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Glenfiddich 15 yo Distillery edition (2020, ob, 51%)

Ancora ebbri di design, con la fantasia turgidamente ripiena di comodini ergonomici e soluzioni salva-spazio, abbiamo bisogno di solide realtà. Meno storytelling, meno fantasia, più concretezza. E nulla è più concreto di Glenfiddich, il cui cervo simbolicamente conficca le corna nel deretano dei fighetti dello Scotch. Sì, perché con Glenfiddich le chiacchiere stanno a zero, è tutta questione di malto, storia e due dram così. Ora, è vero che ultimamente qualche svolazzo chic se lo sono concesso anche loro, con le varie serie Time Re:imagined eccetera. Però di norma è ancora un marchio che punta sul prodotto.
Oggi tracanniamo con bramosa sete il 15 anni Distillery Edition, che dopo anni nel core range è passato a far parte della gamma Travel Retail, cambiando il packaging. Il mix di botti è genericamente american e european oak. Il colore è un oro pieno.

N: sour. Si apre sulle note inebrianti del sour. Acidino come una battuta sulle rughe di una signora, richiama subito la carambola, il succo di lime, la mela Granny smith. A compensare questo lato, c’è una dolcezza molto tipica, di torta di pere e miele, e una evidente nota di legno e appretto: sembra che la nonna stia stirando nella vecchia sala… Tutto è leggiadro, etereo, forse un filo alcolico. Fiori rosa fiori di pesco, di nuovo la pera stavolta sbucciata. E un prato assolato. Bucce di mandarino, cereali della colazione. Si fa più aromatico e profumato col passare del tempo. Primavera di Botticelli prima che la Santanché la scritturasse per fare l’influencer virtuale (e non stiamo scherzando…)

P: anche con un grado piuttosto alto, Glenfiddich si conferma il peso piuma degli Speysider. Semplicemente, la struttura è esile, graziosa. Una dolce acidità si ripropone anche al palato, con caramella di Selz al limone, ancora mela verde, con mandorla crescente. Il legno gioca una parte non secondaria, con una astringenza piuttosto spinta, portando con sé zenzero, fieno secco, bucce di nocciole e albedo. Pizzicorini alcolici fanno capolino qui e là. Impressioni amare si moltiplicano, dalle mandorle si passa alle erbe (sempre secche).

F: di nuovo quella astringenza amarognola da vegetale, in cui fa capolino cereale dolce. Tannini. Media lunghezza.

Come gli Asciugoni Regina, a fine dram ti senti prosciugato in bocca. Funziona come un’idrovora, ti fa venire le arsure già al primo sorso. Significa che il legno spinge abbastanza, ecco. Il naso è davvero ben fatto, molto evocativo di suggestioni fresche e naturali, prettamente primaverili. Il palato è più austero: nonostante non tradisca il dna della distilleria, ben presente nella leggerezza del malto, il legno prende il potere con la violenza e impone la sua blanda dittatura. E le dittature in fondo non entusiasmano nessuno. Detto questo, non ci fa innamorare, ma ci vivremmo: 83/100.

Sottofondo musicale consigliato: Stick in the wheel – Villon song

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