Quando siamo stati a trovare il mitologico Claudio Riva nel suo antro magico della Brianza lecchese, ci siamo portati a casa un paio di samples di un bourbon che non avevamo mai sentito nominare. Un po’ perché siamo dei lazzaroni ignoranti, un po’ perché Claudio arriva prima di chiunque altro su qualsiasi whisky e dunque è giusto così.
Il whiskey in questione si chiama Penelope, come la moglie di Ulisse che tesse la tela per dieci anni e poi la disfa di notte. E anche come la figlia di Mike e Kerry Paladini, che nel 2018 scoprono di aspettare una bimba e cosa fanno? Arredano la stanza? Comprano un passeggino? No, producono un bourbon col suo nome. Il whiskey viene distillato a Lawrenceburg, Indiana, nell’impianto che oggi si chiama Ross & Squibb distillery e imbottigliato in Kentucky. Utilizza per il bourbon un mash di 4 cereali: 75% mais, 15% grano, 7% segale e 3% orzo maltato. Fanno anche delle cose da far accapponare la pelle, tipo gli invecchiamenti in rosè cask o in vino de naranja spagnolo, ma noi ci fermiamo migliaia di km prima, allo Straight bourbon classico e alla versione barrel strength.

Penelope Four grain Straight bourbon (2023, OB, 40%)
C: ramato. N: non poderoso, ci sono miele, arancia, banana, cereali Frosties della colazione. Un po’ di té alla pesca industriale. La vaniglia c’è, il cocco tostato classico del bourbon manca. C’è un che di clorofilla in compenso. Ma tutto flebile. P: il grado lo mantiene innocuo, ma piacevole. Caramelle (alla banana) e caramello, con parecchia vaniglia e burro. Il secondo palato si fa più legnosetto, con spezie (cumino, noce moscata) e toast imburrato. Che è la cosa che più rimane: pop corn al burro. F: zucchero caramellato, burro fuso, violetta leggera.
Non ci ha fatto impazzire, ma quel senso di toast imburrato è nitido e godibile. Sembra quando proprio il ricciolo di burro si scioglie sulla fetta di pane appena tolta dal toaster. 80/100.

Penelope Barrel strength #22-01 (2022, OB, 57.5%)
C: rame aranciato. N: le cose qui sembrano diverse, anche se non si parte col carnevale dei profumi neppure qui. Però si nota subito una maggiore predisposizione alla frutta, soprattutto l’albicocca (secca, ma anche fresca) e l’arancia. Navel, per essere precisi. C’è una parte di lucido da scarpe evidente, che si amalgama con la vaniglia, la cannella e anche un che di frutta rossa: fragoline. Esteri e tabacco aromatizzato. Col tempo emerge anche della prugna, un che di eau de vie francese altrimenti nota come cognac. P: molto più interessante della versione a grado ridotto! Qui la parte floreale si sente subito, poi soccombe allo smalto e alla potenza del legno e della frutta: ancora albicocca, mela rossa, cannella. Uno strudel impastato con il legno e il Pronto legno. Il secondo palato è più allappante e un filo astringente, anche qui il guizzo di burro (e noci pecan). F: buccia di mela, violetta e polvere di cacao e cannella. Amarognolo e lungo, con qualcosa di cola e ciliegie nere. Sorprendente.
Non c’è paragone, la versione a grado pieno è nettamente preferibile. Anche se il legno lascia parecchio anche in termini di “asciuttezza” e lo incasella nella discussa categoria dei bourbon severi. Che a noi piace, sia ben chiaro. Li troviamo più intellettualmente provanti, perché, come detto prima, essendo dei lazzaroni ignoranti siamo affascinati dai distillati meno primitivi. 87/100.
Sottofondo musicale consigliato: Loreena McKennitt – Penelope’s song
