Procediamo spediti nel nostro giro del mondo sulle orme del “World whisky tour” di Gravity Drinks. Oggi tocca a un girone di quelli bizzarri, che mette insieme malti da India, Austria e Nuova Zelanda. Della magnifica confezione che racchiude 24 samples da tutto il pianeta vi abbiamo già detto, quindi non ci dilunghiamo oltre. Questi tre chiudono il secondo capitolo: Exploration.

Indri single malt Triple cask (2023, OB, 46%)
La parola “indri” in sanscrito indica i cinque sensi. Viene prodotto dalla Piccadilly distillery, che utilizza 6 pot-still di rame e dalla quale escono fino a 4 milioni di litri di whisky l’anno, non bruscolini come direbbero nell’Uttar Pradesh. Questa versione “triple cask” invecchia in botti ex bourbon, ex PX ed ex vino francese. C: oro carico e antico. N: la parte vinosa è evidente, un vino liquoroso, sa di Vin Santo per capirci, con anche tutti i cantucci. Una nota un filo artificiale di legno e colla, che suggerisce la maturazione molto rapida di certi Paul John, per esempio. Un tocco erbaceo (pigne!) e scorza di agrumi. Frutta esotica con alti esteri, a mo’ di rum giamaicano. P: non educatissimo. Non nel senso che fa i bisogni per strada, come capita spesso in India, ma insomma… Diciamo che è ruvido e con qualche nota sgraziata di alcol e spezie. Si apre dolce (caramella al mango, miele), poi subentra una scartavetrata di legno, che gratta il palato. Chili e Cointreau, un binomio curioso. F: zuccherino e sciroppato, con ancora alcol e amarene sotto spirito. E poi sul lungo andiamo sull’amaro…
Non ci fa impazzire, sinceramente. Lo troviamo sbilenco, un po’ greve e non del tutto piacevole. E con anche un alcol non molto equilibrato. 75/100.

Krauss straight whisky (0b, 46%)
Distilleria in Stiria, dal core range imperscrutabile. Su whiskybase non esiste questo fantomatico “straight whisky” C: oro zecchino. N: fresco e brusco, con mele Granny e limone come se non ci fosse un domani e non esistesse il problema annoso dell’acidità di stomaco. Il naso è proprio asprigno. Distillato, quindi anche i lieviti fruttati e acidini della distillazione. Pera candita, ice-wine dolce, i viticci della vite. P: dolce e meno primordiale del previsto. Miele, composta di mele e prugne gialle e parecchia banana. Un po’ di legno, con le spezie (cardamomo, pepe bianco, zenzero). C’è anche qualcosa di artificiale, tipo sciroppo per la tosse. Il legno è basic, Ikea con tanto di cartoni per l’imballaggio. F: banane, zenzero e pepe bianco, media lunghezza e alta piccantezza.
Un bel girone, non c’è che dire… Anche lui ci emoziona il giusto, però rispetto all’Indri ha un qualche punticino in più per una certa frutta. Siamo comunque non oltre il 77/100.

Pokeno ‘Origin’ (2022, OB, 43%)
asas C: vino chiaro. N: puzzetta, tra sudore e durian, il famoso frutto tropicale vietato in certi Stati perché sa di piedi. Vaniglia, cocco, banana, e quelle robe lì, del first fill bourbon cask. Miele di tiglio, forse. Ma torna pure una puzzetta che ora ricorda il mangime dei pesci. P: abbastanza basic, cioè dolcezza giovane di distillato e botte ex bourbon: cocco, mela gialla, vaniglia, non granché altro. Magari dei frutti canditi (ananas, pera), ma non pensatelo fruttatone e succoso, è più sul lato zuccherino e caramellato. Nel senso di caramella, non di caramello. Zuccherini alla banana. F: lineare e non sorprendente, con l’alcol che emerge dal non entusiasmante finale.
Niente, ci riserviamo l’entusiasmo per altri campioni. Anche questo, seppur beverino e innocuo, non ci esalta granché. Il naso è quasi sbagliato, il resto invece rientra nella norma di un whisky giovane molto segnato dalla dolcezza basica del barile. 79/100.
