Avanti come carriarmati sulla linea delle Diageo Special Releases 2025: oggi arriviamo a un grande classico, anzi il grande classico per antonomasia, ovvero il Lagavulin 12 anni, l’unico sempre presente nelle SR fin dalla notte dei tempi. Storicamente, il 12 anni a grado pieno è considerata l’espressione più pura della distilleria. Questo perché fino al 2021 è sempre stato realizzato utilizzando botti di rovere americano refill ex bourbon poco marcanti, che mantengono intatto il dna ferocemente isolano di Laga. Dal 2022, siccome sono tempi sperimentali e poco conservatori, alla Diageo hanno deciso di lanciarsi in invecchiamenti diversi: nel 2022 ex bourbon ed virgin oak, nel 2023 botti di tequila Don Julio Anejo e l’anno scorso una porzione di first fill ex bourbon. Quest’anno invece oltre ai refill american oak casks vengono utilizzati butt ex sherry (PX e Oloroso) di rovere europeo. Per i nerd: è un marriage di whisky invecchiato 12 anni in ex bourbon e whisky invecchiato 12 anni in sherry. Abbastanza rivoluzionario. Il colore è oro chiaro.

N: è sempre lui, d’altronde non è che se a Zuc e Corrado mettiamo i collant 30 denari le scambiate per le gemelle Kessler no? E quindi non è per colpa di qualche botte ex sherry che cambia il Laga 12, con la sua torba grassa e quel senso primigenio di mare e fumo. Non è per nulla aggressivo, e questa generale morbidezza inconsueta è l’unica vaga percezione dei barili ex PX e Oloroso, evidentemente moooolto refill. Domina l’anima salmastra, tra alghe e soprattutto cozze affumicate belle paciarotte. Sapido, con una inattesa virata balsamica e vegetale che parte dal pepe verde e arriva al balsamo tigre, al Vicks Vaporub, ovviamente impastato con cenere fredda.
P: il grande ritorno del creosoto, nota mitologica tra smog, catrame e canna fumaria incrostata. La dimensione vegetale ed erbacea continua, quasi medicamentosa, con luppolo ed erbe aromatiche, vagamente reminescenti degli amari punitivi alle erbe. Non pensatelo però come un Unicum torbato eh: sono note erbacee e salmastre non invasive, eppure ben identificabili. Di nuovo questa grassezza unica, questo olio canforato e questa nota di pesce obeso, sgombro affumicato o aringa. Anche nocciole, a sottolineare un mouthfeel splendidamente unto. Pepe bianco, vaghi accenni di agrume ed uvetta: praticamente gli ingredienti del panettone disidratati, sotto sale e senza zucchero. Bomba. Un che di caffè e liquirizia, anche qui sul versante secco.
F: lunghissimo, oleoso, capesante affumicate e un che di agave e menta.
Meno nudo del solito, ma come sempre convincente. C’è questa rotondità che rende tutto più agevole, confortevole. Un Laga 12 insolito soprattutto per questo, perché mancano gli spigoli a cui siamo abituati dalle botti ex bourbon refill. Più affumicato che torbato, sempre ottimamente marittimo, forse più balsamico del solito. Piace, forse non quanto altre releases ma comunque piace: 87/100 perché noi da vecchi maniaci del malto quali siamo, lo preferiamo nudo.
Sottofondo musicale consigliato: Ida Maria – I like you so much better when you’re naked
