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Rosebank 11 yo ‘Provenance’ (1989/2000, Douglas Laing, 43%)

Nessuno sa interamente ciò che gli è stato concesso di scrivere, afferma (da sempre, e quindi eternamente) il grande Borges. A fronte di questa intuizione – un filo ansiogena – tipica del mese di gennaio e acuita dalle attuali restrizioni pubbliche, diamo fondo all’armadietto dei sample, e spolveriamo le gemme nascoste. Affrontiamo quindi una famosa distilleria chiusa, Rosebank, della quale abbiamo molto parlato in passato, e che occupa uno spazio quasi mistico nel cuore degli appassionati. Questo undicenne è stato prodotto da Douglas Laing nella serie Provenance, particolarmente celebre negli anni Novanta/Duemila: si tratta di una serie poco blasonata (erano whisky a grado ridotto, spesso giovani, e a ottimi prezzi) ma che spesso celava ottime sorprese.

N: appena aperto il campione, si è riempita la stanza di fiori. Una bella intensità, anche a bicchiere lontano dal naso. Ci porta in un campo fiori in primavere, forse si tratta proprio margherite. La dolcezza è guidata dal miele, che ha note assertive, quasi di propoli e di cera. Troviamo ancora la classica frutta gialla matura, tipica degli invecchiamenti in botti ex bourbon: qui è sugosa, diremmo quasi pere alla vaniglia caramellate in forno (ma non bruciate). Per finire, uno zest di limone.

P: accogliamo, con un po’ di sorpresa, una bell’attacco caldo e intenso, concentrato di sapori. Grande coerenza col naso: tra tutti i sentori vince la nota di miele e di favo, che non è troppo dolce ma molto caratterizzante; al secondo posto metteremmo ancora la pera, qui anche con mele cotogne tagliate di fresco e una banana acerba. In un secondo momento, il palato si sviluppa su sensazioni più secche, con mandorla, ginger, pepe bianco – ricordo del legno. La gradazione non penalizza, è molto convincente per essere “solo” a 43%.

F: resta per un tempo medio-lungo ancora su note secche, con mandorle, mele, limone, un filo di pepe e un ritorno di quella vaniglia che avevamo sentito al naso.

Oggi assaggiamo con riverenza un whisky che, quando fu imbottigliato, era pensato per essere semplicemente bevuto e goduto. Con questa convinzione, e mettendo le cose in prospettiva, non possiamo che premiare un prodotto giovane, che non nasconde dietro i legni first fill la sua età, ma che svela tutto il lato positivo della sua freschezza, con una tensione espressiva sia al naso che al palato. Inoltre, la nota di miele a cavallo tra erica, favo di miele, propoli e cera è davvero interessante. Peccato per qualche nota meno elegante verso il finale. 86/100. Grazie infinite a Glen Maur per il sample!

Sottofondo musicale consigliato: Thrice – Black Honey.

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