Riprendiamo le nostre rece dei samples che magnanimi amici e colleghi ci hanno fornito durante il Milano Whisky Festival e lo facciamo da un entry level di un brand un po’ underdog, ovvero Glengoyne. La distilleria sorge non lontano da Glasgow e ha due primati: è ininterrottamente attiva dal 1833, anno della sua fondazione; ed è collocata esattamente sulla linea che separa le Highlands dalle Lowlands, con il risultato che il whisky viene prodotto nelle Terre Alte, mentre i barili invecchiano al di là della strada, nella regione delle Terre Basse. Recentemente il gruppo Ian MacLeod ha rivisto un po’ il core range, ma il 10 anni continua a essere prodotto. Dieci anni fa lo avevamo già recensito, ma è passata un’eternità, alcuni di noi si sono perfino riprodotti nel frattempo, quindi riassaggiamolo. Il colore è paglierino.

N: pungentino, nonostante i soli 40% di gradazione. C’è una spiccata nota erbacea, di fieno ed erbe di campo secche, forse erba medica. Qualcosa di polveroso, come di caramelle fondenti allo zucchero e limone sbriciolate e sniffate come se fossero altro. Banana essiccata e una catasta di spezie in polvere, soprattutto noce moscata. Col tempo si fa sempre più aromatico, si aggiungono note di fiori bianchi, di polline, caramelle alla mela. Le mele rosse soprattutto sono in crescendo. Amarene Fabbri, ma non zuccherate. Il senso di distillato è comunque sempre vivo.
P: equilibrato e molto meno pungente rispetto al naso, entra in bocca con una morbidezza inattesa. Ananas caramellato, mou, cioccolato al latte con ripieno di latte, in una Matrioska di creme, cacao, nocciole e burro di cacao. L’alcol comunque dei pizzicorini li lascia, ma in maniera discreta. Il corpo non è eccezionale, ma il cerchio del palato fra caramello, gianduia e zenzero, con in più le consuete mele rosse cotte, si chiude.
F: medio corto, asciutto, forse un filo troppo piccante di alcol a dire il vero. Noccioli di amarena, legno.
Un whisky senza pretese che attraversa diverse fasi, partendo un po’ sgarbato salvo poi sistemarsi abbastanza alla svelta. Il naso è molto complesso, il palato più amichevole, il finale la cosa meno emozionante. Tutto sommato un più che discreto whisky per le serate disimpegnate. Riguardando la nostra vecchia rece, troviamo molti pensieri simili e un voto identico: 83/100. Un briciolo di corpo e complessità in più non sarebbero stati sgraditi, però promosso: il suo lo fa eccome.
Sottofondo musicale consigliato: Bad Religion – 21st Century (digital boy)
