Torniamo su Arran, ma stavolta non per l’omonimo whisky, bensì per l’altro malto prodotto dalla compagnia, ovvero il torbatissimo Lagg. Di cui – se ben ricordiamo – abbiamo assaggiato tutte e tre le inaugural releases: due molto piacevoli e una che non ci era proprio piaciuta. Nel frattempo, Lagg si è costruita un mini core range, con due espressioni: una in botti ex bourbon e una affinata per 6 mesi in hogshead ex sherry Oloroso di Miguel Martin. Orzo Concerto, zero coloranti, zero filtrazione a freddo e una coraggiosa gradazione di 55% che ci piace sia filosoficamente sia organoletticamente. Siamo curiosi, il colore è un bell’ambrato scuro.

N: si apre con una nota precisissima di noci e fuoco, come se avessero bruciato dei gherigli oppure incendiato del nocino. Lasciateci sognare questa scena apocalittica in cui i dannati bruciano nel nocino in fiamme. Poi, è la volta di una poderosa nota di foglie secche, di tabacco umido, di sigaro Toscano. Acre, ma anche ricco: cioccolato fondente, cuneesi al rum, distillato di cacao e uvetta. Cuoio appena lavorato, anche. Molto primitivo, sa di materia prima, eppure non ha grandi asperità, è levigato e abbordabile al naso. Salsa barbecue, brisket cotto per ore e affumicato. Di nuovo il legno, il vino, il lato oscuro della vita.
P: non semplice. Si apre ferocemente secco e astringente, ancora sul nocino, le bacche di ginepro bruciate, la resina. L’Oloroso è secco, il palato si asciuga in un attimo: cioccolato 100%, liquirizia pura. Poi ritorna la parte dolce, con marmellata di more e more di gelso, rappresa e un po’ bruciata in forno. Prugne secche, fragole cotte, cuoio ancora. Il secondo palato è tutto del tabacco, più in foglia che in sigaro o sigaretta. Le spezie sono più evidenti (cannella e chiodi di garofano, of course. Ma anche grani del paradiso) e c’è ancora quella parte di carne affumicata e alla brace. Magari caramellata, laccata, insomma dolcina.
F: lungo, con liquirizia dolce, caffè in polvere e questo fumo infinito che vaga tra il dolce e il sapido, quasi umami. Un che di alcol pizzica qui e là. Un po’ allappa.
Giovane, ma esageratamente intenso. I barili erano davvero super attivi, il risultato è un mostro precoce, tipo quando uno va a vedere una partita fra i pulcini e fra 21 mingherlini c’è uno che a 9 anni ha le basette da marinaio della Royal Navy. Ecco, questo whisky ha qualche difettuccio di gioventù soprattutto al palato, ma ha pure una potenza di fuoco data dal barile che lo rende abbastanza impressionante. Siamo nei territori degli schiaffi in faccia, non delle carezze; dell’hardcore più che del softcore. Ma va bene così, gli diamo un 85/100 con l’anima ricolma di heavy metal.
Sottofondo musicale consigliato: Mastodon – Blood and thunder
