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Caol Ila 9 yo (1989/1998, The Merchant’s collection, 43%)

Dietro il mazzo di cardi che spicca sulle etichette di “The Merchant’s collection” c’è una sessantina abbondante di anni di attività della gloriosa D&C, che grazie a Dio non ha a che fare con moda di dubbio gusto, dolci e gabbane. Fondata nel 1950 dal Cavaliere della Repubblica (e pure della Corona d’Inghilterra) Luigi Deserti nel Bolognese, la compagnia di distribuzione di alimentari e bevande ha messo in commercio – tra il 1994 e il 2002 – una serie di imbottigliamenti che visti oggi fanno tremare i polsi: Springbank e Macallan del ’75, Port Ellen, Glenlivet… E una gran quantità di Caol Ila, tra i quali questo 9 anni distillato nel 1989 e imbottigliato – come tutti gli altri – a 43%.

N: non diremmo mai Caol Ila. Subito si coglie una torba molto più delicata, da camino spento da mesi, come quando si ritorna in una vecchia casa e ovunque aleggia un che di cenere umida. La buttiamo lì, ma sembra un Port Ellen giovane: ha un grande mare e un agrume rotondo e succoso, più cedro che limone, comunque molto giallo. In generale la potenza aromatica è impressionante, si sente anche stando a una spanna dal bicchiere. Non complessissimo, ma l’intensità di quel che c’è è pazzesca. Ananas acerbo e carambola, frutta tropicale croccante, acida e dolce, che ci ricorda quasi Bowmore. Incredibile. Il mare è in crescita, tra zaffate di pescheria fresca, agrumi, antibiotico sbriciolato e acqua alla menta. Si fa strada una nota farmy, come di paglia umida.

P: clamorosamente intenso e pieno per un 43%. Parte morbidone, con una frutta carezzevole: banana, purea di mele gialle. Cremoso in generale, con anche della vaniglia. La torba qui si sente di più, sempre in sottofondo ma bella nitida e rotonda, ancora incentrata su cenere e fumo di sigaro. Sfoggia sempre una piacevole dolcezza ma sembra meno raffinato che al naso. Un che di bergamotto, ma cade un po’ l’acidità e dunque anche la tensione. Si rilassa un attimo. Il palato si chiude con una sensazione mentolata/erbacea, di lemongrass. Garza? Si, garza, e pure un retrogusto di legnetto verde bruciacchiato (sì, perché, non si possono forse sgranocchiare legnetti invece dei pop-corn? Sono molto più dietetici!).

F: la torba c’è ma non è mai maleducata. Semi di cumino glassati a fine di una cena dal ristorante indiano. Ancora legnetto di incenso.

Un naso eccellente seguito da un palato meno complesso ma di incredibile intensità. Non dimentichiamo mai tre cose: 1) Caol Ila è distilleria che in quegli anni finiva quasi esclusivamente nei blended (il Caol Ila 12 anni OB è del 2002). 2) è un whisky di 9 anni. 3) è imbottigliato a 43 gradi. Fatte queste premesse, è evidente che qui siamo di fronte a un miracolo. Pienissimo, aromatico, evoluto. Buono e confortevole, non ti mette soggezione e te ne bevi una bottiglia. Affascinante toccare con mano e papille gustative come è cambiato lo stile nel corso degli anni, vertendo verso un crinale più affilato e meno fruttato. 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Leonard Cohen – Waiting for the miracle

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