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Rosebank 20 yo Sestante (1990/2011, Silver Seal, 56,7%)

Dopo i 5 Caol Ila, decidiamo di fuggire da Islay in cerca di aromi differenti: il primo approdo sono le Lowlands, e che Lowlands! Assaggiamo infatti un recentissimo Rosebank di 20 anni, distillato nel 1990 e imbottigliato quest’anno dallo storico marchio italiano Silver Seal, collezione Sestante. La distilleria (di cui trovate una descrizione introduttiva qui) è chiusa dal 1993, e a lungo si sono rincorsi rumors di una possibile riapertura, per la gioia di molti appassionati – su tutti Jim Murray, che lega la lieta eventualità a qualche riflessione metafisica sull’esistenza di Dio… Sfortunatamente nel 2010 buona parte dei macchinari ancora presenti sono stati trafugati, e quindi bye bye Rosebank; peccato che la Diageo, proprietaria del marchio, non ci abbia creduto di più. Ad ogni modo, il colore: giallino pallidissimo.

N: senz’acqua, spiccano subito forti note di anice, di ginepro, di alcune erbe del genere Artemisia (non vogliamo essere cialtroni: ricorda molto, mutatis mutandis, un amaro valdostano, il Genepy, fatto proprio con alcune specie di queste erbe. Uhm, non vogliamo essere cialtroni e scriviamo detti latini? Ok; mettiamola così: avete mai passeggiato in un bosco di conifere ubriachi di Genepy?). Pian piano si apre su un dolce difficile da decifrare; si sente il malto, fresco, ma resta piuttosto chiuso e pungente, seppur molto profumato. Con acqua, resta soft ma la dolcezza si fa più accessibile: si distinguono note di mandorla (pasta di mandorla, è dolce), fichi secchi sullo sfondo, foglie di tè. Grande complessità.

P: senz’acqua, è ostico: squisito, ma come al naso difficile da penetrare nell’immediato, nelle sue note dolci. Con acqua, si spalanca ed è goduria pura: è davvero succoso, fruttato, floreale, di straordinaria complessità. C’è di tutto, miele, fichi secchi, prugne dolci, qualche nota agrumata, raffinatissima; la dimensione erbosa, di fieno fresco, fa da sottofondo a tutti questi aromi, in continua evoluzione.

F: finale persistente, lungo, ma molto delicato, quasi sfumato. Manca del tutto il legno, ed è tutto giocato sull’erba, il fieno, la mandorla, mele… Buonissimo, fresco ed elegante.

Davvero squisito. In un certo senso, questo whisky compie una curva: all’inizio è delicato e chiuso, molto erboso; al palato si apre, è ricchissimo di aromi sempre molto difficili da interpretare, si potrebbe star lì per delle ore ad ammirarne le sfumature (purtroppo ne avevamo solo un paio di samples); poi nel finish si richiude, risultando complessivamente quanto di meglio, a nostro giudizio, un malto delle Lowlands può offrire. Per questo il nostro giudizio entusiastico è di 91/100. Complimenti a Max Righi e ad Ernesto Mainardi per l’eccellente selezione.

Sottofondo musicale consigliato: Katie MeluaTwo bare feet, dalla raccolta The Katie Melua Collection.

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