
Dovete sapere che abbiamo passato delle vacanze di Natale che sarebbero sembrate malsane anche a Keith Richards, iniettandoci trigliceridi e ingurgitando alcolici con la smodata costanza di piccoli Bukowski lombardi. Ogni sera, sulla chat che utilizziamo per confrontarci sui grandi temi della nostra epoca (tipo mandarci meme idioti, commentare il Fantacalcio e cose così) ci scambiamo anche impressioni e incrociamo le note di degustazione di cose che abbiamo assaggiato, magari a distanza. Una di queste è un single cask di Ben Nevis di 21 anni imbottigliato da Cadenhead’s.

N: ultra compatto e potente come una Golf GT, sui sedili anteriori troviamo alla guida una frutta matura e tropicale (mango, guava – il nostro amato succo pesca, mango e latte). Sul sedile del passeggero sentori sporchi, minerali, tra la calce e il vomitino di neonato; dietro invece troviamo seduti agrumi dolceamari, mandarino e cedro, poi un cioccolatino bianco e delle spezie erbacee accennate. Forse la nostra peggiore metafora di sempre? Forse sì, ed è un peccato sia toccata in sorte a un whisky così buono. Aria di mare a sferzare tutti i passeggeri non appena aprono il finestrino, poi anche favo di miele e carrube.
P: esplosivo, molto coerente con il naso, anche se ne acuisce l’austerità, con ancora calce e gesso e sassi – e però a Ben Vederis (…) ne riesce pimpata, come la Golf GT di cui sopra, anche la frutta, innanzitutto tropicale (mango, ananas, passion fruit) e poi agrumata (arancia, mandarino, e scorze a go go). Punte sapide a tinteggiare di Highlands questo quadro già pieno di colori. Miele non troppo dolce, ancora quel senso di carruba e malto dolce e ‘bagnato’ che già ci aveva fatto chiudere il naso. Punte floreali. Strepitoso.
F: lunghissimo, tutto su una triade incredibile di pasta di carruba, mango essiccato (ma succoso) e mineralità gessosa. Pieno di sfumature, come la cromatura della Gol… BASTAAAAA!

Anche se sembriamo usciti da una pessima puntata di Pimp My Ride (chi se lo ricorda??), non possiamo che restare stupefatti e avvinti dalla profondità di questo Ben Nevis: complesso, variegato, fatto di spinte e controspinte e al contempo così riconoscibile come “Ben Nevis del 1996”, at its best. Non ci stancheremo mai di questa frutta tropicale grassa e austera, di queste punture umami, di questa carruba sorniona e di queste fiammate di intensità. Eccellente: 92/100.
Sottofondo musicale consigliato: 50 Cent feat Snoop Dogg – P.I.M.P.
