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Botti da orbi: la struggente storia della signora della valle

Siccome nella vita non siamo riusciti a giocare in Serie A, a guidare gli F-14 e nemmeno a superare il lutto per entrambi i fallimenti, abbiamo deciso di diventare degli insopportabili professoroni, di quelli che Salvini addita ogni volta con disgusto in quanto fastidiosi maestrini. In tale veste, quando beviamo qualcosa non ci limitiamo a godercelo e a scriverne, ma dobbiamo per forza piantare grane con inutili informazioni. Va così, se la cosa vi dà noia c’è pieno di altre rubriche sull’internette che vi risparmieranno queste rotture di alambicchi. Se invece siete sempre in cerca di piccole spigolature di erudizione da spacciare agli amici e da usare nei quiz natalizi, siete nel posto giusto. E oggi – sempre che già non lo sappiate – potete leggere su queste colonne che “Lady of the Glen“, il nome di un imbottigliatore indipendente attivo da una decina d’anni, è in realtà anche il titolo di un romanzo del 1996 di Jennifer Roberson, che racconta la struggente storia di Catriona Campbell, innamorata di Alasdair, membro (inteso come esponente, non come parte anatomica…) del clan rivale MacDonald, durante quei giorni lieti del massacro di Glencoe, nel 1692. Utilità dell’informazione? Zero. E allora versiamo 5 dram di ‘sto imbottigliatore e la chiudiamo qui.

Glen Garioch 11 yo (2008/2020, Lady of the Glen, 55,3%)
Bourbon hogshead #3194, 320 bott. C: vino bianco pallido. N: clamoroso cacao, che non si capisce da dove arrivi. Proprio il frutto del cacao, da grattugiare. C’è tanto porridge, cereale con panna, cornflakes sfatti nel latte. Anche una nota di paglia, non odorosa ma un po’ stantia. Cartone? La frutta è quasi assente, forse dello yogurt al limone, con zucchero a velo. C’è qualcosa di estremamente spiritoso che ricorda la vodka di patate. Fette biscottate, biscotti Lagaccio con un tocco di anice. Col tempo compare un accenno di torbina, anzi di attizzatoio (metallo sporco). P: meglio, anche se non entusiasmante. Più cremoso, con vaniglia e ancora porridge, torta con crema al limone. Pulito, tutto sul cereale e sulle spezie del legno (anice stellato, zenzero in polvere). Pompelmo giallo con una sfumatura amara, abbastanza in crescendo. F: grafite, zenzero e pompelmo, abbastanza lungo.
Un po’ troppo spiritoso e giovane, però di gran carattere. Pizzica e strepita, ma è estremamente diretto, forse troppo. Tesissimo, neanche con un calmante si rilassa. La cosa migliore è la puntina minerale e salata sottotraccia, ma la piacevolezza sta (quasi) a zero. 81/100

Blair Athol 14 yo (2005/2019, Lady of the Glen, 58,6%)
Bourbon hogshead #3657, 153 bott. C: vino bianco. N: molto acuminato, un mix di acidità e alcol, ma ben integrato. Mele renette, sidro asturiano (che è più aspro del bretone e del normanno), limetta. Il che prelude a qualcosa di verde, fra il sedano croccante e l’erba medica. Ah, non dimentichiamo il malto, sotto forma proprio di chicco. Meringa al limone e carambola. P: si procede a zig zag fra cremosità e acidità. Caramella fondente alla banana, pesca bianca, dolcetti al limone con zucchero a velo. Fresco e molto vibrante, con una bella spalla solida di cereale. Pepe bianco, cardamomo. Un bicchiere di ginger ale. Ben integrato. L’aggiunta d’acqua è un mezzo disastro, butta fuori una nota di sapone. F: anche qui molto pulito, caramelle zuccherine alla frutta, anice e pepe.
Il profilo è simile al Glen Garioch, ma qui c’è l’equilibrio che mancava nel primo. Magari è meno screziato, più “semplice” e senza quella dimensione sporchina, ma anche molto più definito e piacevole. 83/100.

Tullibardine 14 yo (2006/2020, Lady of the Glen, 55,3%)
Sette anni di finish nel rum barrel #36. C: miele. N: molto fruttato e giallo, ananas, banana, mela golden. Cereali glassati, dolcetti turchi al miele e frutta secca. Anche mango e clementina. Caramella mou. Molto piacevole, butta fuori un po’ di alcol ma in maniera educata. Biscotti alle mele e burro. Arancia candita e anche fragole con panna. Un naso da dessert diffuso, con dolcezze varie e cremosità intermittenti. P: parecchio dolce, ma con nerbo. Si apre su un tripudio di cocktail tropicali, di quelli con creme di mango e ananas e zucchero sopra e ombrellini colorati (che non si mangiano eh). Accanto, si sviluppa una dimensione più sobria di legno e frutta secca (tanta nocciola). Tannini. La texture è molto soddisfacente, quasi oleosa. Vira al piccante senza perdere la morbidezza. F: medio, molto coerente, ancora spezie miste (noce moscata) e frutta tropicale. Lascia un amarognolo piacevole di mandorla, e burro d’arachidi.
Parte e arriva nello stesso modo, poco cangiante ma decisamente solido. E anche piacevole. ovviamente vira alla dolcezza e deve piacere il genere, ma l’influsso del rum – evidente – dà grassezza e spessore al distillato. Bell’esperimento, strano che a dirlo siamo noi a cui i finish in rum piacciono così così, è buono. 86/100.

Tomintoul 15 yo (2005/2020, Lady of the Glen, 55,7%)
Sherry Amontillado finish, cask #19a, 251 bott. C: ambra. N: molto centrato sullo sherry, nocciolato, mandorlato ma non Balocco (questa è per i disperati vittime delle pubblicità anni ’90). Note di flor evidenti spingono. C’è proprio una vinosità legnosa, con patchouli, legnetto di incenso e poutpourri. Amarene sotto spirito, cioccolato, tabacco da pipa. Pere e pesche al vino. Pian piano emerge una nota di alchermes e di tabacco. Poltrona di pelle nello studio dello psicanalista junghiano che ci fa fare i conti con il nostro super Io. P: tanto legnoso, vinoso e tannico. Uvetta bruciacchiata, sherry, mandorle, nocino e fichi secchi. Caffè etiope. In generale, sfoggia un’acidità pimpante che prova a tenere al guinzaglio la nettissima astringenza. Mirtilli rossi essiccati e ancora amarene ovunque. Anche aceto di mele. Cannella. F: lungo, meno tannico, più su cioccolato e frutti rossi. Liquirizia rossa e pure funghi essiccati.
Esagerato, intenso ma anche particolarmente acuminato. Deve piacere, certo. Il palato è la parte più impegnativa, l’astringenza si fa sentire parecchio (a tratti pure troppo), però nel suo genere è unico, l’Amontillado è uno sherry favoloso, e i whisky affinati in Amontillado sono sempre degli ircocervi di grande personalità. Dello spirito, che dal derby con il barile esce sconfitto, non abbiamo tracce: 85/100.

Bunnahabhain 9 yo (2010/2019, Lady of the Glen, 66,7%)
First fill Oloroso sherry hogshead 901203, 325 bott. C: mogano chiaro. N: che botta devastante di cioccolato fondente, cacao, boeri e cuneesi. Svizzero? No, e nemmeno Novi. Molto scuro, con caramello stracotto e colante, croccante alle arachidi, crostata di mou e noci pecan. In tutto questo spiccano le spezie, il tabacco da pipa, le amarene sotto spirito. Cannella e chiodi garofano guizzano ovunque. Col tempo spunta anche della confettura di prugne e fragole, di quelle che in forno si rapprendono sulla crostata. Molto, molto intenso, alcol ben integrato. Bombastico. Con acqua si fa più fruttato e minerale, con pesche noci. In fondo al naso balena qualcosa come di pineta in riva al mare. P: è una bella devastazione sensoriale, come quando da giovani si mettevano alti, bassi e medi tutti al massimo nel WalkMan. L’alcol è intenso, così come l’impatto dello sherry, ancora sui toni dei frutti rossi cotti nel vino (pesca, lamponi, fragole) e del gianduia. Liquirizia pura ovunque. Molto importante anche l’impatto dei tannini, tra foglie di tabacco (il toscano, piccante), legno umido, spezie ancora. Anche chicchi di caffè. Una dolcezza superiore, come la legge morale sopra di noi, lega il tutto in nome dell’amore e del caramello. F: lungo, astringente, richiami di sigaro e pepe affumicato. Cioccolato e arachidi salate e anche pigna.
Un titano dello sherry, potentissimo eppure ben costruito. Denota la grandezza dello spirito di Bunna, che regge certe gradazioni e certe botti intensissime con nonchalance. Un whisky invernale, ricco da far invidia, non una carezza ma uno schiaffo di quelli che ti svoltano la faccia e la giornata, e ti viene pure da ringraziare chi te lo ha mollato. 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Modjo -Lady

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