Una ventata vintage ci scompiglia i pochi capelli rimasti e le barbe ormai tristemente imbiancate. Ci sembra di essere tornati al tempo dei vinili, o meglio delle musicassette, quelle dove bisognava cambiare lato. Quel senso di fine imminente, quell’incognita del nastro che poteva ingarbugliarsi e sputtanare tutto, quel rumore di meccanismi… tutte cose che la generazione Spotify non conoscerà mai.
Tutta questa pantomima per presentare due imbottigliamenti di Compass Box, l’imbottigliatore indipendente scozzese specializzato in blended e blended malt e in packaging fighissimi. Entrambi fanno parte della serie “New vibrations”: poche ciance, via di recensione doppia.

Compass Box ‘A-side’ (2023, OB, 48%)
Blended grain, composto a sua volta da due blended grains (32,4% e 3,1%) e da un single grain (64,5%). Invecchia in bourbon e Madeira seasoned casks. 930 bottiglie. C: oro carico. N: crema pasticcera e limone, le tartellette alla frutta che si portano alla nonna la domenica a pranzo. Banana verde, cocco e uovo in generale. Uovo zuccherato, crema all’uovo. La dolcezza del grain che è sempre un po’ triviale si fa sentire, ma non in maniera sgarbata. Lime candito. P: non male, sembra subito ben equilibrato fra la parte cremosa (pastel de nata) e quella agrumata e candita, tra limone e un che di erbaceo. Cocco di nuovo, vaniglia. Quel che convince meno è il fatto che rimanga solo in superficie e che dopo una fiammata di sapore si spenga presto, lasciando un che di floreale. F: dolce-amarognolo, pepe bianco, legno e poco più.
Onesto, equilibrato, senza difetti ma anche senza picchi. Grazioso e nulla più: 84/100.

Compass Box ‘B-side’ (2023, OB, 49%)
Blended malt composto da un single malt di Islay (12,2%), due single malt dello Speyside (20% e 7,8%), due blended malt (16,4% e 2,3%), un single malt delle North Highlands (11,3%) e un single malt delle West Highlands (30%). Ce li giochiamo sulla ruota di Perth. Invecchia in botti ex bourbon, botti recharred, botti Madeira seasoned e “custom French oak”. 1500 bottiglie. Siamo sfiniti dalla premessa. C: oro. N: salmastro e isolano, con una torba minerale. Il tratto marittimo, che ricorda la tintura di iodio, si stempera e tutto si fa più “highlander”: ciottoli, cedro, erica e grafite. Fieno e pesca bianca. Ben fatto. P: torbato e medicinale, forse un filo troppo alcolico. La torba è bruciata, più del previsto. Il tratto salmastro si riverbera fra il lime e quella punta di mineralità. Poca frutta, forse carambola. Però è molto vivo, spunta anche della cera. F: lungo, oleoso, con liquirizia ed erbe medicinali.
Più nelle nostre corde, da 86/100. Bello il mix di torbe differenti, che si rincorrono come i gatti: prima più isolano, poi più minerale, sempre pimpante.
A+B (una prova empirica…)
In realtà nel pack delle due bottiglie c’è anche un boccettino di A+B. Noi ce lo siamo autocreato blendando a caso. N: mele, pere e vaniglia si mescolano alla torba, che ovviamente si stempera molto. L’ardesia rimane, in generale quel senso di pietrisco e sali minerali che viene amplificato dall’agrume. Bergamotto, buccia di mela verde, zucchero a velo e miele. Anzi mele. Anzi entrambi. P: più secco rispetto al grain, più completo. Anche se abbiamo mischiato un po’ a occhio, sembra perfettamente bilanciato. Cocco, banana verde e vaniglia da una parte, torba minerale, screziature di iodio dall’altra. F: sapido, Danette alla vaniglia con sale di Maldon e un filo di fumo.
Incredibile come l’unione lo faccia sembrare quasi un whisky giapponese. Diciamo sempre che il blending non è l’arte di aggiungere sapori ma di moltiplicarli e cambiarli. Ecco, qui spunta qualcosa di davvero nuovo.
Sottofondo musicale consigliato: Lou Reed – Walk on the wild side
