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Évadé (2019, OB, 40%) vs Évadé Peated (2019, OB, 43%)

C’è in Francia un’azienda che importa e distribuisce sul mercato interno diversi marchi di whisky, non solo scozzese: questa vocazione internazionaleggiante deve aver influito anche sul nome dell’azienda stessa, dato che si chiama “Whiskies du Monde“. Nel novero dei diversi marchi più e meno esotici distribuiti c’è anche questo curioso Whisky Francese, di nome Évadé, con due espressioni, la prima non torbata e l’altra sì: e un po’ evasiva è anche la presentazione, a dirla tutta. Partendo dal primo: si sa che è una miscela di single malt tra i 3 e i 5 anni, che è distillato in alambicco Charentais (e già questo ci mette in guardia; ma poi soprattutto, distillato da chi?, e dove?) e che è invecchiato in un mix di botti da mal di testa: quercia francese nuova e usata per vini liquorosi locali (quali? boh), botti ex-bourbon, ex-cognac ed ex-vino rosso di Borgogna. Proviamo ad assaggiare, lasciando da parte i pregiudizi?

N: alla cieca sarebbe difficile indovinare la materia del distillato. Per certi versi ricorda un distillato di frutta, che potrebbe essere di albicocche, fragoline di bosco (potrebbe ricordare un distillato di frutta tedesca, Obstler?); sicuramente molto giovane con note di frutta candita, pera, scorza di limone e distillato in purezza. La componente alcolica risulta ben integrata. Qualche zaffatina di fiori freschi.

P: ribadiamo: alla cieca, in quanti direbbero whisky? Sarà l’alambicco Charentais, sarà la grande varietà di botti utilizzate, ma la materia prima risulta piuttosto incerta. L’alcol si sente poco e risulta gradevolmente beverino; detto questo l’intensità dei sapori è molto  smorzata, tra note di frutta gialla (mela gialla,pera), zuccherino liquido e miele millefiori. Ancora canditi.

F: abbastanza breve con ancora una zuccherosità vagamente floreale.

Anche se non è “il male assoluto”, è davvero troppo diverso da quello che ci aspettiamo da un whisky. Di per sé non sembra un distillato mal fatto, in assoluto, ma rimane comunque poco persistente e fin troppo facile da bere; fin troppo poco whisky, forse: 71/100.

Il Peated invece è una miscela di whisky tra 4 e 7 anni in ex-bourbon (di Heaven Hill) e Virgin Oak casks. Vediamo cosa porterà la torba… Siccome sono molto prodighi di informazioni (a parte il nome della distilleria, ma cosa volete che sia), sappiamo che la torba è tedesca, della zona di Amburgo. Che bello.

N: simile al precedente, ma un po’ meno carico dal legno. Alcol assente. Si sente tanto il distillato giovane, ma è un distillato anonimo ancora, assaggiandolo alla cieca non scommetteremmo sul cereale. C’è un sentore di… popper, poi molti lieviti, purea di pera – al solito ricorda un distillato di frutta, quindi ancora pera e albicocca. Un’aria di torba, che fa venire in mente il fumo di una sauna – è un’idea di fumo, non fumo.

P: molto beverino e trattenuto, fin troppo, diremmo che è compiutamente sciapo. Estrema dolcezza iniziale, tutta sulla pera e sull’albicocca acerba. Molto poco fumo, tende a virare rapidamente verso un sentore amaro poco rassicurante, e poi…

F: …cade, scompare del tutto. Il finale ha un accenno di alcol dolce, e poco più.

Che dire, grazie amici: assaggiare dei whisky del genere contribuisce a ricordarti che non è facile distillare l’orzo maltato e farlo bene. 68/100. Non solo. Questo ci fa riflettere anche un po’ sul whisky estero, in generale, e francese in particolare: parlando con i ragazzi di Armorik, che erano in Italia in occasione dello scorso Whisky Revolution Festival, loro ci dicevano di essere molto orgogliosi di essere riusciti a ottenere la d.o.p. (semplificando) per la Bretagna e a stabilire un disciplinare per la produzione del whisky locale, perché avevano la sensazione che in tanti si stessero mettendo a distillare “cose” in modo un po’ raffazzonato per poi chiamarle “whisky”. Questo Évadé, con tutto il rispetto che si deve a un prodotto dell’umano ingegno, sembra esattamente uno di quei prodotti che sul medio periodo non possono che nuocere alla definizione di una categoria: e che la cosa valga da monito anche ai molti che hanno velleità di produzione di whisky in Italia e che a breve inizieranno a invadere il mercato. Bene le piccole produzioni, bene l’idea di ‘metterci del proprio’, bene anche il desiderio di inseguire una moda commerciale: ma quello che conta è sempre il bicchiere, e il bicchiere non mente, mai, neppure se nascosto dal miglior marketing possibile.

Sottofondo musicale consigliato: Bobby Bare – Find out what’s happening.
[youtube https://www.youtube.com/watch?v=fw8EDPmxfTE&w=560&h=315]

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2 thoughts on “Évadé (2019, OB, 40%) vs Évadé Peated (2019, OB, 43%)

  1. Ciao ragazzi,
    Sono bretone e applaudo ai tuoi commenti su questi pseudo-whisky che giocano con il marketing per farci credere che l’orzo distillato sia sufficiente per chiamare il distillato “whisky”. A questi prodotti distillati in alambicchi d’acquaviti dovrebbe essere vietato il nome di whisky. Fortunatamente per noi, Armorik e Glann Ar Mor sono seri distillerie! Grazie per i tuoi articoli e buona fortuna. Nicolas

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