Sulla scia dell’incandescente situazione geopolitica internazionale, siamo andati a controllare se a Taiwan va tutto bene. E per farlo, lungi dal volare fisicamente a Taipei, abbiamo preferito bere un single cask della distilleria principe dell’isola, realizzato per La Maison du Whisky nel 2014. Cosa volete, abbiamo i nostri tempi… Si tratta di un 7 anni invecchiato in ex peated whisky cask che ha dato 124 bottiglie, cosa abbastanza normale considerando l’angel share nel Pacifico tropicale che sta intorno al 10-12%. Il colore è un rame clamoroso. Forza che c’è molta sete.

N: beh, non gli fa difetto l’espressività: l’impatto è possente, con una frutta cotta audace mista a una torba più compiuta di quanto si potesse pensare. Dimentichiamo sempre che a Taiwan il legno lavora a ritmi da Laogai cinese, quindi l’estrazione delle note terziarie è accelerata. E dunque ecco prugne cotte, mele cotte, tutto cotto insomma, ma non il prosciutto, ecco quello no. Diciamo una cosa forte: ha il frutto di certi cognac molto invecchiati in cantina umida, quindi con uvetta, quasi papaya sudata, muffe nobili… La frutta esonda nel secondo naso, con pesche sciroppate, di nuovo macedonia esotica. Parallelamente, la torba si assottiglia fin quasi a scomparire, rimane solo il senso di falò lontano. Bel naso davvero.
P: ostis, che bella bestia!, come direbbe Chiang Kai-shek, che per fuggire da Mao venne a Taiwan solo per bere questo genere di whisky (non è vero, eh, prima che ce lo segnaliate…). L’ingresso è un po’ alcolico e amarognolo, ma ricchissimo. C’è una grande concentrazione prima di esteri fruttati (albicocca secca, ancora pesca, papaya), poi di fenoli, con una torba bruciatina e in evoluzione, che va dalle caldarroste all’incenso gusto patchouli. Crostata di pesche molto cotta, bucce di mandorla, pepe rosa. Il secondo palato si fa più asciutto, il legno richiede il suo tributo e un filo allappa. Una torba terrosina fa capolino, nocciolata e piccantina.
F: lungo, tendente al secco e con il grande e gradito ritorno delle bucce di arancia essiccate, in mezzo al fumo piacevole e autunnale.
La frutta di questo whisky è davvero rara, perché certe punte esotiche di solito si ottengono solo dopo parecchio tempo di maturazione. Ma si sa, tropic ageing matters, quindi ce lo godiamo senza stupirci. Molto compatto, con una torba ben integrata e una gradazione corretta che sostiene tutti gli aromi. Uno dei Kavalan più interessanti e ben fatti che ricordiamo, bello denso e godurioso. 88/100.
Sottofondo musicale consigliato: Soundgarden – Pretty noose
