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Bowmore Laimrig (2012, batch #3, 53,7%)

Nel 2009 Bowmore ha lanciato sul mercato la serie a edizione limitata dei ‘Laimrig’, che in gaelico significa ‘molo’. Per un bizzarro colpo di coda del destino, la prima e solo la prima edizione era però riservata al mercato svedese. Nel 2011 è arrivato il secondo batch e infine l’anno successivo questo terzo imbottigliamento, di cui esistono 18 mila bottiglie. Evidentemente questo prodotto ha riscosso un bel successo, visto che si è passati da una tiratura di 4500 bottiglie a una di 15 mila per poi salire di nuovo. Oggi vediamo se questa crescente fama incontra i nostri incredibilmente raffinati gusti.

zoom_20832275_laimrig800N: si nota il carattere da whisky moderno, costruito e tuttavia costruito bene: lo sherry è evidente, sotto forma di cola, chinotto, frutti rossi (confettura di ciliegia). Liquirizia, scorza d’arancia nel cioccolato; è molto fresco anche se il legno si sente. L’affumicatura, invece, è composta, in stile Bowmore, e confondendsi col legno diventa cuoio, tabacco aromatizzato. Buono, non difficilissimo ma bello squadernato e ruffiano il giusto. A voler trovare un difetto, sembra ci sia una nota di legno non del tutto integrata, ma è davvero una pagliuzza in un pagliaio. Eh?

P: si ergono alte palizzate di legno (anche un po’ allappanti, a tratti) e superarle parrebbe impresa proibitiva; poi invece si viene ammessi in un regno di dolcezza con tamarindo, agrumi rossi, crostata di more, frutta rossa (ciliegia). A completare c’è un caratteristico sapore di Bowmore.

F: chinotto, frutti rossi, erbaceo, con l’affumicatura che si riprende in parte la scena.

Questo terzo batch di Laimrig è sicuramente un buon esperimento, con un assemblaggio di botti che sembrano scelte per il loro forte impatto sul distillato. Il naso e il finale sono molto godibili, tuttavia il palato risulta, a nostro gusto, davvero troppo intenso. Se dovessimo scegliere un whisky da bere con continuità, di certo non opteremmo per questa espressione di Bowmore, anche se il prezzo di circa 90 euro non è poi così malvagio se rapportato alla qualità, che noi traduciamo in numeri con un 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: un po’ di Johann Sebastian Bach, giusto per ribadire l’entità museale della nostra raffinatezza. Fantasia in C minor, BWV906.

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