Finora ci era capitato di recensire un solo Akkeshi, il “Taisetsu” dedicato alla “grande nevicata” che Zuc aveva bevuto in Giappone. Siccome però di quel giramondo a sbafo non ci fidiamo troppo, ora che Akkeshi è entrato nel portafoglio di marchi importati da Velier abbiamo voluto testare con mano (e naso) la qualità dei suoi prodotti. Fondata nel 2016 da Keiichi Toita, si trova sull’isola settentrionale di Hokkaido, dove nevica spesso e dove ci sono pure le torbiere. L’idea è riprodurre lo stile di Islay, e per questo gli alambicchi e il mash tun sono stati creati da Forsyths. Si beva.

Akkeshi ‘Taisho’ blended (2022, OB, 48%)
Imbottigliamento della “24 solar term series” dedicata alle stagioni giapponesi. Questo in particolare è il “Peak of summer”. C: miele. N: giovane e con una certa ruspante esuberanza da grain, che si coglie fra le pieghe di un naso molto mieloso, con marmellata di miele e un filo di vernice. Menta, grafite e cedro. O forse è bergamotto. Ad ogni modo, il distillato apporta note di candito. Castagne crude e un filo di fumo. Pepe bianco e litches. Non intenso, ma fresco e delicato. P: la torbatura qui è più evidente, il corpo tutto sommato pieno e oleoso. Attacca dolce, con sciroppo e miele e caramella al miele. Col tempo si fa più cinerino, con parecchio limone minerale. A tratti sembra un unpeated Islay malt. Tisana alle erbe in cui qualcuno ha sciolto miele di eucalipto. Tisana alla liquirizia! F: cenere, limone, zenzero candito e liquirizia zuccherosa. Medio lungo.
Beh, per essere un blended e per di più giovincello, fa impressione. Non è di per sé indimenticabile, ma non ha difetti. Piacevole, non banale, mineralino. Per noi un 84/100.

Akkeshi ‘Ritto’ single malt (2021, OB, 55%)
Ancora serie delle stagioni, ma ora passiamo al single malt. Diecimila bottiglie, invecchiamento in mizunara e sherry per rendere l’idea dell’inverno che inizia: “Winter begins” si legge in etichetta. C: quasi ocra. N: un altro pianeta. Qui sembra di essere a Jerez, e di annusare il flor che si deposita nelle botti di sherry. Sa di botti, legno, pazienza e tempo. Incenso anche. Poi ecco la frutta, che parte dal distillato di pere e arriva alla cotognata, allo strudel, alle albicocche e alle prugne gialle. Anacardi e mandorle tostate si mescolano ad altra frutta gialla matura (kiwi gold). Palo santo anche, quel filo aromatico che si leva nel retronasale. P: l’alcol è totalmente assente, si apre dolcino e giovane, con ancora la frutta cotta di cui sopra con in più arancia rossa e pesche sciroppate. Poi però subentrano una dose generosa di spezie e tannini: chiodi di garofano, tabacco da pipa, noce moscata. Vivace, pepatino, con una bella nota ossidata di rancio (olio d’oliva!) e una sensazione di orange wine che ti si fissa in testa. F: media lunghezza, liquoroso e sapido, con fruttosio vario (alcuni dicono mele cotte, altri caramelle alla prugna) e un fumo ora più compiuto, da sigaro.
Praticamente unico, non ci era mai capitato di assaggiare un whisky così profondamente “cantinero” eppure fresco e minerale. Una bella macedonia mista di suggestioni che sfavillano, ognuna col suo viaggio ognuno diverso. Iridescente: 88/100.

Akkeshi ‘Seimei’ single malt 3 yo (2022, OB, 55%)
Seimei significa “puro e pulito” ed è la quinta stagione giapponese, quella in cui inizia a vedersi l’arcobaleno: per questo in etichetta si legge “Radiance of pure joy”. Single malt di età dichiarata di 3 anni, invecchiamento in bourbon (70%), sherry (20%), vino rosso e mizunara. C: paglierino. N: può un whisky profumare di alberi? Beh, forse in Giappone sì. Sa di corteccia, sauna, camino, falò. Sa di menta e aghi di pino in una foresta pietrosa, con rocce bagnate. Balsamo tigre, anche. La parte di eucalipto domina la metà fresca, cosparsa di fumo vegetale e inebriante. L’altra metà è una frutta bianca dolce, tra i litches e il cedro. Molto educato, iodato e piacevole. P: eh, buono, non c’è che dire. E fin qui, son capaci tutti. Touché. E allora andiamo più in là: è incredibile l’integrazione e la struttura che riesce ad avere a tre anni. Un torbato di tre anni invecchiato in botti così eterogenee raramente raggiunge un bilanciamento del genere. Lo sherry si sente un filo di più, così come l’acidità della parte vinosa. Il sale (carne affumicata e salata) si unisce alla torba umida e a una frutta secca tostata. Organico, meno balsamico. Timo bruciato, alghe riarse e un senso di pepe che a Corrado ricorda la cucina romana. F: lunghetto e un poco allappante, riemerge il distillato, con alghe e pepe bianco.
Meno unico rispetto al precedente, ma altrettanto clamoroso per intensità ed equilibrio in relazione all’età. La parte balsamica al naso è molto particolare e forse il finale è meno perfetto del resto, ma ragazzi che palato! 87/100.
Sottofondo musicale consigliato: DJ Krush – Kemuri
