Ci siamo, con oggi chiudiamo la sarabanda di assaggi del Master in Cognac di Whisky Club Italia. Ultimo sforzo, ultimi 5 distillati francesi di vino da passare ai raggi x.

HENNESSY Privilège, VSOP, 40%
C: Mogano. N: legno di rovere, tannini, chiodi di garofano. Fiori gialli maturi, tantissimo miele di castagno, uva sultanina. Legno di sandalo, tabacco trinciato. Liqueur d’expedition. Ci sono anche note di cuoio e fumoir, unite a del croccante, a delle barrette con cereali, miele e frutta essiccata. P: molto rotondo, morbido, piuttosto oleoso, con una legnosità gradevole. Cupo ma dolce, con spezie del legno, marron glacee, torrone, uva passa. Qualcosa ricorda gli invecchiamenti in PX, forse il rancio. Pepe, timo e maggiorana tritati e lasciati lì. Cresce il tannino. F: una acidità da arancia matura sostiene corpo, spezie, legno, dolcezza e tutto il cucuzzaro. Il legno (con un che di chinotto) prolunga il finale.
Molto “prodotto”, meno garrulo e fresco di altri coetanei. Certo, non è un paladino dell’autenticità artigianale, ma il risultato è senz’altro più che degno: 85/100

CAMUS VSOP Intensely aromatic, 40%
Quattro generazioni hanno portato da piccola distilleria a una grande realtà, ma il carattere resta più familiare e “sostenibile” (è una delle tre aziende che hanno investito aprendo distilleria di whisky in cina). C: Ambrato. N: sempre la nota floreale intensa, seguita da una nettissima sensazione di torta margherita, crema e pinoli. Pastel de nata con ricordi di violetta. Segna la regione di Borderies, che evidentemente è un dato predominante. Fiori d’arancio, vaniglia e pera. Zucchero a velo, aranciata. P: molta frutta, si parte con succo latte e pesca, si arriva a mango e agrumi canditi. Bevuta elegantissima, molto citrica, tesa, delicata ma che fa salivare. Apple pie, ma spezie e tannini si spandono come quando mangi al messicano e inizialmente ti sembra che quel chili non sia così piccante… E poi è troppo tardi. F: si asciuga, resta pulito e fresco, resta un velo di olio essenziale di bergamotto lunghissimo che fa salivare e chiedere un altro sorso. Esteri
Interessantissimo, meritevole di un 86/100 e di un plauso per la bella tensione “alta” su note citriche vivaci.

REMY MARTIN VSOP, Fine Champagne, 40%
Fondata nel 1724, produce il “Louis XIII”, in cristallo di baccarat, solo settecento e pochi esemplari e costi mostruosi. Ma che hype! C: mogano. N: naso composto, con marmellate e cannella, non particolarmente vinoso né fruttato, piuttosto omogeneo e uniformato. Profondo, elegante, completo. Ma un po’ attutito. P: semplice, con una dose di spezie, prugna cotta e albicocca secca. E pera cotta. Il legno c’è, con nocciolo di ciliegia e chiodi di garofano. Cioccolato al latte. F: rotondo, semplice, media durata. Ancora pralina alla ciliegia.
Molto ben fatto e costruito con attenzione, non ci si può lamentare. Però è anche piuttosto innocuo e standardizzato, non eccelle in nulla: 83/100

MARTELL VS Single distillery, 40%
Invece dei soliti blend, tutto distillato da una sola distilleria. C: ambra scura. N: vena acida, freschezza, mela verde e menta (dentifricio), con un po’ di prugne secche. Poi vaniglia, macedonia di frutta bianca con foglia di basilico. Col tempo anche cacao in polvere (After Eight) e resina. P: si apre debole, su una nota floreale, ma torna più tradizionale e composito, con una parte di frutta matura tipo albicocca, poi cioccolato, miele balsamico e ginepro. F: tabacco alla menta (ma delicato), cioccolato, uva passa. E una parte zuccherina un po’ artificiale.
Strano, originale nel naso ma torna più ordinario nel palato. Due anni di invecchiamento rendono bene, ma insomma, siamo nella parte bassina della classifica: 78/100

COURVOISIER VSOP, 40%
Parte dominante di Fins Bois. C: ambra ramata. N: frutta secca (nocciole tostate) e caramello, ma anche le consuete frutte essiccate, prugne e mirtilli rossi. Nota scura, di sottobosco. Una nota floreale e una crema al limone. Maturazione più lunga del precedente, subito percepibile: evolve nel bicchiere. Una parte balsamica mentolata e certamente una maggiore evoluzione della vaniglia, che ricorda la pasticceria e il cappuccino. P: un po’ vuoto l’attacco al palato, poi si riempie e si scalda, con ciliegia, foglie di té nero e di tabacco. Astringente, poco cremoso, asciutto e aromatico (i famosi legnetti profuma ambienti), poi un’acidità tipo lampone. Mandorla tostata e qualcosa di allappante. F: caramella mou, cacao, chiodi di garofano e vino.
Le note non sono male, ma l’attacco al palato è il più deludente delle 5 grandi maison. 80/100.
