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Irishman Single Malt ‘batch 0974’ (2020, OB, 40%)

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Venerdì scorso, il Writers’ Tears Copper Pot ci ha regalato un intermezzo sorprendentemente piacevole nel nostro tran tran scozzese. Oggi torniamo a svagarci in Irlanda e rimaniamo nella scuderia di marchi importati da Ghilardi selezioni con The Irishman. Che non è il film di Scorsese (tra l’altro, all’uscita della pellicola i Walsh mandarono un’edizione personalizzata al regista, Al Pacino, De Niro e compagnia recitante: guerrilla marketing in salsa Irish!), ma un brand nato nel 2005 per recuperare le radici originarie del whiskey irlandese prima dell’era dei blended. Dunque single malt e single pot still sourced da distillerie non dichiarate, tripla distillazione e creatività nell’uso dei finish. Noi assaggiamo il single malt, un NAS invecchiato anche in barili ex sherry: un’offerta che non potevamo rifiutare, per rimanere in clima di cinematografia malavitosa…

N: un naso abbastanza spinto su suggestioni zuccherine. Sulle prime a dire il vero è fresco con mele rosse e macedonia, ma si sposta rapidamente su una sensazione di caramelle gommose alla banana e frutta appiccicosa, caramellata. Proprio la frutta caramellata che solo i più impavidi ordinano a fine cena al ristorante cinese. A fianco, una decisa sensazione di cereale crudo introduce una parte che testimonia una gioventù ancora nel fiore degli anni, che ci ricorda l’erba fresca e la clorofilla. Col tempo emerge anche una mou morbida.

P: un attacco in punta di piedi e un filo acquoso è seguito da una discreta esuberanza: prima il nettissimo sapore delle pesche sciroppate, poi una strana sensazione a metà tra il pannoso e il vinoso. Il tutto ancora su note molto fruttate di uvetta, arancia e ginger. Scivola via infatti piccantino e a tratti l’alcol si slega un po’ dal resto, dando un’idea amarognola di semi di agrumi. Sicuramente un peccato di gioventù. Rimane un senso di aranciata, con quel tocco acidino ed esuberante, che a volte esonda nel limone.

F: ancora frizzantino, abbastanza breve ma pulito. Emergono legno fresco, cocco e frutta secca. Ancora aranciata.

Di sicuro a questo single malt non fa difetto la sfrontatezza. Il naso in particolare è abbastanza spregiudicato, ricco e ruffiano. Incuriosisce e invita all’assaggio. Purtroppo però le gioie non proseguono oltre, perché un palato mai sgradevole ma mai elegante tradisce un uso dei legni ex sherry un po’ gettato lì. A sua discolpa va detto che è evidentemente un distillato piuttosto giovane, ma l’alcol che a volte sembra vagare staccato da tutto il resto ci fa aggrottare il sopracciglio e far di conto: 80/100.

Sottofondo musicale consigliato: Spiderbait – Shazam!

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