Che bella questa bottiglia della Batida de coco prestata al single malt dei vichinghi. Con ancora i nervi scossi per questa scelta surreale, ci accingiamo a recensire il ritorno del 15 anni nel core range di Highland Park, dal quale mancava ormai dal 2016. Rispetto alla vecchia edizione, però, oltre alla boccia di ceramica bianca, cambiano anche altre cose: prima di tutto la gradazione, che passa dai modesti 40% ai 44%; e poi le botti di maturazione, che da un mix di bourbon e sherry passano ad essere “predomintantly sherry seasoned American oak casks”. Un grazie ad Ansalone che ce lo ha contrabbandato dalla Germania.

N: si apre sorprendentemente sulfureo, sporchino, con un senso di fiammifero strofinato e poi spento su una pesca sciroppata (siamo un po’ così oggi, ci girano queste scene pulp). La potenza della nota si stempera pian piano, ma rimane quel tocco di arancia un po’ andata, quel senso di muffetta. Con il tempo la frutta si fa più vivace (pesca, albicocca, mandarini, ananas, mela molto matura). Qualcosa di miele, ma non il classico miele di erica, piuttosto una caramella al miele polverosa e mandorla. Parecchia cannella e agrumi in crescendo: Orangina. Alcol molto ben integrato.
P: completamente scomparse le note sulfuree, rimane un palato morbido e intrigante. Con ordine, in fila indiana, abbiamo: la frutta (olè!), con le già citate pesche sciroppate e mandarini; la dolcezza (olè!), con caramello, sciroppo, un malto cremoso e una gelee all’arancia; la torba (oooooolè!), che al naso non avevamo percepito ma che qui è bella guizzante e minerale, in pieno stile HP. Quasi caffè espresso. Al netto della formazione dei sapori, la sensazione generale è quella di una torta di frutta spugnosa, con zucchero di canna, cannella, vaniglia e zest di agrumi affumicate. Il primo che deposita la ricetta diventa ricco, garantito.
F: piccantino, con zenzero, mandarini caramellati e un pizzico di sale nel fumo delicato.
Il primo naso ci aveva fatto tremare le ginocchia: facevano “Bombana, Bombana”. Sì, ok, la smettiamo. Insomma, quel tocco sulfureo lasciava presagire un mezzo disastro. In realtà la situazione si sistema e soprattutto in bocca la sensazione è che sia un bel passo avanti rispetto alla precedente edizione. Sicuramente più pieno e meno volatile, sfoggia un bel malto dolce e fruttato e mostra una ben riuscita integrazione di alcol e torbina isolana. Il pizzicorino salino nella lunga dolcezza finale dà un punto in più: 85/100. E sia chiaro: nonostante il naso lo penalizzi!
Sottofondo musicale consigliato: Louis XIV – Guilt by association
