Oggi ci sentiamo serafici e sintetici (dobbiamo ricordarci di definire l’olfatto di qualche whisky “serafico e sintetico” in futuro), per cui riduciamo a zero i convenevoli. Beviamo il primo sample della seconda lezione del corso sull’American Whiskey tenuto online qualche tempo fa da Claudio Riva del Whisky Club Italia. E’ un Jack Daniel’s single barrel rye, il n.20-04559 (imbottigliato nel 2020): almeno 4 anni di invecchiamento, botti in Virgin oak tostate a livello 3. Il mash è al 70% segale, 18% mais e 12% malto. Via via via che abbiamo fretta.

N. una nota carnosa, di cuoio e di brodo, ci accoglie. Una zuppona, sì, ma del tutto dolce, come se dentro ci avessero versato del latte di mandorla super zuccherato e sopra – invece dei crostini – dei babà. Il che fa un po’ impressione allo stomaco eh. Si sprigiona poi un’evidentissima nota di Big Babol classica anni ’90, con smalto per le unghie. Poi, a cercarlo, c’è una parte meno greve, ma sempre dolce: sciroppo d’acero, uva spina e uva fragola (il guizzo più acidino e interessante) e pesca bianca.
P. l’acetone (non la malattia eh) ci accoglie. Ma poi partiamo subito sul dolce, ancora con una ciotola dolce di cereali, sciroppo d’acero, frutta rossa processata (mirtilli rossi essiccati!), liquirizia pura e tante carrube. Che poi sono l’anello mancante fra la dolcezza e la spezia della segale, che esplode nel secondo palato: pepe bianco e noce moscata. Si sente proprio il formicolio sui denti e la lingua. Infine, andando verso la conclusione, si scopre un lato acido insospettato, di limone. Dal terzo o quarto sorso l’acetone non si sente più, è solo un ostacolo iniziale.
F: mandorla e pepe, cioccolato fondente ma non troppo. Liquirizia piccante ad libitum.
La prima cosa da sottolineare è lo spessore di questo whiskey: intenso, scorbutico, pesante sia in termini di corpo e oleosità del palato, sia di dolcezza. Non è male, ma è davvero molto strano, cangiante, con tratti particolari non sempre inquadrati. Mentre lo assaggiavamo ci sembrava già di sentirlo in un Boulevardier, si sente proprio che la miscelazione è il suo habitat naturale. Ma noi lo giudichiamo liscio e un po’ siamo spaesati: che ne dite di 82/100?
Sottofondo musicale consigliato: Shinedown – Simple man
