Torniamo a studiare scienze, materia che ci ha sempre interessato. Altro che quelle noiosissime collazioni (con due L, non si parla di caffelatte e corn flakes) di versioni della Gerusalemme Liberata che appassionano Jacopo, qui ci concentriamo su flora e fauna. Oggi tocca a un Benrinnes 15 anni, invecchiato in botti ex bourbon ed ex sherry. Potremmo parlare di nuovo del monte omonimo, del worm tub; ma potremmo anche parlarvi della figura di Goffredo di Buglione nel poema del Tasso, o della premier finlandese che si sbronza più di noi ai party. Facciamo che beviamo e non parliamo di niente va. Il colore è rame.

N: come direbbe Ned Flanders, il vicino di Homer Simpson, è sporchino e sherrosino. Si apre su foglie umide, quelle rosse autunnali che si appiccicano sul selciato, e l’immancabile sentore di rame e ossido. A questa dimensione è collegata l’arancia, che però non arriva ad essere marcia come spesso accade nei whisky sulfurei. Qui non c’è zolfo, in compenso c’è una teoria di frutta arancione a varie tonalità, dalla percoca alla nespola, fino alle prugne rosse (quelle più acidine) e alle bacche di goji. Altro? Sì, ma molto sfumato: malto, vaniglia, caramello, un poco di cioccolato al latte. Ma ripetiamo, molto molto indietro rispetto alla frutta.
P: cose strane dal mondo in questo palato. Legno unto, metallo piccante e frutta sudata. Metallo piccante potrebbe pure essere un nuovo genere musicale che unisce gothic rock e balletti sexy. Ad ogni modo, è abbastanza complicato e profondo per avere 43%: ci sono spezie (noce moscata) e una dolcezza sherrosa intrigante, fatta di fichi secchi alle mandorle, noci pecan, caramello e gli alchechengi pucciati nel cioccolato. E poi c’è un lato meaty davvero particolare, perché a sua volta dolce. Non è sugo di arrosto né barbecue, ma è un grasso animale tipo l’anatra, oppure una zuppa di carne con le barbabietole. Insomma, grasso e dolce, ci siamo capiti. Un filo di tabacco e un accenno spiritoso di acquavite di albicocche. Complicato.
F: la parte più normale: legno, umami, cioccolato e té.
All’amico Lamberto di Whiskyart non era per nulla piaciuto un batch precedente. Invece a noi questa release piace parecchio, sia perché ci ha dato molto da scrivere e da pensare, con quell’ampia gamma di sensazioni off originali, sia perché è comunque di grande bevibilità. D’accordo, pecca un po’ in intensità, ma se si paragona ad altri rilasci della serie F&F, e soprattutto quelli in bourbon, sembra un altro sport. Qui i barili sono buoni, ben dosati, e lo spirito mantiene viva la sua identità. Abbastanza per un 86/100.
Sottofondo musicale consigliato: Incubus – Are you in?
