Rieccoci con recensioni random buttate lì a caso come il parmigiano sulla pasta, o come il parmigiano sul cappuccino, ancora più random. C’è molta sete nel mondo e così poco tempo per bere tutto, non perdiamoci in ciance.

Glen Grant 23 yo “9.178 – A Leathernecks cyberman” (1996/2019, SMWS, 55.3%)
First fill Oloroso sherry hogshead finish. C: rame chiaro. N: intrigante e aromatico, si apre con palo santo e resina, per poi virare sulla frutta secca: mandorla, nocciola e albicocca disidratata. Il cuoio prende il comando del naso, seguito dalle note nocciolate e ossidate dello sherry. Prugna, amarene essiccate è un che di violetta. Ricorda l’Armagnac. P: subito pieno e soddisfacente, con un alcol perfettamente integrato. La parte vinosa reclama il suo tributo di acidità, tra cioccolato fondente monorigine e arancia. Le spezie crescono, così come un che di radici (liquirizia e cassia), ben bilanciate da un miele di castagno. Incenso. Il secondo palato allappa un filo, retrogusto di vaniglia e lilium. F: mmm, si fa dolciastro e quasi stucchevole, con ancora miele, caramello e arancia. Anzi, Corrado dice Cebion. Da assumere dopo i pasti.
Naso e primo palato ci facevano sognare, poi pian piano si perde e il finale non è indimenticabile. Evoluzione strana, che non aiuta a dare un voto entusiasta come poteva esserlo al naso: 87/100.

Ardnahoe Distillery esclusive “Skerryvore XX” 5 yo (2025, OB, 50%)
Otto barili per produrre questo whisky: 1 Oloroso hogshead, 3 PX quarter casks, 3 bourbon barrel, 1 refill barrel. C: oro. N: molto giovane, e fin qui niente di strano. C’è una bella freschezza erbacea che parte dalla pera e approda al lime e alle alghe, perché in un attimo lo iodio ti porta in riva al mare, con un fumo di torba che spira gentile. Minerale, certo, con muschio bianco e talco, ma anche agrumato (pompelmo). Fieno affumicato, fumo freddo e un guizzo acido. P: che spettacolo i whisky costieri giovani fatti bene. È subito soddisfacente, con un cereale rotondo e grasso, con note di tostatura e tabacco Virginia, nocciole e torba. La parte cerealosa si fa cremosa e dolce, tra il porridge e il pandoro: si sente una nota di latte intero, di panna, mescolata al miele. Si ripresenta una nota citrica, non aggressiva ma che aiuta a tenere in tensione il sorso. F: coerente con fumo dolce, cioccolato bianco, Ciocorì e vaniglia.
Premiamo la grande rotondità del sorso di un giovincello davvero ben fatto. Lo sherry si sente relativamente poco, ma non è un difetto. Anzi, così si sprigiona la potenza aromatica del malto. Buonissimo: 88/100 anche se non è il re della complessità.

Bunnahabhain 9 yo The Artist (2014/2024, LMDW, 48%)
Torbato, 1687 bottiglie rilasciate. C: paglierino. N: lo riconosceremmo fra mille, il giovane Bunna torbato, anche perché lo abbiamo pure imbottigliato nella nostra prima serie… Nudo e crudo, con quella aria di limone e acqua di mare in cui sguazzano salicornia, ostriche, carambola e melone bianco. Su questa impalcatura di estrema freschezza isolana ecco spuntare il malto: shortbread salati e un filo di fumo non invasivo. La gradazione lo intimidisce un po’. P: qui invece l’ingresso in bocca è più deciso, di nuovo sul limone (sorbetto al limone e limone candito) ma con una cenere più netta. Anche la frutta è più presente, pesca tabacchiera grigliata e melone bianco di nuovo. In generale, ha un mouthfeel avvolgente, con qualcosa di noci di macadamia, vaniglia e un crescendo di braci e cenere spenta. F: zucchero vanigliato e torba minerale con un tocco erbaceo. Non lunghissimo.
Olfatto un po’ trattenuto, primo palato convincente, tutto al posto giusto. Non sorprende, ma che bella bevuta nel suo genere: 86/100, il voto alla solidità classica di Bunna.
