glenfarclas – WHISKYFACILE https://www.whiskyfacile.com TASTE IT EASY Mon, 15 Jul 2024 10:57:16 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.7.5 https://www.whiskyfacile.com/wp-content/uploads/2020/06/cropped-WHISKYFACILE-WF-sfondo-nero-32x32.jpg glenfarclas – WHISKYFACILE https://www.whiskyfacile.com 32 32 glenfarclas 30 yo (2021, OB, 43%) https://www.whiskyfacile.com/2024/07/15/glenfarclas-30-yo-2021-ob-43/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=glenfarclas-30-yo-2021-ob-43 https://www.whiskyfacile.com/2024/07/15/glenfarclas-30-yo-2021-ob-43/#respond Mon, 15 Jul 2024 10:57:15 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=40085 Continue reading →]]> Una delle cose più interessanti che ci siano capitate da quando abbiamo deciso di fare il salto della barricata e passare (anche) dalla parte degli imbottigliatori indipendenti e non solo dei severi recensori di whisky, è il fatto di aver conosciuto Randolph Kunis, aka Randy, ovvero il proprietario del Tara Whisk(e)y Shop di Monaco di Baviera. Che grazie alla mediazione dell’Onu e di Davide Ansalone è diventato prima il nostro importatore in Germania e poi un amico. In tal veste, un paio di Natali fa ci ha omaggiati di un grazioso campione di Glenfarclas 30 anni. Com’è, come non è, ci è venuta voglia di aprirne uno e di sentire com’è. Caro Randy, prost! Alla tua! Il colore è un bell’ambrato con riflessi rame.

N: nonostante l’età e la maturazione in sherry – che di solito invecchiano un po’ come le rughe e le pellicce di visone – resta vibrante, presente e chiaro. Il che non toglie che l’età venerabile sia comunque percepibile al volo. Si muove tra la mela rossa glassata, la legna profumata, la carambola, e sprazzi di mango: questa la frutta a un primo approccio. C’è poi una sensazione cerealosa, di panificio radical chic che fa le brioches al miele e albicocca bio. Il barile dopo trent’anni ha levigato per bene tutto, lasciando in cambio un accenno di resina balsamica. Lo sherry invece, oltre alla frutta di cui sopra, aggiunge qualche uvetta, un’idea di liquirizia, un punto esclamativo di prugna Sunsweet, un punto di interrogativo sulla domanda “la vita è un sogno, o i sogni aiutano a vivere meglio”?

P: l’albicocca del panificio radical chic esplode al primo approccio al palato, insieme al miele. Più che un primo sorso, è un primo morso alla famosa brioche. Il profilo è inizialmente più dolce del previsto, con caramello bruciacchiato appiccicoso, tarte tatin e pesche cotte. Ricco e fragrante, fa emergere delle belle sensazioni di legno di sandalo e armadi antichi incerati, che noi come noto amiamo mordicchiare nei nostri annoiati pomeriggi borghesi. Le prugne secche sono ancora qui con noi. avvolte in un senso di burrosità tra il pandoro e il burro salato.

F: non lunghissimo ma compatto, di nuovo sui toni di pesca e caramello bruciato e l’ormai consueta compagna di viaggio: la prugna secca. Mandorla quasi amara.

Per certi versi, ce lo aspettavamo più difficile e labirintico. Glenfarclas non è un malto banale di per sé e trent’anni sono un moltiplicatore eccezionale di complessità. Invece tutto sommato si mantiene sul classico, un invecchiamento in sherry lunghetto e ben bilanciato. La dolcezza non è mai eccessiva, ma tende a coprire eventuali guizzi eccentrici e – fa impressione dirlo per un Glenfarclas 30 anni – alla lunga rischia di annoiare. Per fortuna il finale riesce nel miracolo di ripulirsi fin quasi sull’orlo dell’amaro, cancellando ogni impressione dolciastra per un palato che sa di eleganza. Un 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Fabrizio De Andrè – La ballata degli impiccati

]]>
https://www.whiskyfacile.com/2024/07/15/glenfarclas-30-yo-2021-ob-43/feed/ 0
piccole rece che voi umani… vol. 7 https://www.whiskyfacile.com/2024/07/11/piccole-rece-che-voi-umani-vol-7/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=piccole-rece-che-voi-umani-vol-7 https://www.whiskyfacile.com/2024/07/11/piccole-rece-che-voi-umani-vol-7/#respond Thu, 11 Jul 2024 09:45:37 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=39990 Continue reading →]]> Siccome non è vero che è l’attesa del piacere il piacere stesso, altrimenti chi muore di fame godrebbe da pazzi nel digiunare, noi portiamo avanti una filosofia contraria: assaggiare quante più cose buone possibili e farlo appena ne abbiamo la possibilità. Tipo quando a Corrado arrivano dei nuovi samples…

Clynelish 32 yo (1990/2022, Signatory, 45.9%)
I due cask 3478 e 3482 hanno dato 219 bottiglie. C: oro antico. N: chiamate Christopher Nolan, serve il remake di Interstellar perché questo è un primo naso spaziale. Una galassia di frutta e lucidi vari ci innesca una sinestesia: colori a olio tropicali. Ma anche grasso per lubrificare le scarpe, papaya spalmata sul mobilio come se fosse cera. E cera, anche. Mettiamo da parte questa prima anima olfattiva del whisky per passare alla seconda: ci sono barlumi di XIX secolo qui dentro, candelabri, feste in maschera, orge fra tendaggi e boiserie lucidate. Ma c’è altro, ci sono la pasta sfoglia e l’ananas, l’arancia ossidata e l’arancia rossa, le scorze di mandarini dragee, insomma un’agrumità decadente. Ultima cosa, ma non possiamo tacerla: sassi, mineralità, ruscelletto in un giardinetto zen. P: meno fruttato rispetto al naso, in compenso crescono l’influenza del legno e soprattutto la mineralità. Ci sono carta oleata e tela cerata, in un ideale connubio fra Barbour e una salumeria. Emeroteca, magnesia e sali vari. L’abbinata carta/legno continua, consente al palato di rimanere molto secco e austero. Stoppino di candela, canditi salati di cedro e spezie (pepe bianco). Il corpo è magnificamente oleoso. F: grafite, frutta secca (nocciole) e té verde Matcha.
L’unica cosa che lo trattiene dalla “Zona Van Basten”, ovvero l’empireo dell’eleganza, è un accenno di declino legnoso al palato. Per il resto è commovente, nella sua setosa commistione di mineralità e agrume. 91/100, senza dubbio.

Glenfarclas 37 yo (1979/2016, OB Family Casks for Eilin Lim, 46.9%)
Il bourbon cask #8818 ha dato 188 bottiglie per il primo imbottigliatore indipendente della Malesia. C: ambra. N: sa di cassetti in cui sono state imbalsamate anziane signore e ciliegie. Densissimo, un sipario di frutta gelificata cala pesante su tutto: ciliegie, ma anche prugne secche, con tanta arancia rossa e un ettolitro di Cassis. Siamo seri e proviamo a spiegare: nonostante sia un “plain oak cask”, che significa un hogshead costruito a partire da un bourbon cask, il tempo ha regalato note super evolute che ricordano quasi l’Armagnac, con tanto di frutta rossa processata. Pesche sciroppate, ma anche ananas disidratato. E After Eight. Col tempo si aggiunge un ulteriore strato di complessità, dato da una patina che unisce cera d’api, olio essenziale di arancia e resina, il tutto ambientato in un fienile. Sembra un naso caotico, ma è solo perché il lungo invecchiamento in bourbon consente di sviluppare qualsiasi seme aromatico. Epico. P: un succo di frutta con le stimmate della santità. Clamorosamente succoso è ancora reso. Proviamo a elencare la collezione di frutta: sicuramente mango, ancor più roboante la nota di litchees, poi ci sono ciliegie e scorza d’arancia, ma non quella normale, quella che è rimasta nel bicchiere quando il Negroni è finito. Pian piano si scurisce, come un tramonto che vira alla notte: pepe nero, té nero, cioccolato (nero? No, marrone come tutti i cioccolati). E nel mare di cacao puro, ecco del cardamomo… F: lungo e clamorosamente bilanciato, tra scorze di arancia, olio di noci, un guizzo amarognolo da bitter e frutta tropicale matura.
Eccezionale, uno di quei whisky che si ricordano per molto tempo. Non capita così spesso, eh, di ricordare nitidamente le sensazioni di una bevuta. Ma qui siamo davvero nel campo della perdizione e dell’abominevole bontà, con barile e spirito che si contendono il trono. Ne guadagna lo splendore dell’impero, e anche noi sudditi: 93/100.

Linkwood 30 yo Chinkapin finish (1992/2022, Infrequent flyers, 46.8%)
Il single cask #564 ha dato 219 bottiglie. C: rame. N: molto aromatico, fin da subito, con una frutta che va dal banana bread (che proprio frutta da fruttivendolo non è, ma insomma) fino all’uvetta cilena e a una parte aggrumata vibrante, tra arancia e mandarini. L’altro grande protagonista è La Spezia, nel senso di cardamomo, pepe e un senso quasi piccante e dolce di rye. L’alcol un filo punge, ma la morbidezza di certe note, come di merendina Fiesta e Mars, mitigano tutto. Il malto c’è, sotto forma di oatcakes, quei biscotti all’avena che accompagnano le assiette di formaggi. Cangiante e ricco, ora mostra un filo di fumo d’intenso è una frutta in evoluzione verso la maturità assoluta: marmellata di albicocche, cachi, ananas e un velo di cera. Caleidoscopico. P: subito molto dolce, e nel principio di diabete del primo sorso balenano di nuovo incenso e pure un tocco di sapone ai fiori di bosco. Esistono i frutti, ci saranno pure i fiori no? Sali da bagno, anche. Insomma, un palato “pulito” nel senso che ritornano note floreali e balsamiche tipiche dei prodotti per la pulizia del corpo. Si, ma la dolcezza com’è? Un attimo che ci arriviamo: vino liquoroso, biscotti al miele, caramelle alla frutta. Caramelle. E pure caramello, a dirla tutta, con un’idea di tarte tatin, magari con una pallina di gelato alla vaniglia sopra. Il legno è presente ma in maniera discreta e fresca, vegetale più che oscura e ipertannica. F: piccantino e dolcemente fruttato, ananas sciroppato, pepe bianco e sandalo.
Siamo nella metà dolce del cielo del single malt, che non è proprio la nostra cifra sensoriale. Però siamo seri: è una dolcezza speziata che viene dal malto e dal legno, non da qualche finish in barili ex-sciroppo, quindi rimane tutto molto equilibrato. La quercia Chinkapin che è così di moda in questi anni regala un profluvio di note, che riescono a non azzannarsi l’un l’altra. Non ha un preciso centro di gravità ma sa emozionare: 89/100.

]]>
https://www.whiskyfacile.com/2024/07/11/piccole-rece-che-voi-umani-vol-7/feed/ 0
piccole rece che voi umani… vol. 6 https://www.whiskyfacile.com/2024/06/12/piccole-rece-che-voi-umani-vol-6/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=piccole-rece-che-voi-umani-vol-6 https://www.whiskyfacile.com/2024/06/12/piccole-rece-che-voi-umani-vol-6/#respond Wed, 12 Jun 2024 09:33:16 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=39655 Continue reading →]]> Torna l’appuntamento con le recensioni buttate lì a casaccio come il cacio sulla gricia, come i like messi da ubriachi sui profili delle signorine poco vestite, come le similitudini tra le divinità e gli animali da cortile quando picchi il mignolino del piede contro lo spigolo del letto mentre di notte ti alzi per andare ad alleggerire la vescica troppo provata dai whisketti…
Insomma, torniamo con le recensioni semi-brevi di cose che abbiamo bevuto e che non hanno alcun legame fra loro.

Ardnamurchan ‘AD/09.22’ cask strength (2022, OB, 58.4%)
94% torbato a 30 ppm, 6% non torbato; 88% invecchiato in bourbon cask, 12% in sherry; 13.460 bottiglie, non colorato e non filtrato. C: paglierino. N: costiero e salino, con un bellissimo mix di freschezza e grassezza. Iodio, limone, una punta di carambola accanto al grasso del prosciutto crudo, o forse è speck. Con due gocce d’acqua si espande una nota vegetale ancor più fresca, di aloe, con vaniglia e fiammifero. P: dolce e cinerino come un tenero airone. Biscotti, pandoro salato, crema salata, nocciole salate. Abbiamo detto “salato”? Zenzero e fumo freddo. L’acqua migliora un malto già ottimo: la torba è netta, alcol perfetto, polvere da sparo ed erica. F: torba spenta, caramello, castagne e braci.
Un torbato isolano da manuale, in cui il mare è addirittura più evidente dell’affumicatura. Ardnamurchan si conferma una distilleria pulitissima e affilata, che con un lavoro chirurgico crea whisky giovani ma già perfettamente piacevoli e complessi. Forse è il nostro genere, ma per noi è 88/100.

Knockando 1976 (1976/1990, OB, 43%)
Un 12 anni con vintage, sample generosamente fornitoci da Vito Esposito al Roma Whisky Festival. C: oro. N: bizzarro, si apre con materie inerti di vario genere: plastilina, ma anche creta. Sicuramente terroso, con anche carta oleata. L’OBE sicuramente si fa sentire, il che comporta due cose principali: un malto iper-evoluto e una nota lattica di prosciutto cotto un po’ irrancidito, quando diventa bianco nella confezione dimenticata in frigo. C’è una frutta, ma senza nome né specifiche, più che altro astratta. Non è molto intenso, sembra dare sempre meno suggestioni ad ogni snasata. Il bicchiere vuoto invece è glorioso: miele, cera e polline. P: dolce e molto esile, sempre borderline con l’amarognolo. Il timore è che abbia perso grado e che questo si ripercuota sul corpo, un po’ acquoso a dire il vero. Fieno, noce moscata, un guizzo di cardamomo piccante. Poi c’è la parte più “classica”, con vaniglia, pasta frolla al burro, mele cotte con le spezie, acquavite di albicocche e soprattutto una nota che non capita spesso: orange wine. Il che significa macerazione. F: zenzero, arancia macerata, un tocco di ossido. Buono.
Ripetiamo quanto anticipato: il naso è molto interessante, peccato quei 34 anni in bottiglia che gli hanno succhiato via un po’ di intensità e di grado alcolico. Ad ogni modo, rimane un eccellente speysider di un tempo: 84/100.

Glenfarclas 15 yo (anni ’90, OB, 46%)
Rimaniamo nel territorio sconfinato dei whisky vecchi con un Glenfarclas 15 anni degli anni ’90, che aprimmo in un glorioso Tasting Facile del dicembre 2021. Con calma, lo recensiamo. C: oro antico. N: assai chiuso, sa di cantina e sgabuzzino, legno umido, tappi e té abbandonato lì in un angolo. Insomma, cose stantie e dimenticate sulla nera schiena del tempo, come scriverebbe Javier Marias (o era Sferaebbasta?). Noccioli di pesca e una punta di solvente. Cuoio lucidato, anche. Profuma di malting mill, ovvero di mulino di metallo, con la crusca dentro. Pepe bianco e arancia. P: acido, alcolico e pungente, inaspettatamente teso. Albicocca acerba e nespole fanno salivare. Lo sherry che contraddistingue i Farclas suona note vinose. Liquirizia rossa piccante, zenzero, un po’ di caramello. E di nuovo alcol, inspiegabilmente. Allappa anche un po’. F: spezie e liquirizia, con legno secco e bucce di pompelmo.
Difficile giudicarlo, molto probabilmente il sample non ha tenuto alla grande. La parte alcolica imbizzarrita soprattutto ci sembra totalmente fuori sincrono con il resto, e sinceramente – anche se sono passati 3 anni e quella sera eravamo belli carichi – non ce lo ricordiamo proprio così. Diamo un 82/100, con tante riserve.

]]>
https://www.whiskyfacile.com/2024/06/12/piccole-rece-che-voi-umani-vol-6/feed/ 0
CORRADO allo stato brado: BUON COMPLEANNO BOUTIQUE-Y https://www.whiskyfacile.com/2023/09/28/corrado-allo-stato-brado-buon-compleanno-boutique-y/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=corrado-allo-stato-brado-buon-compleanno-boutique-y https://www.whiskyfacile.com/2023/09/28/corrado-allo-stato-brado-buon-compleanno-boutique-y/#respond Thu, 28 Sep 2023 09:49:09 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=38538 Continue reading →]]> Il nostro fantasmagorico Corrado, nella sua trinità di amico, socio e notaio, quest’estate si è distinto per aver partecipato all’enoteca Parlapà di Torino del mitico Mauro Risso ad una degustazione verticale, orizzontale e diagonale di imbottigliamenti di That Boutique-y Whisky Company. Un marchio indipendente che sta emergendo ormai da qualche anno nel panorama del whisky, non solo scozzese ma mondiale. Bottiglie da 50 cl, etichette a fumetti e una capacità fuori dal comune di selezionare prodotti totalmente fuori dai radar. Roba da fuori di testa, insomma. Pendiamo dalle labbra e dalla penna di Corrado per sapere com’erano questi dram, rilasciati per il decimo anniversario dell’etichetta, lanciata nel 2022.

Birthday blend batch #1 ’10th anniversary’ (2022, TBWC, 46%)
Il blended che celebra i dieci anni di attività è composto da grain distillato a Edimburgo invecchiato 10 anni in first fill bourbon e malto di 25 proveniente da una distilleria segreta di Islay. N: tartufo e solvente, mix lisergico. Una nota sporchina e metallica si fonde con mela verde e un filo di fumo. Gomma bruciata in lontananza. Aleggia una presenza “spiritica”: colpa del grain. P: torbatino e si sente bene. Purtroppo si sentono bene anche l’alcol e il solvente. A seguire liquirizia, cacao amaro in polvere e malto tostato. E nocciole tostate, pure. F: amaro, liquirizia e una torbina acre.
Ci entusiasma il giusto, la parte grain è troppo sgarbata: 82/100.

Nantou 5 yo batch #2 ’10th anniversary’ (2022, TBWC, 52%)
Il secondo imbottigliamento della distilleria di Taiwan è invecchiato 5 anni e ha dato 281 bottiglie. N: ananas torbato, ovvero grigliato e bruciato. Una torba inaspettatamente intensa, ricorda proprio il chicco d’orzo torbato. Una frutta sottostante che ricorda mele e cocco e pesca bianca. Quasi minerale Con acqua un po’ di mandorla, mescolata col gasolio. Orzata diesel euro 7. P: acre e intenso, inizia sul kiwi verde acerbo (e qui citiamo il gigantesco Mauro Risso, per cui l’unica cosa bella dei kiwi è che ricordano morfologicamente le gonadi maschili…). Torba e malto d’orzo speziato. Acido in bocca, con guizzi di curry verde. Molto interessante, con acqua scende dal palco la frutta e sale la mandorla, sottoforma di confetti. Davide Terziotti che ci tiene all’igiene cita una nota di sapone. F: cacao amaro e un fumello saporito e variamente amarognolo.
Un 85/100 che è media fra l’intensità affascinante della torbatura e le imprecisioni del palato. Ma lo mettiamo fra i bravi e buoni.

Armorik 8yo batch #3 ’10th anniversary’ (2022, TBWC, 59.3%)
Dalla Warenghem distillerie, situata nella splendida Bretagna, un barile che ha avuto un finish in chouchen (idromele). 355 bottiglie. N: una fruttona matura quasi fermentata ci accoglie: pesca in macedonia con la banana. Spesso, dolce e vagamente marcescente, ma ben sostenuto da un alcol potente e ben integrato. Prugne cotte, torta di castagne. Citiamo Fabio Ermoli: macedonia polimerizzata. Con acqua esce una nota molto speziata, natalizia: cannella, chiodi di garofano. P: dosi mastodontiche di sapore, in cui si unisce una punta sapida e una valanga di dolcezza ancora fruttata. Il lato vinoso si fonde al malto, e prende la via delle amarene essiccate. Diluito, si fa più soffice ma meno unitario: zabaione al marsala. F: spezie, tabacco. La lingua è felpata, ma il tannino integrato. Vira al secco, ma sempre gradevole.
Bel voto per l’eccentricità della commistione di sapori. Che comunque restano bilanciati e ottimamente integrati. Così come l’alcol e il finish. Ci spingiamo a 86/100.

Millstone 25 yo ’10th anniversary’ (1996/2022, TBWC, 46.5%)
Ci spostiamo in Olanda, con un 25 anni in Oloroso: 380 bottiglie l’outturn. N: uno sherrone classico, anche se dolce. Levistico (un sedano selvatico che sa di liquirizia), note di armadio della nonna con dentro la nonna (fiori secchi e potpourri lontano). Molto scuro, con more e amarene in marmellata. P: noce, spezia e incenso. La parte balsamica aiuta la bevuta. Ancora frutta nera super concentrata, chinotto. C’è un preciso istante in cui in bocca tutto si fa chiaro: frutta nera e succo di mirtillo bellissimo. Purtroppo col tempo vira e peggiora, diventa un po’ astringente e tannico. Castagne cotte. Retropalato mentolato: caramelle al rabarbaro. F: moltissima liquirizia, cacao, radici e legno. Lunghissimo.
La nonna è profondamente protagonista di questo whisky, con le sue caramelle, i suoi armadi e le sue confetture. Un 87/100 che sarebbe potuto essere più alto senza quella sterzata sull’astringente.

Speyside 50 yo ’10th anniversary’ (2022, TBWC, 52.5%)
Un Glenfarclas cinquantennale sotto mentite spoglie. Dal refill butt sono sopravvissute solo 78 bottiglie. N: lieve, profondo e intenso, nel più perfetto stile ossimorico di Whiskyfacile. Caramella alla vitamina C, bergamotto. Fresco e vivacissimo per l’età, con un lato balsamico interessante e anche una curiosa parte vegetale e floreale. Sandalo, spezie e té ai frutti. P: qui la parte di frutta è evoluta e impetuosa, poi entra in gioco il legno, con spezie da mille e una notte e frutta secca (mandorla, uvetta, nocciole). Caffè tostato chiaro. Resta teso e intenso anche grazie a un buon grado alcolico integrato. F: legni, legnetti e legnaiouoli. Spezie e confetti, pistacchi tostati non salati. Gocce di cedro.
Bella la boiserie, come diceva il Marchese del Grillo. Ma bella anche la frutta sia tropicale sia secca. Gli manca qualcosa per entrare nell’empireo: 89/100.

Aberlour 31 yo batch #10 ’10th anniversary’ (1990/2022, TBWC, 47.9%)
Un barrel da 278 bottiglie. N: naso complessissimo, ricolmo di frutta tropicale acida che si mischia con un malto caldo e avvolgente. Cera e acqua di fiori d’arancio, quella della pastiera. Aghi di pino, qualcosa di balsamico. Arancia candita anche, e pesche. P: la patina oleosa offre un magnifico mouthfeel. Miele e una frutta sudata tipo papaya e mango maturo. Propoli, sottobosco fiorito. Per dirne un difetto, forse la gradazione non convince del tutto… Ma comunque altissimo livello. F: ancora frutta (pesche). Sale la parte citrica di arancia e la spezia (ginger e sandalo). Lunghissimo.
Diamo subito 91/100 così chiariamo la questione. Ci è piaciuto da pazzi, quella frutta iridescente ci fa godere sempre.

Clynelish 25 yo batch #11 ’10th anniversary’ (2022, TBWC, 47.1%)
Ben 386 dal barile. N: profumi che inducono all’onanismo. Se dovessimo rifarci il naso, ce lo rifaremo così, ripieno di Clynelish 25 anni. Oltre alla nota fruttata e tropicale, qui si sentono una cera e una mineralità intensa, affilata, precisa. Zenzero candito. P: molto buono, minerale, con frutta bianca e ardesia. Forse una puntina di tappo rovina quello che altrimenti sarebbe un palato fantasmagorico. Colpo di scena: Mauro Risso cambia bottiglia. E qui la dolcezza e la frutta esplodono, è così buono da essere pornografico. F: media lunghezza, su ardesia, mandarino, mango e pesca.
99/100 a Mauro Risso per il gesto (e a Beija per la disponibilità). 93/100 il voto finale per il whisky.

Ben Nevis 25 yo batch #16 ’10th Anniversary’ (1996/2022, TBWC, 55.8%)
Barile da 726 bottiglie. N: ah, quell’adorabile sensazione di glutammato e brodo di cipolle… Ci sono note di laida sporcizia che vanno dalle ascelle mal lavate allo zampirone, passando dalla trielina. Non il naso più gentile del creato. Pasta di fagioli giapponese, caffè, zolfo. Hard. P: per fortuna cambia un po’, si fa più fruttato e vibrante (lamponi, marmellata ai frutti di bosco). Il caffè diventa caffelatte. Nonostante una parte umami spiccata, è più elegante rispetto al naso: carne salata, salsa di soia. F: liquirizia, cacao e vino all’asfalto.
Estremo come un bondage con animali da cortile. Tutto è pesante, divisivo, oscuro e perverso. Non che questo non abbia i suoi lati positivi, eh. Ma per noi 85/100.

Glenburgie ’10th Anniversary’ (2022, TBWC for Beija Flor, 59.7%)
Da un barile first fill bourbon sono state selezionate 75 bottiglie per Beija Flor, importatore italiano di Boutique-y. N: naso dritto e teso, frutte gialle (mela gialla, pera cotta). Presentato come un whisky che sa di whisky, mai sentenza fu più incontrovertibile. Assolutamente ben tenuto l’alcol. Un filo di pasta frolla. P: intenso, con frutta gialla e mandorle, frutta secca tostata. Un corpo oleoso e piacevole. Con acqua si fa più scuro e tostato. Qualcuno ha detto liquirizia, che fa rima con delizia? F: media lunghezza, con zenzero e frutta gialla.
Classicone Glenburgie, un whisky “giallo” che non è un giallo, perchè non c’è nessun mistero: solido Speysider da 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: 10 years – Wasteland

]]>
https://www.whiskyfacile.com/2023/09/28/corrado-allo-stato-brado-buon-compleanno-boutique-y/feed/ 0
Botti da orbi: Cadenhead’s folie https://www.whiskyfacile.com/2022/12/27/botti-da-orbi-cadenheads-folie/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=botti-da-orbi-cadenheads-folie https://www.whiskyfacile.com/2022/12/27/botti-da-orbi-cadenheads-folie/#respond Tue, 27 Dec 2022 15:33:39 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=37171 Continue reading →]]> Il bello di vivere a Milano e di fatturare giusto qualche euro meno di Elon Musk è che spesso l’appassionato di whisky si ritrova ad accatastare bottiglie in spazi architettonici non progettati esattamente per quello. Così, con quella spavalderia da scopritore di nuovi mondi, ti capita di metterle prima su una mensola. Poi di colonizzare una Billy dell’Ikea. Poi di infiltrare alcune bocce tra i Meridiani Mondadori, giusto davanti agli Einaudi. E in men che non si dica, come i russi in Crimea, le bottiglie hanno invaso ogni angolo del soggiorno. Tutto questo finché la parte sana della famiglia, l’Onu sotto mentite e ben più bellicose spoglie, non ti dice che forse stai esagerando e che se non la pianti ti sbatte fuori di casa. E allora mestamente le bottiglie arretrano.
E’ precisamente in questo momento che ti viene voglia di riassaggiare tutte quelle rimaste un po’ aperte. Non assaggiarle e basta, quello l’hai già fatto ottantordici volte e infatti sono quasi vuote. No, ti viene voglia di assaggiarle tutte in fila, magari recensirle, perché ehi! Hai una fila di bottiglie e non le hai mai recensite, mentre passi il tempo a scrivere di single malt danesi invecchiati in zaini Invicta che avevano precedentemente contenuto mangime per cormorani.
Tutta questa premessa di rara lucidità per dire che l’estensore di questa rubrica ha messo in fila un plotone di imbottigliamenti Cadenhead’s variamente reperiti, comprati e taccheggiati, li ha uniti a svariati campioni giacenti negli angoli e ora li beve tutti in fila, ma responsabilmente. Perfino il “Folle dei libri” che sta appeso giusto sopra la scrivania sembra guardare la scena con riprovazione…

Arran 22 yo Authentic Collection (1996/2019, Cadenhead’s, 49.6%)
Hogshead da 276 bottiglie. C: oro carico. N: un ricco proprietario terriero caraibico con una magione arredata con manghi, papaya, cesti di frutta esotica. Opulento. Il paffuto signore si aggira lasciando una scia di dopobarba al sandalo. Le sue domestiche vagano per la casa raccogliendo la frutta per preparare crostate, banana bread, banoffee pie, gelati cremosi e tropicali. Tutto parla di godimento. Nella libreria, fra vecchi volumi, qualcuno sbocconcella un gianduiotto. Cazzo ci faccia un gianduiotto in una casa coloniale caraibica nessuno lo sa. P: questo signorotto non solo è ricco, ma anche grasso, sa di burro dell’impasto della cheesecake. Si presenta ed è immediatamente dolce, modi vinosi e ampi, tutto è tanto. Tanta è la frutta (mango, pesca, mela, ananas sciroppato), tanti gli shortbread di cui ha piene le tasche. A metà palato, il ricco latifondista si siede in una stanza circondata dalla boiserie, arrotola le foglie di tabacco e ordina un toast ai cereali cosparso di zucchero bruciato. Non contento, chiede anche delle mandorle tostate, mentre una candela brucia, lievemente sulfurea. Come molti signorotti sovrappeso, non nuota bene, l’acqua lo guasta. F: il suo regno su queste terre speziate e lievemente floreali è lungo, la sua impronta oleosa. Da lontano si gode un’eco di caffè dalla piantagione.
Detto della sua grande ricchezza, dei suoi gusti eclettici e complessi, occorre dire che il Señor Arran è un latifondista di cuore, davvero molto buono. Personalità multiforme, non sembra neppure di origine isolana. 88/100.

Bladnoch 21 yo Authentic Collection (1990/2011, Cadenhead’s, 53.5%)
Bourbon hogshead da 258 bottiglie. C: vino bianco. N: ah, la nobile arte della fermentazione… Si apre con note esagerate di malting floor, cereale, fissione nucleare di pera. Sa di distilleria, porta con sé i Lari del focolare che arde sotto gli alambicchi. Alle pere si accostano note di mele e grappa di Moscato invecchiata, ma anche qualcosa di frutta tropicale acidina, tra la granadilla e il maracuja. Anzi, succo tropicale con il latte. Un trattatello sulla mistica della chimica, in cui gli elementi reagiscono e danno vita a acidi, esteri, basi. E poi ci sono poi legno fresco e una dimensione vegetale tra l’aloe e i fiori freschi. “Da chimico un giorno avevo il potere/ di sposar gli elementi e farli reagire”, cantava De Andrè. Con acqua si fa molto meno interessante. P: e poi, improvvisamente, l’esperimento riesce, l’Eureka risuona e Archimede esce dalla vasca bagnato ma felice! Un gran bel mix di frutta e legno si sprigiona al primo sorso. “Croccante e concreto”, dicemmo una volta. Questo è croccante e frivolo, che non è per forza un difetto. Pesca noce, succo di pera e zenzero si fondono con malto e legno incerato. Da vecchie massaie diciamo: Pronto mobili con cera d’api. Come sia possibile che dalla fermentazione spinta si sia arrivati a questo palato, fa parte dei misteri che gli umanisti non capiranno mai. Per certi versi più giovane dei suoi anni (il distillato si sente bene), per altri il legno si fa apprezzare con una sorta di OBE. Biscotti Lagaccio senza zucchero, con un tocco di anice. Con acqua qui migliora, si fa più piacevole, spunta una screziatura metallica e sporchina. F: più erbaceo, come Lowlands style vuole. Più austero, con riverberi di legno incerato.
Non un whisky per neofiti, d’altronde non è che uno la chimica la impara alla seconda lezione dopo la fermata dell’H02. Perché non è semplice districarsi tra le note vegetali, l’evoluzione costante e l’invecchiamento notevole, quasi quanto è ostico capire la differenza fra nitrati, perossidi e perclorati. Le sue imprecisioni sono le sue armi migliori, non si fa catalogare e incasellare e sa stupire. E a noi l’insolito piace (nel whisky, eh, lasciamo le parafilie estreme a Giacomo e Ansalone). 86/100.

Aberfeldy 21 yo Authentic Collection (1996/2017, Cadenhead’s, 54.6%)
Bourbon hogshead da 270 bottiglie per il 175esimo anniversario. C: vino bianco. N: ha la delicatezza di un abitino femminile a pois, con i volant ovviamente. C’è femminilità e freschezza, sussurra dolcezze di primavera e leggiadria: un pic-nic a piedi nudi in cui si sbocconcella uva bianca (che a primavera non c’è), si serve macedonia di pesca e pera, si beve Gewurtztraminer ghiacciato. E’ un naso leggero che va in altalena, etereo: il barile parla di vaniglia, miele di tiglio e zucchero a velo. Il malto invece, fieramente Highlands e dunque piuttosto minerale, è soffuso di note di stireria, di zest di limone. Scene idilliache di amori campestri, in una rara giornata di tiepido sole scozzese. Impeccabile quadretto di serenità. P: la leggerezza va bene per un po’, poi o sfiorisce o si eleva ad entusiasmo. Ed è qui che sfavilla un palato di frutta gialla pimpante, con pompelmo, mela golden e anche ananas, anche se non di quelli iper-maturi. Più polposo che succoso, è ancor più solido che al naso, come dopo l’infatuazione arriva il sentimento. Qui il legno funziona da amplificatore della realtà oltre l’improptu, mette un punto e a capo, trasforma il pic-nic in un deciso amore corrisposto. Mandorla, bucce di mela, nocciole oleose. Dopo gli scherzi, ci si guarda negli occhi. La situazione si fa seriosa, si concede alcuni svolazzi nelle zone del propoli e del limone. Non sarà complessissimo, ma che piccola meraviglia di cose al loro esatto posto. F: pulitissimo, erica e legno, medio-lungo come un sano matrimonio ben riuscito.
C’è un senso di educazione e compostezza quasi commovente, fa venire voglia di berlo e mandare una mail per ringraziare la distilleria per la gentilezza. Un whisky che tocca le corde più pure dell’anima, per chi preferisce l’eleganza alla pesantezza, per chi non cerca per forza l’heavy metal e i peccati sordidi ma sa godersi anche Listz, Chopin e le camminate mano nella mano senza pretese. Aritmeticamente perfetto, di una precisione sensoriale rara: 89/100.

Glenlivet Minmore 19 yo Authentic Collection (1988/2008, Cadenhead’s, 56.7%)
Port hogshead da 269 bottiglie. C: oro. N: dietro liceo davanti museo è la versione pop del Ritratto di Dorian Gray, romanzo simbolo della dualità di ogni essere umano. E di tanti whisky, come questo. Il naso è un mix di orrori e delizie, tutte in tonalità rossastre, come un quadro di Rothko. Ci sono arance rosse intensissime, mature e dense come sangue, vinacce rosse passite, prugne nere che indugiano verso la marcescenza, botti dimenticate che trasudano porto e malessere. La decadenza di una natura morta, i segni del tempo che passa, il rancido che avanza. Su tutto questa pesantezza si staglia però una vivacità fruttata guizzante e inaspettata, come un fremito che si ribella al tramonto degli aromi. Marmellata di prugne, tamarindo, un’acidità di cognac. Extinction rebellion in nome del tamarindo. P: ma si sa, la nostra parte peggiore spesso prende il sopravvento, e anche qui la resistenza della piacevolezza ha vita breve. In bocca l’assalto del legno è letale, a mazzate di astringenza, cuoio ed erbe amare lascia soltanto un tappeto di cose bruciate e piccantezza. Chili, cacao amaro, buccia di chinotto, pessimismo e fastidio. La secchezza senza pietà apre la strada a caramello bruciato, radici, bucce di arachidi. Non c’è speranza, nemmeno l’acqua porta salvezza, anzi sfascia tutto. F: l’amarezza si espande, ma improvvisamente, poiché di nuovo tutto ha un lato più luminoso, nell’amarezza si ritrova un ordine oleoso del mondo, in cui non c’è spazio per la dolcezza, tutto è frutta secca, chinotto e rammarico.
Intimamente scisso, vittima dell’eterna lotta fra bene e male, Milan e Inter, peccato e santità. Il barile di porto è un po’ come la quotidianità: può succedere prima o può succedere poi, comunque qualche disastro succede. E così all’interessante intensità amplificata del naso, tra la vita e la morte, succede un palato rassegnato, esausto di legno e carico di angustie, che uccide la gradevolezza. Come diceva Bartleby lo scrivano: preferirei di no. 80/100.

Pulteney 14 yo Authentic Collection (2006/2020, Cadenhead’s, 55.4%)
Bourbon hogshead da 294 bottiglie. C: vino bianco. N: ci sono fiabe tedesche – quelle dei fratelli Grimm, per esempio – che fin dall’incipit ti rapiscono, costruiscono intrighi e paesaggi intriganti e ti si conficcano nella memoria per sempre. C’era una volta una casetta in riva al mare, in cui viveva una famiglia. Era gente austera, fieri lavoratori, madre pastorella, padre falegname, e dunque ovunque aleggiavano aromi industriosi, di segheria e lana bagnata. La casetta era tutta intrisa di salsedine e le pareti di gesso si scrostavano spesso, rilasciando nell’aria sbuffi minerali. In quella casetta passò la sua infanzia la piccola di famiglia, una bimbetta intelligente sempre impiastricciata di zucchero a velo vanigliato, che vendeva succo di limone e mele essiccate ai passanti. Così, mentre in cucina si spandeva odore di sottaceti, lei se ne stava fuori, seduta su una panchina coperta di polvere e fuliggine, guardando il mare e succhiando caramelle Valda. P: nonostante la casa non fosse esattamente un paradiso, così fredda e spoglia, la bambina crebbe educata, sempre molto pulita. Poche moine, giusto un sorrisetto la mattina, davanti ai cereali glassati. Per il resto una bambina obbediente e curiosissima, pronta a fare i lavori domestici togliendo la polvere sui mobili, passando zenzero e cardamomo alla mamma ai fornelli. Senza mai dimenticare quel suo passatempo: la limonata con un pizzico di sale, che la rendeva così deliziosa. Poi, un giorno, la bimba si svegliò con un po’ di fuliggine sul naso. Andò a sciacquarsi, ma quelle gocce d’acqua fecero aumentare il senso di cenere, e come per magia comparve della liquirizia. F: era l’incantesimo della casa, che per ringraziare la piccola delle cure dimostrate nei lavori domestici, le diede un potere sovrannaturale: quello di tramutare la limonata in mezcal, la polvere in gesso, una bambina obbediente in una ragazzina affilata che profumava di liquirizia. E vissero tutti torbatini a grado pieno in riva al mare.
La fiaba è finita, ritorna la realtà, che se possibile è ancor più fantastica, perché racconta un whisky vero, estremo ed estremamente puro, affilato come un rasoio. E la morale, come spesso succede nelle fiabe, è che la modestia e l’autenticità sono tesori che vanno coltivati e premiati, per esempio con un 89/100 convinto che renda merito all’anima senza compromessi di questa bimba, pardon whisky.

Glenfarclas 19 yo Original Collection (1988/2007, Cadenhead’s, 46%)
Bourbon cask diluito da 306 bottiglie. C: oro. N: se il napalm di Apocalypse now odora di vittoria, di cosa saprà la felicità? Vediamo, deve avere la golosità di una crema di zabaione, la lussuria di una vasca piena di polpa di maracuja e mango, la spensieratezza di un’orzata, l’agilità di una torta all’ananas con sopra mele essiccate. Poi, perché la felicità sia totale, serve l’eleganza del legno, la sensualità del burro fuso e l’irresistibilità delle nocciole. Su queste basi, questo whisky profuma di felicità, senza dubbio. P: eh ma si fa presto ad illudersi, a volte si annusa la felicità, poi una volta addentata il gusto è amaro come la banalità dell’esistenza. Non sembra questo il caso, perché anche in bocca è un coro celestiale di godurie e soddisfazioni, immagini di pura letizia: un bambino paffuto che mangia biscotti al burro, una partita a biglie giocata con le noci di macadamia, una bachata ballata circondati di banane e mandarini, una sera di Natale a sorseggiare crema all’uovo davanti al camino tra dolcetti di marzapane. I danesi direbbero che questa è hygge, anche se la hygge non prevede pepe bianco, cassia e liquirizia. Al massimo grog, regali e abbracci davanti alle candele. F: nessuna gioia deve rimanere eccessiva a lungo, e quindi la dolcezza va scemando, le nocciole si fanno cioccolato cremino, le luci si spengono, dissolvenza, sipario.
Quando a scuola spiegavano il concetto di “astratto”, la maestra usava l’esempio della felicità, che è qualcosa di inafferrabile, che tutti conoscono ma che nessuno può definire con chiarezza. Povera maestra che non conosceva questo imbottigliamento, che in effetti racchiude in sé tutte le piccole componenti della felicità: ricco, morbido, soddisfacente, entusiasmante. Ma qui non siamo a scuola e non stiamo imparando gli aggettivi qualificativi, quindi facciamola corta: 88/100.

Glen Garioch 13 yo Authentic Collection (1993/2006, Cadenhead’s 57.6%)
Bourbon hogshead da 264 bottiglie. C: oro chiaro. N: che acidità, che brutto carattere. Arrivi e nessuno ti saluta, ti sbattono su un divanetto di iuta polveroso, un velo di fuliggine dal caminetto si adagia ovunque. E mentre sei lì, a disagio, i padroni di casa ti offrono frutta acerba, bucce di limoni, cereali crudi, mirabelle verdi. Speravamo in una migliore ospitalità. Farina di segale in un vassoio, sidro in un bicchiere, olio di lino sui mobili. Più che una casa, sembra di essere entrati in un silos. Oppure in un’officina sporca di unto. P: eppure ci stiamo quasi abituando all’ostilità, che comincia a piacerci. La vita è sacrificio, quindi godiamo della secchezza anche al palato, esaltiamo le bucce di cedro e bergamotto, la liquirizia austera, le spezie ruvide di pepe e noce moscata. Ci portano cereali, ma per fortuna non sono zuccherati. E allora ci portano radici, ma che siano amare, con rosmarino ancor più strong. Andiamo in bagno, per un goccio d’acqua, ci ritroviamo in bocca un’amarezza totale, di aranciata bitter e zenzero, con un tocco di fiori. Di cimitero, ça va sans dire. F: il congedo è secchissimo, neanche un abbraccio, giusto uno sguardo erbaceo e un addio di liquirizia.
Chi lo dice che l’ospite migliore è il più caloroso? Qui nessuno ha voglia di accoglierti, non c’è un orpello, una gentilezza, tutto è nudo, minimale e asciutto: un letto senza materasso, un arredamento rustico vecchio stile, un’amicizia diretta senza bisogno di sorrisi. E alla fine ti ci abitui, ci stai quasi bene in questa atmosfera decisa e imperfetta, eppure autentica. Non è facile, ma c’è sincerità, 84/100.

North Highland Clynelish 14 yo Original Collection (1992/2007, Cadenhead’s, 46%)
Barile diluito da 324 bottiglie. C: vino bianco. N: che simpatico questo animaletto, tutto saltellante, giocoso, si nasconde fra le felci e poi salta sul tavolino del giardino, rovesciando i bicchieri di Sprite e una zuppiera piena di cedri, lime e kiwi. La gazzosa cola ovunque, gocciola sul selciato bagnato di sassi. Sono sassi marini, si respira iodio, l’aria si fa rarefatta. Il nostro animaletto saltella ancora, fa le feste alla padrona che sta stirando e spruzzando l’amido, poi zampetta in cucina, tra cassetti chiusi da troppo tempo e matite temperate. Che poi, perché uno dovrebbe temperare le mine di grafite in cucina? Mica è Parmigiano… P: un carattere dolce/amaro, questo cucciolo. Un momento è tutto felice, frizzante e beverino come una spuma da 50 all’oratorio, e il momento dopo si fa quasi ringhiante, austero, concentrato a mangiare dalla ciotola porridge, cedro e malto. Un’alimentazione che comunque lo rende morbido, come se avesse il pelo cosparso di cera e sale. E se gli si fa un bagnetto con qualche goccia d’acqua, eccolo diventare vellutato, quasi oleoso, e tornare dolce come prima: un peluche adorabile, ma con delle macchioline di sporco qui e là. F: un guaito di media durata, una leccatina amichevole che sa di lime, zucchero e grafite. Sempre meglio di quando ti leccano dopo aver assaggiato la cacchina del cane del vicino…
Non un Clynelish col pedigree perfetto, di quelli che hanno tutti i tratti distintivi della razza. Piuttosto, un Clynelish addomesticato, inoffensivo, che però è un piacere avere in casa, perché è divertente, mette allegria. Non ti difenderà dai ladri e non te lo ricorderai per sempre, però è un buon compagno di giochi: 85/100

]]>
https://www.whiskyfacile.com/2022/12/27/botti-da-orbi-cadenheads-folie/feed/ 0
Il gioco delle coppie (in famiglia): Glenfarclas 1998 ‘Family cask #7635’ (1998/2020, OB, 57,9%) vs GLENFARCLAS 1992 ‘FAMILY CASK #2904’ (1992/2020, OB, 55,9%) https://www.whiskyfacile.com/2022/02/25/il-gioco-delle-coppie-in-famiglia-glenfarclas-1998-family-cask-7635-1998-2020-ob-579-vs-glenfarclas-1992-family-cask-2904-1992-2020-ob-559/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=il-gioco-delle-coppie-in-famiglia-glenfarclas-1998-family-cask-7635-1998-2020-ob-579-vs-glenfarclas-1992-family-cask-2904-1992-2020-ob-559 https://www.whiskyfacile.com/2022/02/25/il-gioco-delle-coppie-in-famiglia-glenfarclas-1998-family-cask-7635-1998-2020-ob-579-vs-glenfarclas-1992-family-cask-2904-1992-2020-ob-559/#comments Fri, 25 Feb 2022 12:29:29 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=34267 Continue reading →]]> In tutta sincerità, voi ricordate esattamente dove avete comprato ogni singolo pacco di pasta Barilla che avete in dispensa e ogni benedetta scatoletta di tonno? Sapete dire se arriva dal Carrefour, dall’Esselunga o dalla mensa dei poveri? Allo stesso modo anche a noi capita di ritrovare dei samples di madre ignota e provenienza ancor più oscura. Per esempio, oggi decidiamo di assaggiare due Glenfarclas della serie Family Casks, in cui ogni anno finiscono i barili più eccezionali della warehouse. Qui abbiamo due imbottigliamenti dell’estate 2020: entrambi sherry butt, uno di 28 e uno di 22 anni. Da dove arrivano non lo ricordiamo, ma li ameremo come se fossero figli (pardon, samples) nostri.

Glenfarclas 1998 ‘Family casks’ (2020, OB, 57,9%)
C: aranciato. N: aranciato. Ma anche fragrante e vivace, può un naso essere scrocchiarello? Ricorda in maniera impressionante la freschezza fruttata di certi cognac: mandarino, pesca al vino, prugna acerba. Ma anche montagne di albicocche fresche e asprigne e colline di marmellata di albicocche. Il che ci conduce per mano in pasticceria, o meglio al bancone di un bar, dove qualcuno ha appena esposto delle brioches all’albicocca. Pasta di panettone anche, ma senza uvette. Sì, perché qui non c’è traccia di oscurità: astenersi cultori degli sherry cioccolatosi, umami e legnosi, qui si sta su note “alte”, con anche tracce di florealità. Vino evidente, ma è Moscato di Pantelleria più che altro. Miele di castagno, un velo di smalto e albicocche secche ad libitum. Forse un tocco di dado vegetale. P: un palato di estrema pulizia, nitido come le linee degli edifici di Alvaro Siza Vieira. Razionale e necessario, nel senso che il lato dolce è evidente ma è solo un nucleo senza eccessi: miele, albicocca secca, vino Moscato. Punto. Poi si sviluppa in profondità il legno, che è asciutto, aromatico e mai troppo ridondante. Mandorle, pepe, noce moscata e bucce di mandarino. A metà palato un guizzo di astringenza (di troppo?) si fa notare: tè nero, liquirizia, nocciole con la buccia amarognola. F: coerente e lungo, di nuovo asciutto e austero, con un tocco di tabacco oltre all’arancia amara e al legno.
Un whisky che mette soggezione, che concede pochissimo agli svolazzi della fantasia. Molto sul pezzo, si prende sul serio e va preso sul serio, perché è un perfetto esempio di “sherry aplomb”, ovvero quando la sherry bomb si mantiene più discreta. Elegante, per i fan della verticalità anche nel gusto. Una piccola concessione in più alla morbidezza avrebbe regalato due punti ulteriori: 89/100.

Glenfarclas 1992 ‘Family casks’ (2020, OB, 55,9%)
C: ambra chiara. N: un po’ timido, sicuramente meno fruttato del fratellino. Qui il peso degli anni si sente tutto, comandano note di legno, sandalo, poutpourri. Frutta secca (bacche di goji essiccate, nocciole, arachidi) e spezie. Pesche ai chiodi di garofano e un sentore vinoso più pieno e caldo fanno pensare al vin brulè. C’è poi qualcosa di più inorganico, enigmatico: sacchi di iuta dimenticati in cantina, un accenno di muffe nobili, tappeti lasciati in un angolo da generazioni, con la loro inevitabile nuvola di polvere attorno. E in questa polvere si mischiano anche cacao, cannella. Buccia di pompelmo rosa e rabarbaro, che non è balsamico ma quasi, diciamo erbe amare. Naso difficile. P: clamorosamente sorprendente, ci rimaniamo male. Nel senso che ha una dolcezza affabile e una texture masticabile che non sospettavamo. Per intenderci, è decisamente meno severo e asciutto del 1998, apre con un bel caramello, pesche sciroppate, miele di castagno e gelee all’arancia (rossa). La dolcezza scivola su un corpo oleoso, dove il malto è protagonista. Tutto si fonde benissimo, tra cioccolato molto pastoso, cereale (l’Ovomaltina, più che altro) e un senso di panna, grasso e godurioso. Speziette a fare da corredo, con dell’agrume, ma senza prendersi la scena. Copre il palato con un senso di gianduia e con un accenno erbaceo. F: lungo, avvolgente. Cioccolato fondente al caramello (tostato), arachidi, legno di pino balsamico.
Davvero diversi, quasi complementari. Tanto era spietatamente rigido il primo, tanto è curiosamente amichevole il secondo. Ancor più strano se si considera il naso buono ma non eccellente, sicuramente non la parte più espressiva del dram. In compenso al palato è semplicemente perfetto, un invecchiamento in sherry (forse meno intenso del 1998) eccezionale per equilibrio, spessore e profondità, che ci fa dire senza dubbio 91/100.

Sottofondo musicale consigliato: Sister Sledge – We are family

]]>
https://www.whiskyfacile.com/2022/02/25/il-gioco-delle-coppie-in-famiglia-glenfarclas-1998-family-cask-7635-1998-2020-ob-579-vs-glenfarclas-1992-family-cask-2904-1992-2020-ob-559/feed/ 1
Botti da Orbi: dall’Auld Alliance con amore https://www.whiskyfacile.com/2021/08/09/botti-da-orbi-dallauld-alliance-con-amore/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=botti-da-orbi-dallauld-alliance-con-amore https://www.whiskyfacile.com/2021/08/09/botti-da-orbi-dallauld-alliance-con-amore/#comments Mon, 09 Aug 2021 09:37:11 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=34193 Continue reading →]]> Qualche tempo fa l’amico Davide è volato a Singapore a trovare la sua dolce metà Iwona. Ma siccome non si vive di solo amore ed occhi a cuoricino, una sera l’ha dedicata all’istruttiva (e distruttiva) visita dell’Auld Alliance, il mitico whisky bar di Emmanuel Dron. Ah, bei ricordi: quell’umidità del 101%, quei cartelli minacciosi che prospettano punizioni corporali se butti un chewing gum per terra… anche noi ci eravamo divertiti all’Auld Alliance. Così quando con l’esimio notaio Corrado apriamo i samples che Davide ci ha gentilmente portato, ci scende una lacrimuccia.

Speyside single malt 38 yo (1977/2015, The Auld Alliance, 46,2%)

Un Glenfarclas di onusto invecchiamento, 258 bottiglie distillate mentre in Europa infiammava la rivolta punk. Non c’entra niente, ma il nozionismo puro e immotivato ci ha sempre affascinato. C: ambra. N: elegante e voluttuoso, torta di pesche, pastafrolla, babà. In così tanti anni, lo sherry è asceso a un livello superiore, di goduria assoluta. C’è un senso liquoroso, di Picolit o Sciachetrà, ma anche una teoria di creme varie, dallo zabaione alla ganache di cioccolato. Col tempo emerge una frutta scura (prugne, more) e una dimensione più terrosa, con foglie di tabacco. Una punta sulfurea intrigante. P: attacca oleoso e fruttato: pesche all’Amaretto, mango, arancia quasi andata. Di nuovo cioccolato, stavolta sotto forma di tartufino, burroso. Caffè in polvere. Quel che colpisce – a parità di eleganza rispetto al naso – è la clamorosa vivacità a 38 anni. Melograno! E anche mora e tamarindo fresco. Il legno fa da cornice, discreto. F: lungo e più legnoso, frutta secca tostata (mandorla) e pesca al forno.
Stupefacente la vitalità al palato. Spesso questi whisky vecchiotti sono spettacolari al naso ma “spompati” in bocca. Qui invece mantiene sia l’eleganza sia una marcia in più in termini di intensità. Una botte ottima da cui è stato tirato fuori il meglio. 90/100.

Clynelish 21 yo (1997/2019, The Auld Alliance, 49,9%)

Le bottiglie sono 254, il colore vino bianco chiaro. N: quante cose al mondo puoi fare, chiedeva lo spot della Tassoni. Per esempio godere del clamoroso cedro che si squaderna al naso, impreziosito da un tocco salino, tipo brezza di mare. Esiste un Margarita al cedro? E un Margarita al cedro con un garnish di cera d’api? Resta molto fresco e leggero, mineralissimo e magro: carambola, frutta verde acerba (mela granny). Molto teso, vaniglia al minimo. P: giù il cappello, Clynelish noi ti amiamo. Avvolgente, attacca fruttato, con ananas e succo di mele, per poi farsi più ceroso, mielato. Di nuovo carambola, parecchio kiwi. E una sensazione di ardesia e ciottoli in riva al mare. F: materia prima, mela renetta e lungamente salato.
Eccellente: i whisky nel nostro mondo ideale dovrebbero essere tutti così per gradazione, intensità ed evoluzione. Manca forse un quid di extra-complessità per la gloria imperitura. 91/100.

Springbank North Star Spirits 25 yo (1994/2020, The Auld Alliance, 52,1%)

Il barile #012 è stato uno degli imbottigliamenti più chiacchierati e più desiderati del 2020 – per il decimo anniversario dell’Auld Alliance Iain Croucher (che avevamo intervistato qui) ha imbottigliato 42 magnum di questo refill hogshead. Trattandosi di whisky torbato, stiamo parlando di un Longrow distillato a Springbank. C: oro. N: bello evoluto sin da subito, con quel mix di oleosità e frutta tropicale (mango, maracuja e papaya). C’è una patina di sporcizia favolosa, a metà strada fra l’unto sulle lampade a olio, le reti da pesca e la salamoia. Compatto e inesplorabile, appena senti il gesso compare l’olio di merluzzo, appena avverti un filo di fumo lontano emerge la dolcezza. Due immagini ci vengono alla mente: un “miele di mare” e un’orzata affumicata, in un tripudio di contrari che si attraggono. Anzi no, c’è una terza immagine: l’astuccio che usavamo alle elementari, con profumo di gomma e pastello. Labirintico. P: nettamente più torbato, anche se l’equilibrio rimane perfetto con la frutta esotica: al mango si aggiungono la grenadilla, l’arancia dolce e il succo ACE. Balena poi una nota balsamica di mentuccia che al naso non c’era. Rimane quell’oleosità sporca tra burro salato, acciughe e nocciole. F: la parte meno impressionante, prosecuzione lunga e naturale della dimensione grassa e oleosa: frutta secca, fumo, cioccolato.
Di rara complessità, le suggestioni sono tutte fuse insieme in un sorso denso, affascinante ed evocativo di tante anime differenti. Una bevuta intellettuale, un viaggio. Ma alla fine hai più voglia di chiudere gli occhi e pensare che di chiedere un bis: 91/100.

Sottofondo musicale consigliato: I nuovi angeli – Singapore

]]>
https://www.whiskyfacile.com/2021/08/09/botti-da-orbi-dallauld-alliance-con-amore/feed/ 3
Duncan Taylor tasting – pt.1 https://www.whiskyfacile.com/2020/06/30/duncan-taylor-tasting-pt-1/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=duncan-taylor-tasting-pt-1 https://www.whiskyfacile.com/2020/06/30/duncan-taylor-tasting-pt-1/#comments Tue, 30 Jun 2020 08:50:31 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=26131 Continue reading →]]> Caliamo di nuovo le nostre mascherine per un’altra tappa dell’“Online Whisky Show” che abbiamo organizzato insieme ad Andrea e Giuseppe del Milano Whisky Festival. Ormai una decina di giorni fa, ci siamo goduti una delle più divertenti serate della rassegna, intrattenuti su Zoom dagli aneddoti eccezionali di quell’highlander de’ noantri di Fergus Simpson, di mestiere brand ambassador di Duncan Taylor Ltd. Chi lo conosce, sa che quando Fergus inizia a raccontare, con quell’accento centro-italianogaelico che lo rende adorabile, passeresti ore ad ascoltarlo. E infatti la cosa è andata piacevolmente per le lunghe. Duncan Taylor, importato in Italia da Compagnia dei Caraibi, è un marchio storico, fondato nel 1938 a Glasgow da Abe Rosenberg, uomo d’affari ebreo newyorchese. Mercanti e broker di barili, poi imbottigliatori, i ragazzi di Duncan Taylor possiedono l’equivalente di Fort Knox in barili: una delle più ricche collezioni di botti di tutta la Scozia. Imbottigliano diverse etichette, dal blended Black Bull alla serie The Octave, da Dimensions fino alle pregiate Tantalus e Rarest.
E mentre Fergus parla, noi beviamo.

Black Bull 12 yo (2019, OB, 50%)
Si parte alla carica con il toro nero, il blended di casa, la cui ricetta venne messa a punto da un blender di Dundee – George Willsher – negli anni ’60 dell’Ottocento. Sull’etichetta fu messo un bovino nero, vincitore del concorso per il miglior Aberdeen Angus della zona. Complice l’analfabetismo, il whisky divenne conosciuto come “Black Bull”, toro nero appunto. Fergus ci spiega che almeno il 50% del mash è orzo maltato, che c’è uno 0,6% di whisky torbato e che in questo blend finisce anche whisky di 16/17 anni. Il tutto fa un finishing di sei mesi in botti di sherry.
Molto aromatico e fruttato, tra pesca e arancia dolce (forse tè alla pesca). Si nota un tocco di legno, come di nocciole e cioccolato tostato. Fa capolino un che di sapone e talco e una nota un po’ alcolica. Poi nocciole. In bocca non è decisamente un vitellino… Robusto, di corpo pieno, il tenore alcolico è sostenuto. Cioccolato fondente, legno e tannini evitano ogni deragliamento nell’iperuranio delle dolcezze stucchevoli. Anzi, qui spunta piuttosto un accenno di salvia ed erbe amare. Rustico ma non abrasivo. Con l’acqua si leviga ulteriormente. Il finale è lunghetto, miele non dolce e limone. Un’idea di torbetta leggera e un curioso senso di salatino. Con acqua spunta una frizzantezza come di zenzero.
Bell’esemplare, sto manzo. Per nulla accondiscendente, maschio e muscolare. Blended per bevitori di single malt, si dice in diretta. Qualcuno vagheggia sia un’ottima base per l’Old Fashioned, noi ci limitiamo ad apprezzare con un muggito: 84/100.

An Iconic Speyside distillery 2010 “The Octave” (2010/2019, Duncan Taylor, 53.2%)
Varchiamo la soglia del single malt e lo facciamo con due segreti di pulcinella, ovvero due Speysider “iconici”, che dopo “virale” è l’aggettivo più insopportabile dello Zanichelli. L’anonima distilleria, nella fattispecie, inizia per Glen e finisce per -farclas. Il primo – che subisce una seconda maturazione di nove mesi in botti piccole ex Oloroso – è un 8 yo, fa parte della serie Octave e dal cask 2919609 sono uscite 138 bottiglie.
Si attacca sulla frutta acidina, fra ribes, fragola e soprattutto parecchio mandarino. Col tempo si fa più “giallo”, tra banana matura, ananas e limone candito. Spunta lo sherry, ed è subito cioccolato al latte, mou e cannella, con un che di pan di Spagna. E la morbidezza si fa eterna. Con acqua si sente la gioventù: lieviti e uva spina. In bocca è carico e scattante, anche se forse “gratta” un po’ all’inizio. Tabacco, pepe rosa, cioccolato amaro. Anche prugne e liquirizia. Whisky nervosetto, che anche con due gocce d’acqua rimane aggressivo. Col tempo si fa però più piacevole e cremoso (mousse di albicocca e mela, e addio sensazioni sherried). Finale di tabacco piccante, liquirizia e mandorla. L’acqua lo sfarina.
Se l’idea della serie è consentire a botticelle superattive di accelerare la maturazione di spiriti giovani, bisogna dire che la missione è compiuta. Un whisky a tinte forti, intenso, a cui donano le pennellate di sherry. Pret-a-boire, l’haute couture cercatela altrove. 85/100.

]]>
https://www.whiskyfacile.com/2020/06/30/duncan-taylor-tasting-pt-1/feed/ 2
Glenfarclas 18 yo (2019, OB, 43%) https://www.whiskyfacile.com/2020/05/08/glenfarclas-18-yo-2019-ob-43/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=glenfarclas-18-yo-2019-ob-43 https://www.whiskyfacile.com/2020/05/08/glenfarclas-18-yo-2019-ob-43/#comments Fri, 08 May 2020 09:10:42 +0000 http://whiskyfacile.com/?p=21823 Continue reading →]]>
93798785_3112231168795187_2359633441621803008_o

In mezzo alle tante cose deprimenti di questo periodo di lockdown per fortuna ne abbiamo pescata una che ci sta dando tante soddisfazioni. Assieme ad Andrea e Giuseppe del Milano Whisky Festival ci siamo infatti inventati l’Online whisky show, una degustazione che supera le barriere fisiche, perché vi porta a casa i campioni da 3 cl di whisky, e che la sera della diretta sta dimostrando di essere capace di riunire idealmente appassionati di whisky da tutta Italia in un grossa sala di Zoom (più di 80 persone per serata). Non ci fermeremo per tutto maggio e giugno, e ogni martedì sera ci sarà una degustazione tematica di cinque whisky tenuta da noi 4 (ah tra l’altro le dirette le trovate poi su facebook e su questo canale Youtube per chi volesse bere il proprio kit in un altro momento). Qui trovate il calendario delle serate, che saranno impreziosite di volta in volta dalla presenza di ospiti importanti, dall’Italia e dalla Scozia. Intanto nell’infausta data del 5 maggio ci siamo fatti un bel giretto per lo Speyside, assaggiando Glen Moray, Dufftown, Glenburgie, Cragellachie e appunto il Glenfarclas di oggi. Questo 18 anni, a ben vedere, è una rarità perché, pur nello sterminato core range della distilleria di Ballindalloch, un classico diciottenne non c’è mai stato. Ma l’arcano è presto svelato: trattasi di imbottigliamento destinato al travel retail, che però i nostri prodi A&G hanno portato in Italia e messo su whiskyshop.it.

149852-big

N: decisamente non è uno sherry monster, ma questo è lo stile dei Glenfarclas del core range (l’avevamo bevuto quasi tutto all’inizio dell’avventura di questo blog) e dunque ce lo aspettiamo. Abbiamo profonde note di uvetta, di frutta gialla essiccata (albicocca; anche mele cotte); cioccolato al latte e mandorle, ovomaltina. Panettone. Attraversa questi sentori una nota metallica, leggera, come di rame, o di ruggine, molto interessante.

P: anche qui abbastanza gentile, complessivamente giocato su una teoria di frutta gialla ancora (mele e pere di nuovo), vaniglia, un poco di uvetta. Sicuramente si sente ancora tanto il malto (ovomaltina a go go), la presenza di botti poco aggressive è evidente. Ha solo il difetto di ‘cadere’ un po’ troppo in fretta…

F: …per chiudersi su un finale anche abbastanza lungo, tutto tostato e su uvetta e cioccolato.

Sappiamo che in distilleria sono molto orgogliosi della consistency del loro distillato, basti pensae all’aneddoto dell’alambicco sostituito qualche anno fa, di cui fu riprodotto persino un bozzo accidentale per evitare qualsiasi cambio nello stile del new make. E poi non dimentichiamo che Glenfarclas è rimasta l’unica grande distilleria a distillare tramite fuoco diretto sia sui wash che per gli spirit still. Ha quindi perfettamente senso che anche in imbottigliamenti di età avanzata non vogliano vanificare tutto il lavoro sul distillato per coprirlo con botti molto attive, e sicuramente è anche il caso di questo 18 anni. Un Glenfarclas molto competitivo come prezzo (circa 60 euro!), ma che a nostro giudizio difetta un poco in personalità, con un senso diffuso di ‘travel retail’ posato stancamente sulle spalle: 83/100.

Sottofondo musicale consigliato: Queen – The Show Must Go On

]]>
https://www.whiskyfacile.com/2020/05/08/glenfarclas-18-yo-2019-ob-43/feed/ 1
J&G Grant 5 yo 1967 (inizio ’70, OB, 40%) https://www.whiskyfacile.com/2020/04/22/jg-grant-5-yo-1967-inizio-70-ob-40/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=jg-grant-5-yo-1967-inizio-70-ob-40 https://www.whiskyfacile.com/2020/04/22/jg-grant-5-yo-1967-inizio-70-ob-40/#comments Wed, 22 Apr 2020 10:53:33 +0000 http://whiskyfacile.com/?p=19588 Continue reading →]]> Cosa sarà mai questo “J&G Grant”, distillato nel 1967 nel “Glenlivet District” e imbottigliato dopo 5 anni di invecchiamento? J&G Grant è il nome della compagnia proprietaria di Glenfarclas: è un’azienda familiare, ma è pur sempre un’azienda, di proprietà della famiglia Grant – e tutti i membri della famiglia si chiamano quasi irrimediabilmente John o George. Se poi leggiamo in etichetta che il whisky è stato  distillato a Ballindalloch, beh, gli indizi sono ormai fin troppi per avere dubbi. È Glenfarclas! Questo imbottigliamento ci riporta ai magnifici anni ’70 e ’80, quando spopolavano i Italia gli scotch, spesso molto giovani, spesso millesimati: qualcuno ha in mente il Glen Grant 5 anni col vintage, vero? Beh, dobbiamo ringraziare Enrico Gaddoni, amico ed esperto di “bottiglie vecchie”, che tempo fa ci ha inviato questo sample, insieme a un’altra cosa rarissima e speciale che – lo confessiamo – non abbiamo ancora avuto il coraggio di assaggiare. Prima o poi lo faremo!, ma intanto via con questo.

N: ah, quanta piacevolezza, quanto ci si sente a casa con questi profili di whisky ‘normali’ di ormai quarant’anni fa… Tutto è all’insegna del velluto, della morbidezza accogliente: frutta fresca, esuberante e matura (frutta gialla soprattutto, mele e pere), poi una nota di orzo caldo, di corn flakes. E come tacere di quelle note (qui leggere ma presenti) di cera, quella sorta di patina d’antan, da mobili vecchi…  C’è un che di agrumato, diremmo quasi yogurt agli agrumi, forse perfino lime candito. Fantastico.

P: il corpo ovviamente è un po’ debole, si perde via così, e avrà perso un poco in gradazione. C’è però quella nota di cereale dolce-amaro, zuccherino e beverino. Una bella mineralità, senz’altro, con solo qualche sentore erbaceo che si ferma appena prima della frutta secca. La frutta qui recede, diremmo “un ricordo di pere”.

F: piacevole, semplice, mele e cereali.

Se vogliamo trovare un difetto a questo whisky, il palato ci pare un po’ troppo amaro, ma è una cosa che accade spesso con i malti di un tempo, è possibile che abbia perso qualcosa in quasi quarant’anni di vetro… Chiarito ciò, non possiamo non inchinarci di fronte a un naso davvero incantevole: e si ricordi sempre, sempre!, che questi erano imbottigliamenti iper-commerciali, fatti solo per essere bevuti senza pippe e senza pensieri. Il naso va premiato, il resto va analizzato obiettivamente e quindi 83/100. Grazie infinite a Enrico per il sample!

Sottofondo musicale consigliato: Kendrick Lamar – Sing about me, I’m dying of thirst.

]]>
https://www.whiskyfacile.com/2020/04/22/jg-grant-5-yo-1967-inizio-70-ob-40/feed/ 5