Il Parco delle Terre alte potrebbe serenamente essere un lotto del Monopoli: possedimenti viola, accanto al Parco della Vittoria. Invece no, è soltanto una delle due distillerie delle isole Orcadi, nonché una delle più amate di Scozia. Un po’ perché è splendida, situata alle porte di Kirkwall in un edificio scuro vecchio stile, un po’ perché il distillato è storicamente eccellente e complesso.
Ecco, se c’è da fare un appunto agli amici nordici è che il core range recentemente si è un po’ indebolito dal punto di vista del carattere, ma non del prezzo. E il moltiplicarsi di imbottigliamenti dai nomi vichinghi non troppo riconoscibili l’uno dall’altro non ha aiutato. Ad ogni modo, oggi – grazie ai ragazzi di Velier che ci hanno allungato qualche campione all’ultimo Milano Whisky Festival – mettiamo le nostre fauci fameliche sul 21 anni, che del core range rappresenta una delle espressioni più raffinate e discontinue. Per qualche anno infatti gli stock di HP non hanno consentito il rilascio continuativo del 21 anni, che è tornato solo dal 2019, a 46% invece dei 47,5 tradizionali. La release che assaggiamo, quella del 2022, è composta da 6 barili di rovere europeo first fill Sherry seasoned, 4 barili di rovere americano first fill Sherry seasoned e 5 refill cask, secondo i dettami del master Whisky Maker Gordon Motion. Si beva, il colore è ambra, con sfumature aranciate.

N: un elegante sentore di polline e agrumi ci accoglie. Il miele di erica che così spesso si sente negli Highland Park è qui con noi, mescolato a guizzi minerali (aria di mare). C’è una dimensione dolce e vellutata, quasi ossidata, che ricorda il Sauternes, o i vini passiti. Prugne gialle, panettone con canditi di frutta esotica: mango e papaya. Col tempo la parte di pasticceria cresce, con crema all’uovo, Cointreau, vaniglia. Emerge anche del toffee, del caramello salato. Ma tutto è più sul versante etereo e fresco che su quello sticky. Accenni di curry e zenzero qui e là.
P: l’attacco è deboluccio, un filo acquoso purtroppo. Ma dopo un istante si innesca una bella danza di sensazioni attorno a un minimo comune denominatore di frutta secca: cioccolato bianco, nocciole, torrone, arachidi… Il mouthfeel è oleoso, avvolgente. La parte agrumata qui è più sui toni dell’arancia, soprattutto la buccia. Screziature minerali che somigliano a un ricordo lontano di torba. Il legno è discreto, ma ovviamente dopo 21 anni si sente. Ancora polline, un filo di cera e ancora spezie orientali.
F: ecco un filo di fumo di candela, che spunta fra la ganache di cioccolato bianco, l’arancia e le nocciole tostate.
Abbiamo visto che in Rete i giudizi non sono molto lusinghieri. Noi dissentiamo. Un Highland Park elegante, ovviamente non un campione dei pesi massimi, ma sul serio chiediamo a un 21 anni a 46% di essere un prodigio di intensità? No, noi gli chiediamo di rispettare l’anima minerale di Highland Park e di accarezzarci il palato per qualche minuto. E qui la missione è compiuta, anche perché lo sherry è molto delicato. Poi, non entrerà nel Valhalla, siamo d’accordo. Ma un 89/100 non glielo leva nessuno. Così come nessuno ci leva dalla testa il prezzo che ormai ha raggiunto…
Sottofondo musicale consigliato: Nick Drake – Northern sky
