Il nostro inviato dal benessere, un paio di settimane fa era a Parigi a spassarsela tra gli stand del Whisky Live. Vi abbiamo già raccontato del single malt più vecchio mai rilasciato, il Glenlivet 85 anni che abbiamo avuto la fortuna di recensire. Ma il nostro inviato privilegiato ha sbevazzato molto altro e di qualcosa ha pure portato a casa dei samples per noi poveri. Per esempio, ha presenziato alla “Degustazione incrociata di spiriti eccezionali”, in cui Thierry Bénitah (proprietario della Maison du Whisky che organizza il WLP) e Sukhinder Singh (ex Whisky Exchange e ora proprietario con Elixir Distillers delle distillerie Portintruan e Tormore) hanno selezionato tre single malt e due rum per celebrare i trent’anni della loro amicizia. Noi al massimo con gli amici andiamo a bere i Campari col bianco, ma tant’è…
Ecco i tre dram.

Imperial ’30 years of friendship’ (1994/2025, La Maison du Whisky, 41.7%)
Un mix di due refill hogshead imbottigliato per la serie “Itineraires” dalla Maison, per celebrare appunto la trentennale amicizia fra Thierry e Sukhinder. 150 bottiglie. Il colore è chiaro, un oro bianco. N: clamorosamente fruttato, quasi elevato al paradiso degli aromi esotici: macedonia di mango e ananas, marzapane, un filo di rosa. Il distillato è protagonista assoluto, dopo 30 anni porta sensazioni oleose di semi di sesamo, di cera d’api fusa, di polline…. C’è anche una parte di olio essenziale di cedro, del marzapane, perfino un che di rosa. Dannatamente delizioso. Anche il bicchiere vuoto, dominato dalla candela. P: masticabile e di nuovo fruttato, pervaso di burrosità. Proviamo a fare ordine: ci sono ancora ananas maturi, miele, durian ma senza quella puzza che lo contraddistingue. Come spesso accade con gli over 30, è mollemente adagiato su questa frutta evoluta e decadente, manca un po’ di scatto e vivacità al palato. Burro di cacao, crema pasticcera: delicatissimo, zero spigoli, un accenno di melissa. F: cera morbida in cui spuntano guizzi di spezie dal legno. Non lunghissimo, ma la parte di cera è infinita.
Il naso di questo whisky potrebbe essere annoverata fra le prove dell’esistenza di Dio enunciate da Spinoza: tropical come piace a noi, vellutato, elegantissimo. Il palato paga un poco dazio al tempo e comprensibilmente perde in mordente. La media è comunque un sontuoso 90/100.

Glen Keith 38 yo (1967/2006, Gordon & MacPhail, 53%)
La bottiglia scelta da Thierry è un Glen Keith single cask, invecchiato per 38 anni nel refill sherry hogshead #3876, che ha dato 215 bottiglie. Il colore è oro. N: altro sport, stessa bellezza. Severo ed elegante, con un legno più deciso e un cuoio leggero, con folate di tabacco biondo. Siamo di fronte a un malto composto come un distinto signore, albicocche secche e pesche all’amaretto, con mango essiccato e un profumo elegantissimo di tende, broccati e salotti. Sa di alta borghesia ben educata. P: spesso e old style, ma soprattutto capace di sfumature infinite. Si apre con nocciole e frutta essiccata (albicocche, pesca e mango, niente di nuovo); poi un accenno minerale introduce sulla scena l’agrume, sottoforma di arancia. Poi un filo di legno, ma veramente lieve, e se pensiamo che ha 38 anni, beh è un miracolo. Nel secondo palato si diramano le spezie del Panforte, con anche l’anice, e qui il legno imprime il suo marchio. F: più lungo e asciutto, con ancora agrume, moka e croccante alle mandorle.
Il barile lo ha reso epico, ma la nobiltà qui viene tutta dal distillato. Che è austero, molto solido, e si sposa benissimo con uno sherry vecchia scuola. Il naso ci incantava di più nell’Imperial, ma il palato è di gran lunga più di impatto qui. Per noi 91/100.

Longmorn 7.27 “A Rasta malt…” (1968/2005, SMWS, 53.8%)
Sukhinder risponde al Glen Keith 37 anni con un Longmorn 36, in una titanomachia a chi ce l’ha più lungo (l’invecchiamento…). Longmorn distilleria del cuore di mr. Whisky Exchange. Il colore è ambrato scuro, quasi mogano. N: wood warning, siamo nelle terre occulte del satanismo legnoso, dove il barile è dominus oscuro. Uno sherry devastante, profondissimo, in cui si mescolano datteri, tappeti, panettone, prugne secche, cacao in polvere e caffè varietà robusta. C’è un senso di legno tarlato, che si arricchisce di un tocco floreale di iris e di quel senso di pompelmo rosa (qui caramellato) che è marchio di Longmorn. P: atomico, non fa prigionieri, si irradia selvaggiamente con il suo legno, il caramello tostato, il cioccolato scuro. Di nuovo datteri e fichi neri in composta. Si asciuga ogni secondo di più ma non arriva mai all’amarezza e all’astringenza. Foglie di tabacco e boeri. F: lungo, pastoso, cioccolatoso e ora secco e astringentino. E con quei frutti essiccati/neri/dolci che sono da volare via…
I super-sherried invecchiati possono dividere, ma signori qui siamo nell’empireo. Uno dei Longmorn più impressionanti che abbiamo mai assaggiato, uno sherry monster onnipotente che ha il non secondario merito di non deragliare mai nell’eccesso: 93/100. Non chiarissimo perché lo abbiano chiamato Rasta, ma chissenefrega.
Sottofondo musicale consigliato: Red Hot Chili Peppers – My friends
