
Un paio di settimane fa il nostro Zuc è stato invitato alla presentazione italiana degli imbottigliamenti della serie “Time Re:imagined”, una cena stellata organizzata da Velier alla Segheria di via Meda a Milano in cui pasteggiare bevendo Glenfiddich 30 e 40 anni. E lui, sprezzante del pericolo, ha affrontato questa specie di Vietnam di privazioni con coraggio e stoicismo, facendo giustizia delle tartine come solo un professionista del giornalismo italiano è in grado di fare. Eternamente grati per il suo sacrificio, ne approfittiamo per un paio di rece (il 50 anni non è arrivato in Italia). Iniziamo dal 30 anni, dedicato al “tempo sospeso”, che invecchia in un mix di botti di rovere americano ed europeo, bourbon e sherry. Il colore è un oro carico con riflessi ramati.

N: un ricordo distinto di pere, essiccate o cotte, si accompagna subito a qualcosa di floreale: forse rose, o meglio legno di rosa. Ci sono parecchie spezie, cardamomo, dragoncello, curcuma… Spezie profumate, eleganti. Poi ovviamente le prugne, le pesche al vino con stecche di cannella. Col tempo si fa ancor più fruttato, si aggiungono scorze di mandarino, albicocche, creme brulée all’arancia. Parallelamente cresce anche l’influenza dello sherry, con mandorle, pan di spezie. Perfino gelee di fragola. Mele caramellate, shortbread e un guizzo di limone. Carezzevole.
P: molto vivo, non ce lo aspettavamo così brillante. Colpisce subito una nota tostata (nocciole e legno) che si insinua nella tarte tatin di pere, nelle prugne cotte. Grande equilibrio e un buon corpo nonostante la gradazione: a tratti si fa burroso (ancora shortbread, ma non dolce), a tratti fa capolino un lato erbaceo (tè Earl grey). Buccia di mela, marmellata di limoni: per intenderci, non la solita frutta dolcina e niente più, c’è ancora una bella acidità piacevole. Il tutto trova la quadratura del cerchio in un retrogusto composito, che unisce budino alla vaniglia speziato, zenzero e un tocco di legno lucidato. La complessità dei 30 anni senza alcuna stanchezza.
F: sulle note dolci, con burro, creme brulée e biscotto, con incursioni nel legno tostato.
Le attese sono totalmente rispettate, anzi bisogna dire che in quanto a vitalità è addirittura meglio di quanto ci potessimo immaginare, perché dopo 30 anni (e a una gradazione tutto sommato bassina) si rischia spesso il palato un po’ seduto dopo un olfatto inebriante. Qui invece il palato regge molto bene il paragone con l’eleganza fruttata del naso, e vi aggiunge ulteriori screziature date dal barile. Un bel 90/100, che sarebbe potuto essere anche più generoso con un’intensità maggiore.
Sottofondo musicale consigliato: Votiva Lux – Lindbergh
