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rye tre: bulleit 95 rye (2024, OB, 45%)

Chiudiamo il nostro omaggio alla Rai col Rye, con quel senso di nostalgia per la Prima Repubblica e per “Fantastico!”, per la Cuccarini, Pippo Baudo nazionale e quei meravigliosi anni Ottanta tutti debito pubblico, giacche con le spalle improbabili e Fiat Ritmo. Lo facciamo con un altro rye che incredibilmente non avevamo ancora recensito, ovvero il Bulleit.
Il marchio Bulleit, di proprietà di Diageo, è relativamente giovane, essendo nato nel 1987. Nel 2017, per il trentesimo compleanno, si sono regalati una nuova distilleria a Shelbyville, Kentucky, dove due anni dopo ha anche aperto il visitor centre. Essendo un brand di Diageo, la comunicazione e il marketing sono sempre spinti e il whiskey di segale della casa è sempre protagonista nelle bottigliere dei bartender che si sfidano ogni anno alla competizione World Class Diageo. Piccola nota: il mash alla base del rye è al 95% segale e 5% orzo maltato, il che assicura un carattere molto autentico. Non per niente il claim è “frontier whiskey”. Il colore è aranciato.

N: estremamente profumato, aperto e aromatico. La prima nota che ci viene in mente curiosamente è la Big Babol, sa proprio di chewing gum alla fragola. Vaniglia come se piovesse (non piove vaniglia?) e lampone, con una cascata di caramello e caramelle. Sembra di entrare in una di quelle bancarelle di dolciumi ai luna park: gommose di banana, gommose all’ananas, zucchero filato… Noci pecan tostate con lo sciroppo d’acero e una discreta parte di spezie, dalla noce moscata allo zenzero, fino al pepe bianco. Ecco, quella nota di chewing gum ora ci fa venire in mente anche l’eucalipto e la clorofilla. Dalle Big Babol alle Brooklyn il passo è breve.

P: piccantezza, menta e qualcosa di artificiale. Piccantezza ci sta, è il 95% di segale quindi quella mitragliata di aghetti sulla lingua dati dallo zenzero, dal tabacco e dal pepe è quel che ci aspettiamo. La menta è una nota che già aveva fatto capolino al naso. Il resto è una dolcezza meno piacevole dell’olfatto, ma comunque non stucchevole: ancora banana, ciliegia, toffee, crostata di mou e noci pecan. E di nuovo ovviamente vaniglia, crema di mango, marzapane, mele cotte caramellate. Il tutto avvolto in… colla! Non la colla da sniffare, né la Pritt, ma quella colla che mettevamo alle elementari col pennellino. Un lampo, ma si sente.

F: purtroppo corto, lascia un senso di caramello, frutta esotica e zenzero, vagamente amarognolo per il legno, che ora asciuga coi suoi tannini. La violetta, quella maledetta, fa capolino…

Il naso è molto più espressivo del resto, che ha l’unico difetto di essere poco profondo. Per il resto è ben equilibrato, per nulla contundente, con una piccantezza decisa ma non difficile da maneggiare. Ecco, se dobbiamo dare un giudizio complessivo – certo che dobbiamo, siamo qui apposta! -, diciamo che ci sembra un po’ costruito, ci sono sensazioni un filo artificiali. Un onestissimo rye che, va detta la verità, funziona benissimo per la missione che Diageo stessa gli ha dato, ovvero la mixology. Perché nei cocktail la piccantezza spinge e fa godere. Da solo, è un 82/100.

Sottofondo musicale consigliato: The Smashing Pumpkins – Bullet with butterfly wings


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