Oggi onoriamo Pippo Baudo con una serie di tre recensioni di Rye che nella nostra conclamata malattia mentale diventano i tre canali Rai. Si parte con Rye Uno.
Torniamo in America, e nella fattispecie nella Pennsylvania, storica culla del whiskey di segale. Lo facciamo assaggiando uno dei brand fondanti del mito del rye americano, ovvero Rittenhouse. Lanciato nel 1934 dalla Continental Distilling Corporation come “Rittenhouse Square Straight Rye Whisky”, è stato commercializzato come “the oldest rye whiskey bottled at 50%”, per poi venire acquistato da Heaven Hill nel 1993. Piccola precisazione: “bottled in bond” è una indicazione di qualità piuttosto antica. Nel 1897 il Congresso varò il “bottled in bond act” per definire una garanzia per i whiskey non adulterati o rettificati. Oggi, i BiB sono percepiti come i whiskey più di qualità e devono essere prodotti da un’unica distilleria in un’unica stagione, imbottigliati a 50%, invecchiati 4 anni e devono riportare in etichetta il nome dello stabilimento in cui vengono prodotti.
Fine dello spiegone, beviamo sto rye. Il colore è un rame brillante.

N: non particolarmente esuberante ed espressivo, serve un po’ di tempo ed è strano per un American whiskey. Probabilmente la gradazione più alta influisce. Ad ogni modo, si apre con pesca e vernice, un mix che viene direttamente dal 3025. Biscotti, pasta di mandorle e vari tipi di legno: sia quello appena spaccato in segheria, sia quello lucidato in salotto. Fresco, con anche un’aria di fiori bianchi.
P: attacca dolce, con caramello e liquirizia zuccherata, poi la segale mette la prima e scatta. Piccante e un po’ rude, ma questo si chiede da un rye. La piccantezza è in crescendo, la violetta che spesso molesta il palato dei whiskey americani è appena accennata. Ci sono poi note di carrot cake, fiori d’arancio e un senso di amaretto morbido di Sassello, che come tutti sappiamo è in Pennsylvania, mica a Savona. Ah, il legno si fa ovviamente sentire con le sue spezie: noce moscata, vaniglia.
F: zenzero, polvere di caffè. Abbastanza lungo e un filo allappante: legno e nocciolo di ciliegia.
Un rye onesto, muscolare ma non di quelli che a metà del sorso devi estrarre la Colt per vendicarti di chi ti ha dato un torcibudella così ruvido. No, qui ci sono i doverosi spigoli della segale e del legno, amplificati dalla gradazione, ma in generale è un whiskey equilibrato. Forse un filo semplice, ma d’altronde con le botti nuove 4 anni di maturazione non è che donino complessità, piuttosto aumentano la potenza delle note legnose. Va beh, riassumendo: ci è piaciuto, 83/100.
Sottofondo musicale consigliato: New found glory – You’ve got a friend in Pennsylvania
