Rosso di sera, bel tempo si spera. Rosso di mattina, bel tempo si avvicina. Rosso con il whisky, si beva e non si cincischi.
Per fortuna non facciamo i parolieri, quindi ci perdonerà Davide Romano se rimiamo versi mediocri sul suo fulvo crine e la sua ars selezionatoria. Ma siamo in clima Sanremo e non ci siamo saputi trattenere. Così come non sappiamo trattenerci dall’assaggiare i campioni delle nuove releases della serie “The Young Masters” di Valinch & Mallet, appunto, al cui sempre ricco banchetto abbiamo fatto tappa all’ultimo Milano Whisky Festival.
Partiamo oggi con due imbottigliamenti non usuali. Il primo è della distilleria dello Speyside Knockdhu (proprietà Inver House), che dal 1993 commercializza il suo single malt con il nome di AnCnoc per differenziarlo dalla Knockando (proprietà Diageo). Il secondo è di Balblair, Highlands, ancora di proprietà di Inver House.

Knockdhu 11 yo (2013/2024, Valinch & Mallet, 52.9%)
Il barile #45 era un second fill Oloroso sherry. 339 bottiglie. C: oro carico. N: si apre pungentino, con un tocco di smalto per unghie sotto il quale si agita un’anima rurale, di stalla e stallatico. C’è una quantità colossale di arancia, anche e soprattutto sotto forma di Polase, insomma polverosetto. La frutta prende presto il sopravvento con l’albicocca secca, la marmellata, le pesche al vino. C’è una nota che Zuc definisce “di sfogliatine Vincenzi”, ma che in realtà rispondono al nome di Millefoglie: le avete presente dai, non mancano mai in casa delle nostre mamme. Una grattatina di noce moscata, un che di caramello, ovviamente vaniglia. Che con qualche goccia d’acqua dilaga. P: più vinoso rispetto al naso, e anche più speziato: a noce moscata e vaniglia si aggiungono cumino e cannella. L’albicocca è ancor più netta, anche se breve. C’è parecchio pepe, mandorla, di nuovo agrumi (le arance Navel). L’acidità dello sherry si nota, così come la piccantezza. Che è un po’ impattante ma si quieta con l’acqua. F: legno tostato, frutta secca e liquirizia. Nocciolo di ciliegia.
C’è del carattere in questo guizzante speysider che non scende a compromessi. Le screziature inconsuete del naso ci intrigano, forse al palato si riallinea un attimo al profilo di uno sherry cask classico, seppur bello teso. Per i cultori del legno e della spezia (e no, non stiamo parlando della saga di Dune): 84/100. Lo trovate anche qui.

Balblair 12 yo (2011/2024, Valinch & Mallet, 53.4%)
Il barile #800197 di rovere europeo aveva contenuto anche in questo caso sherry Oloroso. 331 le bottiglie. C: oro più chiaro. N: anche qui c’è una ricca dote di puzzette affascinanti, che vanno dal sacco di iuta al metallo, fino al cereale insilato. Poi un nuovo invitato si presenta al naso: cacao in polvere, a sacchi. E poi amarene sotto spirito e anice stellato. Anche qui, come per il Knockdhu, c’è grande tensione. Con due gocce d’acqua si amplifica la parte sulfurea, ma piacevole, di arancia vagamente ammuffita. P: lo sherry qui è pieno e potente, nella sue declinazione più “castana”, nel senso che si squadernano cuoio, noci e sigari appena confezionati, ancora umidi. C’è del legno, con una sua distinta severità, e c’è ancora molta frutta rossa, soprattutto amarena. Il secondo palato vede distinguersi il malto di Balblair, con quei tocchi metallici che ci piacciono tanto, soprattutto se mescolati al malto. Regge bene l’acqua, che paradossalmente lo rende ancor più pimpante. Zest di arancia. F: un filo alcolico, con tabacco e té nero.
Un punticino in meno per il finale un filo meno equilibrato, per il resto è un eccellente malto delle Highlands, che da sempre e per sempre avranno nel dna sfumature minerali e metalliche, acuite in questo caso da uno sherry bello “svuncio”, diremmo in quel della Lombardia ridens. Per noi un 86/100. Se lo cercate, qui c’è.
Sottofondo musicale consigliato: Stone Temple Pilots – Piece of pie
