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Puni Opus 1 (2014, OB, 53,7%)

tavolo di lavoro
tavolo di lavoro

La scorsa settimana Puni, l’unica distilleria italiana di whisky (ne avevamo già parlato ad esempio qui), ci ha usato la cortesia di inviarci un sample ufficiale di Opus 1, il primo di una serie (Opus, appunto) di edizioni limitate, ciascuno dedicato ad un particolare ‘progetto’ di Jonas, il distillery manager. In questo caso si tratta di un vatting di due botti, una ex-Marsala (225 litri) con distillato di due anni ed una, più piccola (50 litri), con distillato di un anno, “ex-Islay”, vale a dire una botte in cui era già stato invecchiato un torbatone; il tutto miscelato e tenuto a riposare in taniche di acciaio inox per cinque mesi. Tempo fa noi avevamo assaggiato un sample di botte di un 7 mesi in botte ex-Ardbeg che ci era piaciuta non poco… Sarà la stessa? Ad ogni modo, come è evidente non siamo di fronte ad un “whisky”, tecnicamente (troppo bassa l’età), e per quello dovremo aspettare la primavera dell’anno prossimo; i ragazzi di Puni hanno però dimostrato di lavorare molto bene, con un distillato ‘puro’ di qualità, e non disperiamo di trovare soddisfazione anche in questo primo esperimento ‘d’autore’.

Puni-OpusIN: l’alcol si sente poco, tutto sommato. Note di limone e pera: diciamo pera acerba? L’impressione generale è quella di un whisky ‘secco’, e la cosa è particolarmente evidente annusando un precedente campione 14 mesi ex-bourbon (vero tripudio di cremosità e peraltro davvero promettente): questo Opus è secco e speziato, supportato da note ‘dolci’ di zucchero di canna, un filo di melassa. Il quinto di miscela ex-Islay si fa sentire, non tanto per il fumo, quanto per un’intensa nota di torba acre, fresca, vegetale, minerale (lana bagnata in quantità), ed anche una bella increspatura iodata. Questa quota, se pur minoritaria, va a indebolire il lato più vinoso/dolcioso e si impone dando un buon equilibrio. Con acqua, affiora una nota più calda, diciamo di caramello salato.

P: si sente nettamente quel che ci si aspetta, ma rispetto alla quota di botte miscelata i rapporti di forza sono ribaltati: la torba vegetale, e qui anche più esplicitamente marina e fumosa, salata e molto acre, domina sul lato vinoso. Il risultato, ancora una volta, è secco, spigoloso (ci piace), con qualche emersione di canditi e di distillato giovane (ancora pera e limone, cedro).

F: impressionante dominazione isolana, ancora acre e salato; caramello e tabacco; canditi.

Qui la sensazione è che la piccola quota di distillato maturato in ex-Islay operi una sorta di doppia sottrazione: sia al distillato, quasi un new-make, sia alla vinosità dell’apporto della botte di Marsala, sfinando il tutto e raggiungendo un notevole equilibrio disequilibrato, di non impressionante complessità ma senz’altro di tagliente piacevolezza. E teniamo conto che si tratta di distillato veramente, veramente giovane… Di solito non diamo voti numerici a prodotti che ancora non sono whisky, ma se dovessimo farlo qui daremmo 80/100: veramente piacevole, certo 68 euro per una bottiglia da mezzo litro è un bel prezzo… ma d’altro canto, bisogna supportare le startup, o no? Bravi ragazzi, e grazie del sample; ci vediamo a Milano! Più o meno in contemporanea, dovrebbero uscire le note di whiskysucks e del Bevitore Raffinato, e da Davide abbiamo già raccolto private impressioni positive; mercoledì anche Oliver ha recensito, per il pubblico anglofono.

Sottofondo musicale consigliato: The DoorsShaman’s Blues.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=3ajAvDJSGqc&w=420&h=315]

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