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R.O.M. 2025 – UNA DOMENICA AL PARLAPà – VI PARTE

Chiudiamo oggi la sventagliata di recensioni dei whisky che il nostro Corrado detto avocado ha bevuto qualche settimana fa all’Enoteca Parlapà di Mauro Risso, a Torino. E come ovvio che sia, il capitolo finale non può che essere diabolicamente torbato.

Bowmore Laimrig 15 yo batch #4 (2014, OB, 54.1%)
“Laimrig” in gaelico significa molo. Ma questo è affinato in botti di sherry, mica in assi di pontile, così tanto per essere chiari. C: rame rossastro. N: intrigante e interessante, si apre con un enigmatico sentore di olive nere e colori a tempera che denota una grande marinità. E infatti poi si procede con acqua salmastra, iodio e una torbina leggera e goduriosa, molto bowmoresca. E la frutta? C’è, c’è, ed è rossa: ribes, amarene, arancia rossa. Lo sherry regala anche spezie natalizie (cannella, chiodi di garofano) una nota asprigna di aceto di lamponi e kumquat. Gerbere, anche, o qualche fiore di quel tipo. Il naso si chiude con erbe provenzali in crescita, dall’origano alla santoreggia. Grandissimo naso. P: più sherroso del previsto, qui si fa sticky e avvolgente con liquore all’arancia, liquirizia, datteri e sciroppo di amarena. Al contempo, anche la parte umami aumenta: uvetta salata e cioccolato. La torba da eterea si fa più spessa e bruciata nel secondo, sapido palato: pesce affumicato. F: appiccicoso, caramellato, marmellata di fichi e carbonella. Arancia ancora.
La timidezza non è un problema per questo Bowmore muscolare, esuberante, in cui il dna costiero viene esaltato dallo sherry. Il malto è ampiamente messo dietro la lavagna, qui comandano la botte e il terroir. Ma è una dittatura illuminata, nel senso che il risultato è ottimo: 90/100.

Bowmore 18 yo hand-filled (2001/2020, OB, 56.7%)
Il barile #1520 è un ex Oloroso sherry; la bottiglia l’ha sapientemente portata alla degustazione lo stesso Corrado detto tornado. C: mogano rossastro. N: più timido ma anche immediatamente più oscuro. Dopo qualche secondo inizia a esprimersi e noi possiamo segnare via via note sempre più affascinanti: si apre su datteri e fichi neri, poi arriva la pittura a olio, poi una nota grassa e salata di uova di salmone; poi ancora è la volta delle foglie, nocino e tabacco umido, mescolate a una quantità di more clamorosa. Ma c’è di più, in questa marmellata nera emergono sentori di officina, di pneumatico. Lo sherry è tannico e balsamico, genziana. Con un goccio d’acqua è ancora più metalmeccanico: zinco, freni, cose così. P: pieno e totalizzante, con un dominio di quello che definiremmo “mora grigliata circondata da torba appiccicosa e sale”. La parte umami esplode letteralmente, con salsa teriyaki rappresa (o è oyster sauce? mah), liquirizia salata. Ciò non significa che anche il lato dolce non sia potente: cola, datteri, prugne secche e melassa, anche se non eccessivamente zuccherosa, perché l’Oloroso con il suo profilo più severo tiene in riga il palato. Diluito, si fa più morbido e beverino. F: lunghissimo, con fogliame amarognolo, torba, genziana e un allappamento delicato.
Diamo un 91/100 perché raramente ci è capitato di godere di un dram così estremo eppur così “ordinato”, nel senso che le sensazioni si susseguono senza spintoni, come alla coda di un ufficio postale svizzero. Lo sherry, la dimensione sapida, la frutta rossa, la dolcezza, la torba… Tutto equilibrato, con un alcol integrato da dio. Powerful Bowmore.

Octomore 14.1 ‘The impossible equation’ (2017/2023, OB, 59.6%)
Orzo varietà Concerto torbato a 128.9 ppm, maturazione in first fill ex bourbon barrel. C: vino bianco quasi trasparente (alla faccia del first fill). N: molto erbaceo e croccante, il che tradotto in note significa insalata iceberg, spighe d’orzo verdi, lime e limone. C’è un senso di mare e tequila, o un mare di tequila, vedete voi. Foglie di menta, orzata e coquillage. La torba? C’è, ma se dovessimo dire che è la protagonista assoluta diremmo una bugia. Con acqua si fa più saporito (ostriche affumicate) ma anche un filo più alcolico. P: il grado è totalmente inesistente, la dolcezza insospettabilmente clamorosa. O forse no, considerando che l’orzo e il first fill. Vaniglia, agave, mele, cioccolato bianco: un mix avvolgente di frutte zuccherine e oleosità. Il Galak e la mela verde sono un buon abbinamento? Forse no, ma qui ci stanno bene, l’effetto globale è ottimo. Erbaceo di nuovo. E ci risiamo: la torba è forse l’ultima cosa che ci viene in mente. Non perché non ci sia, ma perché è sottotraccia. Diluito, c’è ancora quel mix di frutti di mare e zucchero. F: ovviamente molto lungo, con smog, cenere e insalata.
Eh niente, diremo una cosa forte: a noi Octomore piace quasi sempre, ma non per la torba. Il che, per il single malt più torbato del mondo, può sembrare paradossale e forse lo è pure. Però noi apprezziamo di più il cereale (è pur sempre prodotto alla Bruichladdich, dove l’orzo è di qualità eccellente) e la freschezza. 88/100.

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