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Ardbeg Fermutation (2007/2021, OB, 49.4%)

Se c’è una cosa in cui Ardbeg non difetta è la fantasia, oltre che la straordinaria capacità di trasformare in marketing qualunque cosa. Ciclicamente ci ritroviamo a parlare di questo nuovo corso molto moderno della distilleria di Islay, e non sempre in termini positivi. Si dà il caso che anche oggi ci tocchi un sample che definire sperimentale e ardito è un eufemismo. Trattasi di Fermutation, una release di inizio 2022 con cui Bill Lumsden ha “sfruttato” un imprevisto produttivo al fine di creare un whisky speciale. Un po’ come successo con il Glenfiddich Snow Phoenix, quando il crollo del tetto del magazzino lasciò invecchiare i barili sotto la neve. Qui invece il problema è stato ad una caldaia: nel 2007, per non perdere la produzione, sei washback vennero aperti ed esposti all’aria, per una lunghissima fermentazione di tre settimane, giusto il tempo di trovare un idraulico su Islay che sistemasse la caldaia. Ecco, quel whisky, dopo 13 anni in botti ex bourbon, è stato imbottigliato a 49.4% (8mila esemplari), con un’etichetta assai divertente. Vediamo com’è, il colore è un vino bianco carico.

N: al primo impatto, alla cieca, non si direbbe neanche Ardbeg. Molto cremoso e delicatissimo, la sensazione iniziale è di crema al limoncello con del basilico e dell’erba appena tagliata. Le botti di bourbon first fill danno anche note di budino alla vaniglia, mentre la super-fermentazione amplifica quelle fruttate: banana candita, mela, pera sciroppata, e un sentore particolarissimo, come di birra saison. Il profilo isolano è sottotraccia, ma ogni tanto si respira aria di mare. Allo stesso modo la torba non è in prima fila, ma discreta e sui toni del timo bruciato e del mezcal. Infatti un senso di agave fermentato qui e là compare. Oh, grandissimo naso, sorprendente.

P: decisamente più bruciato rispetto all’olfatto, ma senza perdere un’eleganza di fondo. Così alle note di crema di limone e banana verde si aggiungono guizzi più intensi di lime, erbe aromatiche (cardamomo), maracuja, lime e zucchero e anche succo di limone. Insomma, punte acidine ben piazzate qui e là, che ben si integrano con la parte verde. Ma dicevamo del lato bruciato, in crescendo: è più che altro una grigliata di pesce sulle braci, calamari troppo carbonizzati e conditi con limone. Salatino e dolce insieme: biscotti salati.

F: medio lungo, è la parte più ardbegghiana di tutte. Molluschi alla griglia, agrumi acidi, vaniglia e un senso di pulizia e cenere. Sì, pulizia e cenere possono coesistere.

Siamo entusiasti e diamo 89/100. Voto alto ma convinto, e vi spieghiamo tosto il perché. Innanzitutto premio per l’indicazione di età e la gradazione francamente perfetta che sostiene a meraviglia il profilo del whisky. Poi per il naso, davvero eccellente, ricco di sfumature, con una frutta inaspettata e una generale eleganza che al massimo troviamo in Ardbeg più vecchi. Infine per la capacità di mutare durante la bevuta, integrando le note della fermentazione infinita a quelle della botte e del distillato. Bello bello bello, uno degli Ardbeg più buoni degli ultimi anni.

Sottofondo musicale consigliato: Steppenwolf – Magic carpet ride

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