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4 glen grant come se fosse febbraio

Giochiamo a un gioco. Immaginiamo che sia il 26 febbraio e stiamo assaggiando una fila di Glen Grant. Facciamo finta che faccia quel bel freddo aspro, che siamo tutti all’Harp Pub e che stiamo brindando al benessere, agli anni ’80 del Drive In e ai papillon di Angelo Corbetta.
Ecco, già sentiamo le vocine dei soliti professoroni: “Ma se è quasi luglio…”, “ma se fa un caldo maiale…”, “ma se quel tasting l’abbiamo fatto 4 mesi fa…”. Disfattisti. Lasciateci recensire con i nostri tempi e mettetevi il cappotto, che a febbraio è un attimo che ci si piglia un malanno.
Partiamo solleciti.

Glen Grant 12 yo (inizio anni ’80, OB, 43%)
Bottiglia da 75 cl direttamente dai primi Ottanta. N. bomba di frutta, dolcissimo, macedonioso, con la nostra sempiterna frutta tropicale che qui assume la veste della guava (come diceva Calimero in “Carosello”: “Ava, come guava!”). Seguono nell’ordine Estathè (al limone o alla pesca?) e miele. Il limone torna sotto forma di caramelline al seltz. Con più tempo nel bicchiere la freschezza e la dolcezza si attenuano e lasciano spazio a un sentore mentolato, con qualcosa di antico. Tè alla menta marocchino, zuccherato ma freddo, afferma il nostro CEO, e noi chi siamo per mandarlo alla neuro? Sicuramente un po’ di old bottle effect. P. non mantiene tutte le aspettative gloriose del naso. C’è una prima botta di frutta compatta e convincente, ancora fatta di pesca zuccherina e clementine. Poi si impone una parte polverosa, certamente qualcosa nel tempo si è perso, come la nostra dignità. Ma parliamo del tè! Pianta erbacea originaria del continente asiatico. Che qui si manifesta rigogliosa nelle sue note amarognole… F. …che tornano in un finale dominato da carta e cartone, polvere e polverone. Ma non di terra, perché questo blog è contrario alle discriminazioni territoriali.
Magnifico il naso, suggestivo di un tempo che fu. Malinconico il palato, dimentico del tempo che fu. La media è 84/100 e ringraziate che non ascoltiamo troppo Zucchetti, che aveva proposto un voto inglorioso.

Glen Grant 20 yo Director’s Reserve (anni ’70, OB, 43%)
Arrivava in una confezione con splendido decanter, a testimoniare il lusso sfrenato insito nell’idea di single malt. N. un po’ più scuro e chiuso del precedente, con una dolcezza appiccicosa e parzialmente ossidata da Zibibbo. Più complesso, meno godurioso e sfacciatello rispetto al fratello minore. Ritroviamo episodi del passato di Ansalone, fatti di oratorio, polvere, incenso e cera. Sa di confessionale (e non quello del Grande Fratello), ma non osiamo avventurarci oltre nelle memorie olfattive dell’infanzia ansaloniana. La frutta assume il multiforme volto del liquore all’arancia e delle pesche sciroppate. Pesche al Grand Marnier per mettere d’accordo tutti? Potpourri impolverato. P. purtroppo, anche qui non ci siamo. L’OBE batte il whisky e quasi ne cancella i tratti distintivi. Cassetto della nonna, zuccherini di varia foggia (le Pastiglie Leone, ma anche gli zuccherini sotto spirito…). La gradazione è ridotta, ma il tempo ha separato le strade dell’alcol e del barile, cosicché sembra quasi sganciato dagli altri sentori: sa di virgin Old Fashioned. F. brevissimo, caramello amarognolo. Ancora tè zuccherato e sovrainfuso.
Noi lo ripetiamo spesso: le bottiglie vanno aperte e bevute in tempi ragionevoli, che poi uno le conserva 40 anni e quando le sbicchiera sanno di rimpianto e fastidio. 81/100.

Glen Grant 25yo Royal Wedding Reserve (1981, OB, 40%, 1981)
Import Giovinetti, bottiglia da 75 cl. Esemplare n. 2422, per gli amanti della Cabala e dei numeri all’Enalotto. N. ripensando ai primi due, un filo conduttore al naso si sente. Ancora la pesca, in forma di clafoutis, e arancia (qualcuno parla di anatra all’arancia). Possiamo negare una dimensione tropicalina, di papayetta? Lo escludiamo in maniera categorica, che papaya ci colga. Ma la cosa che colpisce di più in realtà sono le suggestioni balsamiche, tra aghi di pino, coccole di ginepro e coccole ad Ansalone. Forse anche una punta di eucalipto. Bello complesso, pastoso, iridescente. P. dolci appiccicosi mediorientali (baklava, sei forse tu?). Sfoglia e miele, melograno, melone caldo (eh, lo hanno detto, mica possiamo fingere di non averlo sentito…). Di nuovo tè alla menta dolce marocchino, questa volta tiepido. E il tè marocchino con un balzo in avanti insidia la popolarità delle note tropicali come più citate da WhiskyFacile… Cardamomo e semi di cumino glassati, come al ristorante indiano dove va Jacopo (poi vi diamo l’indirizzo, insieme a del tè marocchino in omaggio). Bastoncini di liquirizia. Pepe bianco. F. legno e spezie, piacevole scorza d’arancia aromatica.
Il grado bassotto come un membro della banda omonima rende poco esplosiva l’esperienza. Però bisogna dire che l’eleganza è ancora intatta, così come la complessità. Lo premiamo con un 87/100.

Glen Grant 30yo 150th Anniversary (1990, OB, 45%)
Chiudiamo con bottiglia celebrativa direttamente dalle Notti Magiche di Schillaci. N. una valanga di cioccolato, nougat, torta al caramello, sigari caraibici. Seguita da frutta cotta, caramellata e processata: dai datteri alla marmellata di fichi (da sola, senza formaggio). Ciliegia sotto spirito, quasi maraschino. Non va dimenticata la mela. #rememberapple #idontforgetapple. Proprio la mela caramellata del ristorante cinese dove va Corrado (poi anche qui vi diamo l’indirizzo). Relativamente fresco, comunque più fresco del previsto. Qualcosa di cognac, una parte vinosa e aromatica, in cui si sente l’acino d’uva. P. buonissimo, scuro, denso e di grande fascino. Un grande equilibrio tra un lato tannico e astringente e una profonda. evoluta dolcezza. Spezie del legno, cumino, persino erbe aromatiche (timo bruciacchiato?). Bastoncini di liquirizia. Molto scuro, con more e spezie, quasi una riduzione alle more ad accompagnare un piatto di carne stellato. Ma parliamo ancora della frutta, che è un tema che ci appassiona quasi quanto il futuro professionale di Fabio Fazio (come sta? ce la farà? lo pensiamo tanto). Papaya e pesche ipermature. Zabaione e cacao amaro. F. lunghissimo, elegante. La parte più delicata, un connubio tra naso e palato. Ancora more e spezie, liquirizia, caramello, marmellata bruciacchiata. Piccantino.
Sia gloria a te, Glen Grant, che quando sei anziano sfoggi un fascino da marpione brizzolato a cui è impossibile resistere. Non è detto che sia così, ma la sensazione è che l’invecchiamento più lungo (e quei gradi alcolici in più) abbiano “salvato” il distillato. Certo, è di inizio anni ’90 e non degli anni ’70, anche questo conta. Ad ogni modo, la gioia fa 91/100.

Sottofondo musicale consigliato: Grant Lee Buffalo – Everybody needs a little sanctuary

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