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Le Quattro Stagioni di Dream Whisky

Del sogno di Marco e Federico vi abbiamo parlato già diverse volte, intervistandoli e assaggiando le prime tre release che l’anno scorso hanno messo in commercio, sotto all’insegna Dream Whisky – realtà che si è presto imposta come vero enfant terrible del whisky italiano. La pandemia globale ha un po’ messo i bastoni tra le ruote dei progetti di Dream, che puntavano molto sulla diffusione della cultura dello scotch whisky nel mondo della ristorazione e della miscelazione di alta qualità – mondo che, come sappiamo, è praticamente fermo da marzo e sta vivendo una crisi senza precedenti. Marco e Federico non si sono però persi d’animo, e anzi, sono una fucina di progetti incredibili: progetti che prevedono una Dream House nel cuore di Milano, un negozio su strada, collaborazioni prestigiose, esplorazioni in mondi di distillati diversi… e molto, molto altro. Ma questo è il futuro, e noi adesso vogliamo azzannare il presente: e il presente si chiama “Metamorfosi“, la seconda ambiziosa serie di Dream. Si tratta di 5 single casks, di cui quattro dedicati a una stagione ed uno intitolato al 1990: a creare un legame concreto con la Scozia, elemento fondamentale nella visione di Mazzieri&Maltagliati, sono cinque pennuti, che con le loro piume colorate ci raccontano le sfumature del whisky nel bicchiere. Marco e Fede ci hanno portato i campioni delle loro selezioni, che oggi andiamo ad assaggiare: ci limitiamo oggi alle 4 stagioni, viaggeremo nel 1990 nei prossimi giorni.

“Primavera” Royal Brackla 14 yo (2020, Dream Whisky, 55,6%) 

N: ha certo bisogno di un po’ di tempo per aprirsi e perdere una quota di smalto che sulle prime tende a chiudere un po’. Poi si svela: molto nudo e ‘leggero’, con note fresche agrumate, tra limone, pompelmo, sentori di lieviti, pastafrolla cruda con la scorzetta di limone. Acqua, limone e zucchero. Avete presente una mandorla fresca? Ecco. L’aggiunta di acqua lo rende più fruttato, esce una nota di pera molto piacevole.

P: è sicuramente uno dei whisky più agrumati che ci sia mai capitato sotto mano: a dominare tutto è il limone, con albedo, succo di limone, mandorla. Tesissimo. C’è anche una parte zuccherina naturalmente, molto innocente, da caramella di zucchero. L’acqua lo addolcisce e lo rende più approciabile, nel complesso – ancora frutta gialla. Al contempo però tende a dare un che di polveroso.

F: pulito e fresco, erbaceo e amarino, con quasi una lieve punta di sapidità. Con acqua, tende all’amaricante.

Fresco e pulito, è un delicato whisky agrumato e floreale, diremmo “un whisky da aperitivo” se non fosse una formula un po’ trita e ritrita. Anche se soprattutto al naso l’alcol pare un po’ aggressivo all’inizio, l’aggiunta di acqua tende a far perdere un po’ di goduria al palato – consigliamo di aggiungerne con parsimonia, e di giocare un po’ con il tempo. Ci ricorda molto il Royal Brackla di A&G, anche se le proporzioni degli elementi in campo sono differenti – per questo gli daremo lo stesso voto. 82/100.

“Estate” Macduff 14 yo (2020, Dream Whisky, 52,1%)

N: si sente tantissimo l’apporto della botte, regala davvero note di… bourbon! Ci sono note di caramello (c’è chi dice caramello salato); ve li ricordate i bounty? Eccoli qui, c’è tanto cocco, tanto cioccolato al latte. Punte di clorofilla. Frutta cotta, banana molto matura. Crema cotta alla vaniglia, o budino alla vaniglia; ma anche proprio la stecchetta di vaniglia. Un po’ di cannella?

P: l’alcol qui è molto integrato, e l’ingresso è molto piacevole e fruttatissimo, tra note di ananas sciroppato, cocco e acqua di cocco; ancora banana. Ovviamente ancora tanta vaniglia, molto morbida e seducente. Noce Pecan. La terza componente qui è… il legno, che tende a chiudere un po’ verso le spezie del legno, tra noce moscata, pepe bianco, note amarine tanniche. Non dimentichiamo un sentore grasso di frutta secca, tra la noce e la nocciola.

F: cocco e vaniglia, molto lungo e grasso. Cocco, poi anche un po’ di cocco. Frutta secca, burro salato.

Ultimamente stiamo incontrando sempre più spesso profili di questo genere: malti dello Speyside invecchiati in botti ex-bourbon molto attive, talmente attive da dare non solo note di vaniglia, ma proprio note di… bourbon! Pare un’ottimo whisky da gustare nelle sere d’estate, certo, ma siccome siamo a dicembre ammettiamo che la bevuta resta molto calda, perfetta anche per momenti come questo. L’abbinamento tra cocco e caramello salato è forse la nota che più ci rimane in mente, anche a diversi minuti dalla bevuta. 84/100.

“Autunno” Teaninich 12 yo (2020, Dream Whisky, 52,1%)

N: l’alcol è bene integrato, e il passaggio finale in PX (due anni, una vera seconda maturazione) si sente immediatamente, con note molto riconoscibili – e il panorama cambia molto. Si parte con una nota di cuoio, di cacao – poi ecco note molto ‘marroni’, di tamarindo, cola, marmellata di fragola in cottura, pesche bruciate. Agrumi canditi. Caldo e seducente, come una copertina di lana nelle sere d’autunno.

P: urca, che profondità appiccicosa. Molto dolce, molto PXoso, ancora, con note ancora più appiccicose e caramellose. Ancora marmellata stracotta, poi caramello, proprio mou, toffee; carruba; note vinose, con un’acidità molto vinosa, appunto, e agrumata (arancia, arancia caramellata, arancia candita pucciata nel cioccolato). 

F: molto coerente, si aggiunge solo una nota ‘organica’, leggermente umami, e qualcosa di cuoio polveroso.

Anche in questo la botte ha dato tanto, e che bellezza che ne è venuta fuori! I 2 anni in Pedro Ximenez non hanno portato a un profilo gratuitamente dolciastro, ma a un whisky complesso e piacevole, tutto giocato su toni ambrati – cola e tamarindo, insieme alle intense screziature di agrumi e cuoio, restituiscono l’immagine di un malto davvero buono, e tra l’altro pericolosamente bevibile. La punta agrodolce, compiutamente umami, che troviamo al finale, poi, ci piace davvero molto. 87/100.

“Inverno” Inchfad 13 yo (2020, Dream Whisky, 54,7%)

N: siamo a Loch Lomond, e qui non possiamo aspettarci un profilo normale, usuale, banale: e infatti ci troviamo ad affrontare un naso molto particolare, con le prime note evidentissime di… gomma!, ricorda proprio le Converse appena acquistate. Poi ecco note di fattoria, di fieno. Qualcosa di fermentato (anche tè pu-erh); una nota di tarassaco. La frutta si esaurisce in una mela gialla molto matura, con poi marshmellows grigliati. 

P: …e come in tutti i Loch Lomond, a un naso stranissimo segue un palato esaltante. La prima cosa che ci colpisce è una bella esplosione fruttata, soprattutto mela e qualcosa di tropicale (mango). Succo Santal pesca latte e mango. Note agrumate intense, kumquat soprattutto. C’è anche una parte torbata molto chimica, molto intensa e però non ‘troppo’ affumicato.

F: lunghissimo e con note torbate molto intense, di una persistenza devastante. Zucchero liquido.

Inchfad è il whisky super torbato prodotto a Loch Lomond, e non da molto è stato annunciato che non verrà mai più prodotto – cosa che ci rende la bottiglia ancora più interessante. Profondamente Loch Lomond, comunque: come spesso accade coi torbati di casa, a un naso decisamente… strano, qui fatto di scarpe di gomma nuove e fieno, segue un palato esaltante, ricco di frutta tropicale e con una torbatura acre, chimica e intensa. Noi apprezziamo la coerenza tra naso e palato, di solito, ma in questo caso è proprio l’incoerenza a rendere così interessante questo malto. Valga una media dei voti alle due fasi, e si registri questo 87/100.

Non è semplice decidere di uscire con una serie così ambiziosa, anche in termini economici, in un momento storico come questo: ricordiamo sempre che abbiamo a che fare con una start-up, per quanto il successo che sta avendo ce lo faccia talvolta dimenticare. E però crediamo che il rischio corso verrà facilmente ripagato dal mercato, perché la qualità, la passione e il desiderio di comunicare e trasmettere queste qualità e passione, beh, sono evidenti – e sono evidenti nel bicchiere, non solo nelle storie di Instagram. Ci piace molto che siano quattro imbottigliamenti diversi l’uno dall’altro, in grado in effetti di mostrare ciascuno un colore differente nella splendida e variegata palette del whisky: e questo è un elemento che ci convince, perché una serie che si rispetti deve proprio comunicare questa varietà, indipendentemente dalle età, dalle distillerie, da tutto (non sarà un caso che queste informazioni siano solo in retroetichetta!). Complimenti Marco e Federico, in bocca al lupo per il futuro! Se volete portarvi a casa uno di questi pennuti, date un’occhiata qui.

Sottofondo musicale consigliato: Francesco Guccini – Canzone dei dodici mesi.

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