Oggi bussiamo alla porta dei Morrison, famiglia storica dello Scotch whisky fresca nuova proprietaria della neonata distilleria Aberargie. La loro fama, però, i Morrison se la sono costruita con l’etichetta di single cask eccezionali di Càrn Mòr e con i blended e blended malt di Old Perth, di cui abbiamo bevuto espressioni eccellenti in passato, una per tutte il 13 anni in sherry.
I Morrison da qualche tempo sono anche l’eminenza grigia dietro il progetto Mac-Talla: single malt di Islay proveniente da una distilleria innominabile ma facilmente immaginabile. A Terra e Mara si aggiunge Strata, e poi una serie di finish ed edizioni limitate, come quelle che andiamo ad assaggiare.
La prima – il Virgin Oak – invecchia in botti ex bourbon e botti di rovere americano nuove; la seconda è il batch n.2 dell’invecchiamento in sherry Pedro Ximenez. Li abbiamo bevuti entrambi all’ultimo Whisky Day di Milano al banchetto di Ferro Wine, che li importa. Grazie veci, a buon rendere.

Mac-Talla Virgin oak (2024, Morrison distillers, 53.8%)
Già detto tutto, è un NAS che matura in botti ex bourbon e in botti di quercia vergine: 4 botti nuove tostate a livello 4 (Alligator). Il colore è oro carico. N: nel senso pungentino che emana fin dalla prima snasata, emergono banana e cocco come da virgin copione. Legno fresco (i cassetti appena aperti) e frutta secca, a cui si aggiungono due elementi distinti: da un lato la frutta, con pesca bianca e mela verde, e un po’ di pera; dall’altro una dimensione vegetale che parte dalle foglie (té, marijuana) e arriva alle erbe balsamiche come il timo. Il fumo arriva dopo qualche istante, immerso in sentori di pandoro all’eucalipto. C’è all’ananas, alla pizzaiola, a qualsiasi cosa: ci sarà pure il pandoro all’eucalipto, no? P: apre dolce (miele e vaniglia), passa alla spezia (zenzero e pepe bianco) e subito si fa amarognolo (albedo e rosmarino). Facile facile, lineare. Più torbato rispetto al naso, ma sempre sul versante vegetale. Una torba fumosa, con un tocco sapido. F: medio lungo, con grani di pepe affumicati, resina e zucchero. Diluito, si fa più amarognolo.
Niente male, nella sua elementarità da manuale. Non raffinato (non glielo si chiede) ma è piacevole. Deve andare a genio il carattere molto erbaceo impartito dal legno nuovo al whisky, però. A noi garba e dunque 84/100.

Mac-Talla PX 2.0 (2025, Morrison distillers, 52.8%)
Butt ex PX first fill e refill hogsheads, colore ambrato chiaro. N: lo sherry imprime il suo marchio inconfondibile, come la Trivela di Ricardo Quaresma. L’alcol anche imprime un suo bel segno, non si nasconde affatto. Accanto a un sentore di cantina ecco comparirne un altro più inconsueto: è forse pizza? Stiamo impazzendo del tutto? Non si può escludere, ma ci sono note umami di concentrato di pomodoro (l’acidità dello sherry e la sapidità isolana) e di nuovo erbe aromatiche bruciate come l’origano. Insomma, non sarà pizza ma ci somiglia. Poi ecco note più classiche, dalle ciliegie sotto spirito all’imperdibile uvetta, con datteri e cioccolato After Eight. Torta foresta nera, pure. Insomma, lo sherry batte la torba, che però sul secondo naso dà anche un senso di smog, di tubo di scappamento e olio motore. Inchiostro. P: molto pieno, oleoso e masticabile, con liquirizia salata. Più fumo, più amarognolo: chinotto e zolfo, tabacco combusto, carbonella e caramello. La dolcezza del PX si intreccia alla torba e le note ascrivibili a entrambe si alternano. Pesche sciroppate, noci e una bella tensione. Divertente. F: più lungo del “collega”, di nuovo con un tocco amaro di rabarbaro e cassia e la comparsa di un pesce affumicato e dolce e umami. In una parola: l’anguilla teriyaki.
Beh, siamo sinceramente colpiti dalla consistenza del sorso. Molto voluttuoso e complesso anche, ben bilanciato, mai troppo dolcione nonostante il PX. La lunghezza e la pienezza ci soddisfano assai. 86/100 ben meritato.
Sottofondo musicale consigliato: Murubutu – I marinai tornano tardi
