Ormai lo conosciamo bene, è come se fosse uno di casa. Stiamo parlando di quell’ominide orrendo con un evidente passato di violenza domestica che fa una smorfia tra il disgusto e la paresi sulle etichette del blended malt di Douglas Laing, Big Peat. Ecco, il nostro eroico barbuto compie 15 anni (a vederlo ne metteva di più, eh…) e si è deciso di celebrarlo con un’edizione speciale “maturata soprattutto” in barili ex vino rosso. Ricordiamo che Big Peat è un vatted malt che unisce whisky da Ardbeg, Caol Ila, Bowmore e Port Ellen. Il colore è un oro carico.

N: di vini rossi che sappiano di stivali di gomma e zerbini bagnati dalla pioggia non ne abbiamo mai bevuti. Eppure questo whisky si apre così, il che ci entusiasma il giusto. C’è un mix di metallo scaldato, tabacco umido, cantina e Vegemite, quella porcheria australiana spalmabile a base di estratto di lievito. Umami, senz’altro: salsa di soia rappresa, alga nori. Torbato, ancora senz’altro: più medicinale e acre che non smoggoso e compiutamente bruciato. In più ci sono note di frutti rossi asprigni (melograno, ribes rosso, bucce d’uva rosada). Col tempo il vino rosso emerge più distinto, anche lui con una spiccata acidità da Pinot nero. O da Tavernello, va a gusti. Gomma da cancellare in salamoia. Questa è da premio Pulitzer eh.
P: decisamente meglio del naso. Si apre bello teso, con un fumo di legna verde e bacche di ginepro bruciate. Subito si innesta la parte vinosa, acida, diretta: tannini pimpanti e una dimensione di frutto aspro: ancora ribes. Dolce (marmellatine di rosa canina) ed erbaceo, con una certa piccantezza. Pepe rosa aromatico, zenzero. Gomme da masticare all’uva. Si asciuga molto, la parte bruciatina si fa quasi sapida (bresaola affumicata, ancora salsa di soia), che fa un bel contrasto con la parte zuccherina. Erbe medicamentose, assenzio, farmacia.
F: marmellata di frutti rossi, cenere di sigaro ed erbe bruciate bagnate nel vino rosso. Con una punta saporita. Forse la parte migliore, anche se un filo alcolico.
Eh, il naso iniziale ci aveva spaventato parecchio. Il resto è molto più potabile, anche se comunque l’accoppiata torba+vino rosso non è esattamente elegante come tubino nero e collana di perle. C’è una chiassosa esagerazione di toni in questo whisky, che nasce per essere “big” e dunque mantiene fede al suo dna. Ma insomma, ci sembra faticoso da bere e dunque non ci fa impazzire: 82/100.
Sottofondo musicale consigliato: The Notorious B.I.G – Juicy
