Sempre dal Vangelo secondo Corrado, detto anche Arcivescovado perché il suo armadietto dei samples racchiude un tesoro degno del clero più abbiente del Medioevo. Ebbene, dalle segrete stanze dei suoi campioncini ha estratto un nuovo/vecchio whisky: un curioso Mortlach senza indicazione di età, direttamente da un periodo a cavallo fra gli anni ’70 e ’80. Serge sostiene sia l’ultima volta che i precedenti proprietari immisero sul mercato Mortlach come single malt e noi ci crediamo senz’altro. Il colore è paglierino, la bottiglia da 750 ml.

N: il tempo ha lavorato su questo whisky più pesantemente di quanto abbia fatto sulla calvizie di Zuc. L’old bottle effect è immediato e il risultato è un curioso mix di freschezza e sporcizia, tipo un’orzata ammuffita. Però non pensatelo greve eh. No, è come se ci fosse una patina di sentori quaternari (non esistono, lo sappiamo). Note di plastilina, propoli, anche qualcosa del lardo stagionato, si adagiano sul cuore degli aromi: che è fatto di cereali (corn flakes), banana, mela essiccata e mela verde, con la sua acidità. Ci sono anche litchees. Col tempo la patina si assottiglia ed emerge una dimensione più erbacea fatta di fieno, camomilla in bustina e fiori secchi. Molto cangiante e fascinosamente istintivo.
P: sembra più semplice, tutto pare risolversi in una caramella fondente alla mela, con ancora orzata e buccia di limone. Poi però riecco quei tocchi di complessità e Frosties che avevamo sperimentato al naso: spezie varie (pepe bianco, ma soprattutto cardamomo) e sporcizie varie, minerali, tra la polvere da sparo (boom! forse stiamo esagerando) e l’ardesia. E quel tocco di lardo che avevamo sentito al naso qui torna sottoforma di pelle di salame, cioè con una nota umami e di salnitro. E a costo di farci prescrivere un tso, diremo che ricorda anche la carta intorno al salame, quella con l’etichetta del Negronetto. A seguire l’iban per il bonifico, prego. Il pepe bianco già lo abbiamo detto, ma ritorna e noi lo ridiciamo.
F: medio corto e sì, stavolta più semplice. Mandorla, frutta gialla acerba generica, un filo amarognolo, polveroso e minerale. Rileggendo il finale, beh, semplice una ceppa…
Siamo scissi, come dissero Di Maio e i transfughi dei 5 Stelle. Zuc ha adorato l’agilità di beva – non comunissima nei Mortlach – e la tensione molto vecchio stile, ma non ha gradito il finale, troppo polveroso e amarognolo. Corrado invece sostiene che solo il finale salvi un palato centrale un po’ assente. E dunque starà a noi l’arduo compito della mediazione in un giudizio che fa più o meno così: il distillato di Mortlach (la “bestia”) ruggiva anche prima di utilizzare botti di sherry, e questo NAS giovincello ma già cazzutissimo lo dimostra. Il tempo in bottiglia ha aumentato le sfumature e in questa cornice anche le imprecisioni sono splendide. Certo, qualche difettuccio lo mostra, ma la perfezione non è di questo sito: 86/100.
Sottofondo musicale consigliato: De Staat – Input source select
