Siamo ancora nella “Camera delle meraviglie” di Andrea Morisco, la serie di imbottigliamenti dalla quale abbiamo già pescato l’ottimo Caol Ila di ieri. Oggi ci spostiamo nello Speyside per provare un Glenburgie, distilleria che proprio recentemente ci ha dato grande soddisfazione. Curioso, passiamo mesi senza incrociare un Glenburgie e ora ne assaggiamo due a distanza di pochi giorni. Anche qui un single cask first fill Oloroso, 172 bottiglie prodotte. Colore rame, si beva!

N: ma che simpatica puzzetta inattesa, ci fa scodinzolare subito di buonumore. Siccome Glenburgie non è un distillato di per sé “farmy”, “dirty”, “kinky” o qualunque altra categoria di Pornhub indichi le puzzette, significa che le note arrivano dal barile. Di che note parliamo? Beh, paprika e heavy metal, nel senso che c’è questo senso di metallo e alambicco, mescolato a dado Liebig. Poi subentra la frutta, che ha le fattezze olfattive della marmellata di pesche e delle prugne cotte. Un’immagine immaginifica fa capolino: quegli arrosti nordici con la frutta dentro, tipo arista di maiale e prugne, cose così, “sucré-salé” direbbero in Francia. Non è tutto. Chiudono il panorama delle noci pecan, una nota di telone di plastica e qualcosa che ricorda i vini come il Tokaji, aggrediti dalle muffe nobili. Terrosità sexy.
P: qui rientriamo nei territori più classici degli sherry centrati sulle note di caramello, fudge, mou e tutto il cucuzzaro. Caramello salato, ma soprattutto liquirizia salata, quella che quando tornate dalla Danimarca vi vendono in ogni angolo di ogni Duty Free. La marmellata di pesche si ripropone, accompagnata dalle arance caramellate. Compaiono spezie varie ed eventuali, soprattutto anice. Noci, anche. E un che di pietra focaia, screziature sulfuree che non arrivano ai gironi dell’inferno, ma insomma ricordano qualche diavoletto. L’alcol anche in questo caso è molto ben levigato dal tempo. Un’ultima annotazione: la cremosità. Sorprendente, riesce ad essere avvolgente eppure teso.
F: ancora spezie, con un accenno piccante e salato. Praline nougat e frutti rossi.
Diamo un 87/100 convinto, perché ci è davvero piaciuto. Per avere solo 9 anni, ha un livello di complessità ragguardevole e Corrado ci farebbe il bagnetto dentro come un infante. La cremosità è deliziosa, le note off al naso una gradita sorpresa. Forse quel tocco extra-appiccicoso nel retrogusto ci trattiene da un voto più alto. Ad ogni modo, ce ne versiamo un altro.
Sottofondo musicale consigliato: Megadeth – Symphony of destruction
