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Chivas regal ‘the icon’ (2015, OB, 43%)

Siccome tra le nostre fila abbondano gli ambasciatori del benessere, qualche settimana fa abbiamo inviato il proconsole Corrado all’Autodromo di Monza a rappresentarci mentre Luca Perego – nuovo brand ambassador di Chivas – sbicchierava blended di un certo livello. Nella sua missione diplomatico-recensiva, Corrado ha portato a casa due sample. Il primo lo beviamo oggi.
Si tratta di un Chivas Regal appunto, che a quelli della nostra generazione riporta alla mente pubblicità in cui alto-borghesi alto-spendenti si ritrovavano in salotto a discorrere di tauromachia e piaceri della vita. Nella fattispecie, è una versione ultra-premium che si chiama ‘The Icon’: un blend di whisky di più di venti distillerie (alcune anche chiuse), commercializzato in un decanter di cristallo Dartington che richiama la vecchia bottiglia verde del 1909, anno in cui appunto la Chivas Brothers lanciò il Chivas Regal. La ricetta negli anni è ovviamente cambiata e dal 25 anni originario si è passati a una gamma più eterogenea e attualmente molto variegata. Ma rimaniamo all’hic et nunc, ovvero all’Icon. Il colore è un rame scuro.

N: come dice il Marchese del Grillo al falegname Aronne Piperno, “bella la boiserie, bello l’armadio, belle le cassepanche”. Insomma, bello tutto questo legno, soprattutto perché arriva al naso impreziosito da note floreali e ricchissime di sherry profondo. Arancia rossa, ciliegie scure, succo di melograno. Se avesse un colore olfattivo sarebbe granata. C’è un filo di fumo di narghilè che cuce insieme i sentori, dallo sciroppo di lampone al cioccolato fino alle prugne più succose. Incredibilmente fruttato, polposo, eppure al contempo regale nella sua compostezza data dal lungo (seppur non dichiarato) invecchiamento. Té nero e roiboos, davvero molto buono. Anche un accenno di vino liquoroso che si sposa benissimo con un tono di muffa nobile, di tappeti e cantine.

P: l’ingresso non è un prodigio di potenza, ma è naturale e anche giusto che sia così. Più dell’esplosività si va sulla profondità. Ancora l’arancia rossa dirige l’orchestra, tra uvetta e mele cotte. Rispetto al naso crescono le sfumature più scure, dal cioccolato fondente alle caramelle al caffè. Sigaro dolce, fichi secchi. Un sorso denso, ma non sticky. La frutta secca (albicocche, ma soprattutto nocciole e noci) asciugano il mouthfeel. Una pesca cotta al forno compare qui e là, con ancora il té molto infuso a regalare tannini. Se il senso del blended è trovare l’equilibrio nel caos, beh qui missione totalmente compiuta.

F: l’arancia si fa buccia, il fondente si fa 100%, l’amarena si fa nocciolo e il legno chiude un finale medio-lungo e molto elegante.

L’etichetta dice blended e dunque ovviamente blended è, ma noi il grain non lo sentiamo. O meglio, i barili e il tempo hanno talmente cesellato questo whisky che nel sorso la componente di whisky di grano regala solo morbidezza e una dolcezza fruttata, senza quelle asperità che i grain mostrano quando sono giovani. Siamo davvero di fronte a un grande prodotto, di quelli che spesso vengono ingiustamente criticati da chi non li ha mai assaggiati solo per il prezzo. Il prezzo lo fa il mercato, noi facciamo i recensori: e a noi questo Icon è piaciuto assai, ci fermiamo a 92/100 solo perché a 43% l’ingresso al palato è un poco timido. Chapeau.

Sottofondo musicale consigliato: Siouxsie and the Banshees – Icon

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