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Ardbeg Uigeadail (2022, ob, 54,2%)

Il colpevole torna sempre sul luogo del delitto, e ogni tanto anche i blogger tornano sui whisky che hanno già recensito. Il perché è molto semplice: dietro a un marchio e a un’etichetta uguali, non sempre c’è liquido identico. Può sembrare banale, ma negli anni le ricette, i metodi produttivi, le percentuali del vatting, l’età media dell’invecchiamento cambiano. Per cui un single malt della distilleria Caio invecchiato per X anni può essere piuttosto diverso se imbottigliato nel 2005 o nel 2023. Ecco perché in questi ultimi tempi, quando ci capita, ci divertiamo a recensire whisky che abbiamo già schedato.
Oggi tocca a uno dei capisaldi del core range di Ardbeg, ovvero l’Uigeadail, caratterizzato dalla presenza di barili ex sherry. Comparso per la prima volta sul mercato nel 2003, oggi compie vent’anni. Noi avevamo assaggiato con grande soddisfazione il rilascio del 2014, per cui è tempo di vedere com’è cambiato. Il colore è un’ambra rossastra.

N: avete presente una panchina appena verniciata? Ecco, ora accendete un barbecue Weber accanto e piazzateci sopra degli spiedini e avrete il primo naso di questo dram. Ah, la grigliata è ovviamente corredata di salsa BBQ e ketchup, con quel suo tocco acetico caratteristico. Jerk beef, a indicare un mix di note succulente/umami e note dolci/sticky. Mandarini nella mostarda, esteri. Ci sono poi tanto cioccolato al latte, uvette, foglie umide. Non va molto per il sottile, è una bella sequela di sensazioni intense che ti pigliano a schiaffi. Aumenta pian piano una nota di catrame, creosoto e bitume. Sa di baustelle, nel senso che sa di lavori cantieristici in autostrada. Con acqua si fa più vegetale.

P: ancora bello sgarbato, mena botte alcoliche e torbate qui e là senza curarsi troppo della forma. Ancora salsa barbecue, costine glassate, cristalli di sale sempre più distinti (la parte marina). Braci e peperoni abbrustoliti. C’è un alcol lievemente scentrato, che un po’ procede separato dal corpo primigenio del distillato. Un corpo massiccio, con caramello salato e bruciacchiato, arancia al forno, paprika affumicata. Tante cose, non tutte ordinatamente disposte. Cioccolato fondente, uvetta, datteri e tabacco ci sono, ma un po’ sotto traccia, non evidenti, come accennati e non davvero portati fino in fondo.

F: molto lungo e più dolce, con uvetta, caramello, carne grigliata e un ottimo mouthfeel oleoso.

Lo ricordavamo meglio. Un po’ perchè sempre i whisky di una volta sembrano migliori. Ma un po’ perchè c’è il ragionevole sospetto che sia cambiato in qualcosa. Ha delle asperità quasi da single cask, imprecisioni che ci si aspetterebbe da un’edizione limitata e one shot, non da un prodotto di linea. Soprattutto la gestione dell’alcol non è riuscitissima, sparacchia al palato. La sensazione – ma potremmo sbagliarci – è quella di un whisky più giovane rispetto a una decina di anni fa. E che dunque per ottenere lo stesso “effetto wow” deve giocare alzando il volume dei sapori (il barile, la torba…). Il risultato è sempre un gran bel bere, ma sensibilmente meno pieno e soprattutto meno equilibrato rispetto alla vecchia edizione. Un 86/100 insomma. Prima di perdervi nel metal qui sotto, potete regalarvelo a questo link.

Sottofondo musicale consigliato: Mayhem – From the dark past

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