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Ardbeg 17 yo (1998/2015, Malts of Scotland for whisky & co, 58,4%)

Al festival del whisky romano dello scorso anno Max Righi ha voluto stupire tutti. L’attivissimo proprietario del marchio Silver Seal, nonché uno dei maggiori collezionisti italiani di whisky, inaugurava assieme a PPP (non Pier Paolo Pasolini bensì il Professore Pino Perrone), il nuovo tempio del whisky d’aa capitale proprio in quei giorni, e cosa ti combina per l’occasione? Nientepopodimeno che due single cask di Ardbeg alle soglie della maggiore età, uno in bourbon e l’altro in sherry; per non far dispiacere a nessuno. Si tratta di una selezione di Malts of Scotland  (con in etichetta il logo whisky&co), che in questi anni ci ha abituato a standard molto alti. Ma via, partiamo con il barile ex bourbon, che ha un colore davvero molto carico e preannuncia un whisky altrettanto corposo…

Schermata 2015-08-31 alle 13.56.43N: …e in effetti è così fin dalla prima snasata. Incredibilmente aperto nonostante la gradazione, si lascia sondare senza ritrosia. Colpisce fin da subito un lato balsamico; si passeggia in un bosco di conifere, umido dopo la pioggia (eucalipto, aghi di pino e resina). Intensissima poi la zuccherosità: cioccolato al latte, zucchero di canna e toffee; i biscotti cuore di mela! Castagne bollite nel latte e zafferano. Una mega banana matura!!! Insomma, tanta roba (come diremmo se fossimo del tutto alieni dal vocabolario italiano e dalle sue magie). E nemmeno siamo arrivati ai tratti isolani: c’è poi infatti una marinità molto pronunciata da capogiro; e la torba, acre e vegetale, fumosa e accompagnata da note di pepe, chiodi di garofano. E che bontà questo legno caldo e rassicurante…

P: come si poteva immaginare dal naso, in bocca è un massacro sensoriale: le papille sono assediate da un esercito di cristalli di zucchero, bombardate da casse di arance candite e caramellate, trucidate da una colata di caramello. Questo tripudio trova paradossalmente un equilibrio con un eccesso di forza uguale, ma opposta nella natura: l’oceano in fumo…super sapido e speziato, marino assai e con un fumo quasi chimico, bruciacchiato che annichilisce l’umano sentire. Ancora mele (cotte?) e con aggiunta di acqua si attenua la violenza, rendendolo più sensato e francamente godurioso. Torna qui quel lato mentolato e balsamico, mentre tutto si arrotonda e senza cambiare si armonizza. Emergono legno, cioccolato e pepe.

F: Quei finali senza fine che sembrano quasi dei palati. Fuoco spento e labbra salate, pepe. Eupeptico.

Questo Ardbeg ci sembra la trovata più adatta a un’inaugurazione, simile a una tavola imbandita d’ogni qualsivoglia leccornia oppure a una sparacchiata di fuochi d’artificio. E proprio in questa sua esuberanza starebbe a sorpresa anche un possibile punto debole. Dopo un naso fantastico, infatti, il palato in purezza è quasi inaccessibile da tanto trabocca di sapore. Non parleremmo di stucchevolezza, piuttosto d’insufficienza dei nostri mezzi per comprenderlo appieno. Insomma, caro barile di Ardbeg non è colpa tua, ma di chi ci ha creato a sua immagine e somiglianza e non aveva previsto a che punto poteva arrivare la fantasia. Detto ancora più in soldoni, con acqua diventa fantastico e si becca un 92/100.

Sottofondo musicale consigliato: Antonello VendittiQuanto sei bella Roma

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