I rapporti diplomatici fra Giappone e Stati Uniti sono lievemente migliorati da quegli accesi scambi di vedute intorno agli anni Quaranta, in cui le cose si risolvevano ad attacchi kamikaze e bombe nucleari. Oggi anche Yankee e Samurai hanno capito che basta bere (bene) insieme per fare pace. E dunque ci piace pensare che questo imbottigliamento sia simbolo di un’alleanza transpacifica fra le due potenze mondiali.
Ok, la smettiamo coi deliri da raffinati analisti geopolitici e vi parliamo di un whisky che abbiamo assaggiato al sempre fornitissimo – e bisogna dire anche esteticamente bellissimo – stand di Velier al MWF. Trattasi del bourbon Kentucky Owl, il gufetto del Kentucky, nella seconda edizione limitata Takumi Edition. Takumi in giapponese significa “maestro” e l’imbottigliamento vede una collaborazione fra John Rhea, master blender della distilleria con una pluridecennale esperienza alla Four Roses, e Yahisa Yusuke, masterblender alla distilleria Nagahama. L’idea è quella di creare un bourbon dagli occhi a mandorla, un whiskey americano con la filosofia nipponica. Tradotto, non è che hanno messo la salsa barbecue nel ramen e il wasabi nel pollo fritto. No, Rhea ha mandato 4 ricette in Giappone, e Yahisa le ha esaminate, dando un suo piccolo “twist” per queste 25mila bottiglie. Il colore è oro.

N. occhio che profuma subito di cosa buona. Primo naso eccellente, morbido, con tarte tatin di albicocche, ma anche di mele. Il legno vergine del bourbon c’è, ma non invasivo: cocco tostato, ma anche caramello, macedonia, pesche noci dolci e succose, un velo di zucchero brulee. Ananas e spezie: cardamomo e noce moscata, niente di eccessivo. Molto elegante, con qualcosa di felce e cumino dei prati. Col tempo tabacco cubano dolce e un filo di fumo. In crescendo la parte erbacea.
P. morbido e caldissimo, inizia setoso, ancora sulle note del caramello, poi come il pomodorino di Fantozzi esplode di calore e spezie. Gran corpo, vaniglia del Madagascar e noci di macadamia, ma anche chili in fiocchi e qualcosa di cuoio e pepe. C’è la stessa dolcezza di fondo da torta e caramello già avvertita al naso, ma qui la potenza dell’alcol e del legno sono superiori. E spunta anche la cannella. Ancora erbe, quasi di montagna. assenzio maggiore, un che di ginestrone. Non minestrone eh!
F. lungo, più astringente e un filo più secco e amarognolo. Legno e cacao amaro.
Senza dubbio la recensione di bourbon in cui abbiamo riportato più note di degustazione. Incredibilmente cangiante, ricco di sfaccettature e finezze, senza però rinunciare al dna made in Usa. Si sente che è un bourbon, solo è elevato a un livello di cura e ricercatezza mai provato prima. Complesso e mai esagerato. Soprattutto la parte erbacea è sorprendente. E pure il finale è lungo. Insomma, roba da 89/100, ma convintamente. Uno dei bourbon più iridescenti e soddisfacenti che abbiamo recensito, bello bravi bis.
Sottofondo musicale consigliato: The Vapors – Turning japanese
