Terzo round degli otto imbottigliamenti della serie Nikka per La Maison du Whisky. Li abbiamo bevuti a Genova nella sede Velier, ma siccome siamo generosi abbiamo portato dei samples anche al resto del gruppo a Milano. Siamo a un passo dalla canonizzazione, chiamateci Santi Facili.
Oggi Miyagikyo 15 anni invecchiato nel port hogshead #125992, quindi più piccolo delle tradizionali port pipes. Distillato nel 2010, tirato in 204 bottiglie. Il colore è rame.

N: si apre autunnale, con una folata di pepe nero, legno umido e sottobosco, dalle castagne ai funghi. Ecco, questa nota scura e umami diventa presto lo spartito olfattivo principale, sorpassando a destra la parte fruttata e polposa. Ci sono prugne in marmellata e un senso di crostata di frutti di bosco, coerente con il porto. Epperò si arriva perfino alla frutta esotica, fra guava e papaya. A questo come detto si aggiunge un che di fondo bruno di arrosto, di steak pie inglese. Salsa gravy, chiodi di garofano. La torbina del Miyagikyo 10 non si sente più, ma rimane un’idea lontana di sigaro. Cresce invece la speziatura, Corrado ci sente del Masala indiano, e in effetti ci sta alla grande. Cioccolato e fragole e un filo di smalto per unghie.
P: la parte legnosa pesta forte, e anche l’alcol non è gentilissimo. Il pepe è ancora la prima suggestione, sia rosa sia di Timut. Anzi, pepe di Giamaica. A questa dimensione speziata si aggiunge del tabacco piccante e di nuovo un accenno umami, ma molto meno evidente rispetto al naso. Quel che aumenta è invece il frutto, dalla marmellata di more allo spumone di fragola fino all’uvetta infusa e al succo di mirtilli. Amarene e cioccolato di Modica, Kirsch e rovere. Si fa anche terroso, con un senso di polvere e dunnage.
F: più lungo del 10 anni, ma a nostro gusto anche meno perfetto. Cioccolato extra fondente, amarene sotto spirito e di nuovo pepe e oleosità. Liquirizia.
Bella bestia, non c’è che dire. Completamente diverso rispetto ai primi due, qui il barile gioca pesante al casinò delle sensazioni. Senz’altro bisogna amare il legno per apprezzarlo, e soprattutto le spezie (pepe in testa). L’equilibrio fra questa parte e la frutta è ottimo, l’alcol spinge un po’ nel primo palato ma poi si sistema. Riesce a non virare sull’amaro e sull’astringente, rimanendo su una dimensione più pepata, acida e terrosa. Non il nostro favorito, ma è un piccolo gioiello: 88/100.
Sottofondo musicale consigliato: Portishead – Sour times
