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Piccole rece che voi umani… vol. 5

Rieccoci qui con la rubrica più appassionante del web, una roba che al confronto il Rompipallone di Gene Gnocchi è noioso. Il nostro consueto appuntamento con i samples-di-roba-buonissima-ma-quasi-introvabile.

Highland Park Orkney Rowing Club (2019, OB, 58%)
Invecchiamento in botti ex bourbon first fill per un’edizione speciale da 4000 bottiglie dedicata al club di canottaggio di Kirkwall. C: rame scuro. N: molto carico, marmellata di limoni intensa, agrume cotto. Caramello e fiorellini di campo, con il fleur du sel. Panettone con l’uvetta, burro salato, cannella e zucchero brulée. Pastelli, cioccolato profumato, miele d’erica. Sembra masticabile fin dal naso, non è comune come sensazione. Col tempo emerge una nota di Sloe gin, ovvero prugnole e un senso di bosco, il tutto avvolto dal caramello. E anche tanta mela, matura e candida. P: più che un club di canottaggio sembra il whisky dei cacciatorpedinieri: il primo impatto è devastante come un assalto frontale, con alcol sostenuto, dolcezza da schiaffi e spezie a grappolo. Pepe, mela rossa e un lato amaro che ricorda il caffè di cicoria zuccherato. Questa parte amara – cioccolato fondente, ma anche astringenza da legno – risulta un po’ sbilanciata. Chiodi di garofano affumicati, una torba crescente. In generale sembra non trovare un bilanciamento, e dondola fra una dolcezza intensa e le parti più graffianti. Serve mezza tanica d’acqua per lenire la potenza perforante dell’alcol sul palato. F: lungo, ancora su spezie, caramello e legno tostato. Una piacevole punta di frutti rossi salati rimane in bocca.
Ci aspettavamo qualcosa sul genere Full Volume (first fill bourbon), ma siamo proprio in altri pianeti: qui il legno è un po’ greve, sia come impatto della dolcezza sia come speziatura. E l’alcol è in sincrono con la piccantezza: tende all’eccesso. Un altro HP che segue la china contemporanea delle maturazioni spinte, da cui non traiamo grosso piacere. Per noi è too much: 82/100.

Linkwood 10 yo (1989/2000, Kingsbury, 57.7%)
Curioso invecchiamento in botti di Cream sherry, varietà rara e particolarmente dolce. C: cremisi chiaro. N: ullallà, che sballo: créme caramel puro, vien voglia di prendere una cucchiaiata dal dram. Proviamo a fare ordine: ci sono tamarindo, cola, il sugo delle amarene Fabbri. E poi ancora cola, datteri, gelato di Malaga, tutte cose scure, sciroppate, goduriose. Parallelamente, si fanno strada anche sensazioni più umide (cantina, nocino) e più forestali, come felce, Ricola al ribes nero e sambuco. Molto espressivo. Granita alle more di gelso. P: il primo impatto è un mix fra la Pepsi e la granatina, ma con una profondità e una speziatura che rendono interessante anche un profilo così dannatamente zuccherino. Si ripetono le suggestioni del naso (cola, tamarindo, frutta rossa sciroppata o in confettura), a cui si sommano le spezie del legno e quella sensazione tipica di gusci e legni vari. Arancia rossa quasi ammuffita, roiboos addolcito col miele. Anche pane e marmellata di prugne. Cremosissimo, mantiene una tensione che lo salva dall’inferno dei whisky diabetologici. Incredibile l’integrazione dell’alcol, sembra un whisky da 48%. F: sciroppo di sambuco, zenzero, legno umido e spremuta di arance rosse.
Partiamo col voto, che è un sorprendente 89/100. E lo diciamo partendo dal presupposto che a noi i whisky dolci piacciono il giusto. Però questo Linkwood è estremamente ben bilanciato, con una intensità di profumi e sensazioni fruttate che riescono a mettere in secondo piano le note sciroppate. Un dram invernale, da fine pasto, che sostituisce egregiamente il gelato.

Ardnamurchan Paul Launois 3rd release (2023, OB, 57.1%)
Terza release dell’Ardnamurchan invecchiato in botti che avevano contenuto vini base per lo champagne Paul Launois: 2676 bottiglie. C: oro carico. N: albicocca, mandarini e frutta arancione a caso. No, dai, il melone non c’è. Però la nespola sì, e anche l’uva passa quella bianca. Quel profumo di pane lievitato in fase di cottura che spesso si trova nello champagne c’è anche qui, insieme a una certa acidità agrumata. Con calma, emergono note balsamiche e di fiori di tiglio, ma anche succo di mela e tantissimo mango, non troppo maturo. P: miele, liquirizia e pietre focaie, la ricetta perfetta per venditori di accendini diabetici. La cosa che subito colpisce è quel senso di sali piccantini che spesso si trova nei whisky delle isole leggermente torbati e che a noi piace assai. Frizzante, unisce limone e torba minerale, vaniglia e limoni canditi. Giovane, è giovane. Ma è anche buono. Caramella mou, ancora liquirizia, vaniglia, zenzero… L’alcol si integra bene, ritorna l’albicocca secca. Un goccio d’acqua arrotonda gli spigoli, fa emergere un accenno di burro caldo, brioche alla marmellata. F: non lunghissimo, ancora sulla frutta essiccata (albicocca, mango). Croccante alle arachidi, un po’ tostato e un po’ amarognolo. Sapido e sfizioso, quasi sigaretta al mentolo.
Un bel whisky, insolito ma ben fatto, che si fa sorseggiare con interesse. Va detto che è abbastanza irrequieto, la gioventù freme e vibra tra le note del distillato, eppure a dirla tutta è un’esperienza da fare, una bevuta tesa e composita che fa pensare. Parliamo di capolavoro? No, dai, siamo seri. Però vale l’assaggio e ne vale anche un altro: 87/100.

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