fermiamo a 85/100 ma siamo assai contenti di averlo bevuto e – detto fra noi – a quel prezzo è una boccia da prendere senza dubbio.

Sottofondo musicale consigliato: Eagles of Death Metal – Cherry cola

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