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Talisker 11 yo ‘Special release 2022’ (2022, OB, 55.1%)

Siamo come Sting durante le sue sessioni di sesso tantrico, non ci fermiamo mai, neanche per fare la pipì. Solo che noi invece che alle contorsioni pelviche ci dedichiamo ad assaggiare senza soluzione di continuità. E dunque avanti con la quarta Diageo Special Release 2022. Il nostro tour ci porta sull’isola di Skye, dal 2018 ormai presenza fissa delle SR. Quest’anno abbiamo un 11 anni provenienti da “stock leggermente torbato”. E’ invecchiato in botti ex bourbon di primo riempimento, refill e in botti “stagionate” col vino. Sta cosa del seasoned sta un po’ sfuggendo di mano, eh. Comunque, si beva. L’animale guida è la medusa e questa è l’etichetta più bella della serie. Il colore è paglierino.

N: sembra quasi di essere a Campbeltown, una fantasmagorica zaffata di olive nere e buccia di bergamotto ci accoglie. Ma come in un libro giallo, andiamo a fondo del mistero di questa zaffata: ci sono anche lime, cedro candito, olive verdi e una bella nota di sedano in pinzimonio. Senz’altro il colore dominante è il verde: quello della mela Granny scrocchiarella e quello del rosmarino, che si fa apprezzare. Arriviamo quindi per vie traverse al fumo, che è – ça va sans dire – verde e vegetale. L’alcol è come Babbo Natale: no, non è generoso, semplicemente non esiste. In seconda battuta emerge la botte bourbon first fill, con vaniglia e ananas acerbo. In chiusura, una spettacolare sensazione di tela cerata bagnata dagli spruzzi del mare.

P: l’attacco è deboluccio, poi si scalda subito in un crescendo di fuoco che divampa e dal fiammifero accende un falò sulla spiaggia. Sotto, c’è una grande dolcezza sugosa (il sugo dell’ananas sciroppato), che si mescola a sprazzi di bruciato: canfora, aghi di pino, resina, ma anche frutta gialla, tutto arde. Non è ferocemente torbato, ma il bruciatino si sente eccome. Qualcosa di tannico, un’astringenza accennata, compare nel secondo palato: noci pecan tostate? C’è poi la salsedine, che si fa via via sempre più marcata, con liquirizia salata e quelle caramelle ai frutti rossi un po’ frizzantine, che appunto ricordano il sale. Tutto sta in equilibrio come per miracolo. Spunta perfino una nota di affumicato: se non pesce, comunque l’affumicatoio.

F: dal dolce si passa al balsamico, sempre su una coltre di tizzoni di legno bruciato. Aghi di pino salati. Media lunghezza.

Sono due i pensieri che i nostri tre neuroni (uno ciascuno, non ci sopravvalutate) hanno partorito: punto primo, Talisker ormai mostra una qualità media incredibilmente alta e costante, e anche stavolta il distillato è eccellente; punto secondo, noi di solito preferiamo Talisker quando è maturato esclusivamente in bourbon, perché adoriamo le note costiere che in quel genere di invecchiamento danno il meglio. Però in questo caso siamo sorpresi positivamente dal magico equilibrio che si è riusciti a dare. Un Talisker gentile, a suo modo facile da apprezzare e che nonostante gli stock “lightly peated” non delude gli amanti della torba. Inoltre, riesce a non rinunciare al proprio dna nonostante l’influsso eterodosso dei barili ex vino. Ok, non siamo sui toni di limone-e-pepe-nero che di solito associamo, ma fidatevi che è una grande bevuta. Per noi l’integrazione è importante: 88/100, andiamoci pesante dai.

Sottofondo musicale consigliato: The Wanton bishops – Sleep with the lights on

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