
Marco Valerio Esposito, oltre ad avere un bellissimo nome che condivide con l’evangelista, Van Basten e l’umile estensore di questa rubrichetta, è anche una specie di geyser di idee ed entusiasmo. Il che magari per un evangelista non sarebbe una qualità fondamentale, ma per il proprietario di uno dei pub più storici di Città Studi si dà il caso che sia un’arma utile.
Così, a pochi passi dal mitico Harp Pub di piazza Leonardo in cui siamo cresciuti e sulla scia del nostro amato Angelone Corbetta, anche Marco del Matricola da qualche tempo ci sta dando dentro con il whisky. Non nel senso che ne beva dei galloni, ma nel senso che organizza serate epiche con abbinamenti di cibo e distillati, con tanto di drinketti che i suoi ragazzi elaborano e realizzano dietro il bancone.
Qualche sera fa siamo stati invitati a una di questi rendez-vous per epicurei e come potete immaginare non ce la siamo sentita di mancare. Anche perché ospite d’onore era Fergus Simpson, brand ambassador di Duncan Taylor nonché uno dei personaggi più simpatici, energici e onniscienti del mondo del whisky. Lo avevamo già intervistato in passato, ma insomma quando lui tiene una degustazione cerchiamo di non mancare mai.
Nello specifico, accanto a Fergus al Matricola c’era Gabriele Rondani, altra nostra vecchia conoscenza, che da qualche anno guida l’area commerciale e marketing di Spirits & Colori. Tema della serata: whisky celtici, Scozia contro Irlanda, come se fosse un test match di rugby in vista del Six Nations. Ci siamo buttati nella mischia forti della nostra mole e della nostra aria vagamente neanderthaliana. E abbiamo bevuto queste cosine.

Mannochmore 9 yo Battlehill (2025, Duncan Taylor, 46%)
La serie Battlehill celebra il monumento (va beh, monumento, una collina…) appena fuori dalla cittadina di Huntly. C: oro chiaro. N: pulitissimo, con confetto e malto. Anche biscotti della prima colazione, con mele gialle e miele, con un che di polline a impreziosire un olfatto molto Speyside ma anche molto piacevole. Camomilla dolcificata col miele, anche. Diremmo un whisky che sa di whisky, ma ormai è inflazionata come nota. C’è anche una screziatura floreale e agrumata, diciamo pompelmo. P: super beverino, il grado ridotto (ma non troppo) è perfetto. Dolce, rotondo, con pasta di pandoro, miele e vaniglia. Pastafrolla, Ciocorì bianco. Rispetto al naso si fa più evidente la buccia di pompelmo e si fa notare anche lo zenzero, che “severizza” un po’ il retronasale. F: corto, pulito, pepatino e più secco.
Entry whisky per antonomasia, è anche uno di quei whisky che berremmo col mestolo. Molto piacevole, magari non estremamente complesso, ma è esattamente quel che vorremmo da uno Speysider giovane. Non ha punti deboli, un 86/100 inno all’onestà e all’immediatezza.

Girvan 13 yo (2011/2024, Duncan Taylor, 54.9%)
Single grain e single cask per la serie Rare Auld Grain. Il barile 2140169 ha dato 402 bottiglie. C: oro carico. N: si apre curioso e funky, con note di fungo e brodo, di metallo, In questo profilo di sherry umami emerge il caramello, anzi a essere precisi il croccante di mandorle della fiera. E il profumo dei biscotti alla cannella belgi, gli Speculoos. Cuoio e tabacco anche. P: pieno ma un po’ alcolico. Si sente che è grain perché dopo l’ingresso c’è come un vuoto d’aria e di sapore, però rimane piacevole, molto diverso dal naso. Qui la parte brodosa/carnosa/metallica sparisce e lascia spazio all’uvetta, alle spezie, a una cremina che sul finale del palato diventa più legnosa e astringente. F: legnosetto, medio-corto, con buccia di nocciole e spezie varie.
Un whisky iridescente e senza un centro preciso. Intendiamoci, si beve con piacere e a dire il vero per essere un grain di 13 anni ha anche una sua struttura più che dignitosa, abbiamo bevuto dei grain di trent’anni meno soddisfacenti. Però è ondivago, dice tante cose contraddittorie. Nessuna a sproposito, ma il “discorso” è poco chiaro: 83/100.

Clonakilty 13 yo Rhum cask finish (2024, OB, 46%)
Terzo batch dei “cask finish” della distilleria irlandese. Che è stata aperta ufficialmente nel 2019, quindi va da sé che questo single grain è sourced, ovvero comprato da una distilleria terza. Finish in un barile ex rhum agricole della Martinica. C: paglierino. N: samba. Anzi, calipso, o qualsiasi altra danza si balli in Martinica, che noi siamo gente padana, è già tanto se frequentiamo le balere di paese della Bassa. Comunque ci sono note di frutta esotica clamorose, che si mescolano a un profumo di marzapane fantastico. Cocco a iosa (i cioccolatini Raffaello!), patata dolce, ananas, banana. Insomma, cioccolato bianco, vaniglia e frutti ad alto tasso zuccherino, succosi. P: crema all’ananas, ma anche quella parte di grain cremoso che ci fa venire in mente il porridge. Yogurt ai frutti tropicali ma senza quel friccichio acidino che ha lo yogurt. Zenzero e una nota erbacea dolce, ricordo del succo di canna alla base del rhum agricole. F: più discreto, pulito e secco. Arachide e cardamomo piccantino.
Esperimento riuscito, la dolcezza del grain unita alla dolcezza erbaceo/esotica del cask crea un pasticcino liquido. Però non c’è quella sensazione di diabete imminente e carie pronte a colpire che ci si potrebbe aspettare. Promosso in pieno in nome della piacevolezza, 85/100.

Brackla 12 yo (2011/2023, Duncan Taylor, 55.1%)
Barile ex sherry Oloroso da 749 bottiglie. Come saggiamente ci dicono Fergus e Gabriele, solo gli imbottigliamenti ufficiali possono utilizzare l’epiteto “Royal” prima di Brackla. Situazione piuttosto nuova, seguita alla causa fatta dalla distilleria (di proprietà di Bacardi) a un indipendente: gli IB precedenti utilizzavano senza problemi la dicitura Royal Brackla. C: oro antico. N: fermi tutti, che qui siamo all’ingresso di un labirinto, si capisce subito, manca solo di sentire il muggito del Minotauro. I primi passi olfattivi parlano di uno sherry cask bizzarro, che va dalle note di popcorn al burro all’arancia, fino alle mandorle caramellate e al metallo. Proseguiamo. Si entra nel regno del mandarino, poi si gira nel corridoio delle spezie di Natale (chiodi di garofano, cannella, uvetta) e dei confetti. E poi eccoci a sorpresa tra volute saporitamente sulfuree. Precisamente l’arrosto con il rosmarino e il ginepro. Nocciola, per non farsi mancare nulla. Bel rompicapo, ma che ricchezza. P: severo e rotondo insieme, possibile? Certo, non avete presente certe balie con la settima che sanno mollare schiaffoni da pesi massimi? Ecco, unisce due anime: una di Nutella, maraschino e marmellata di frutti rossi; l’altra di frutta secca (mandorle soprattutto, ma anche noci), tabacco, candele profuma-ambienti e sherry. Il barile è presente certo, ma non annienta il malto, che si sente bene. Brackla è un malto highlander che ci è sempre piaciuto perché ci sembra vecchio stile, con poche concessioni alle modernità facilone. E infatti anche qui c’è un palato preciso, con albicocca secca e legno ben bilanciate, un mouthfeel moderatamente avvolgente e un che di liquore all’arancia. F: fichi secchi, croccante, tabacco e un filo di fumo, che ovviamente non è torba ma è tostatura. Bella tensione.
Scientifico, non sbava di un millimetro. Sembra un lavoro di orologeria svizzera, ogni componente funziona e si ferma dove inizia l’altra. Affilato, senza eccessi, di carattere. Quel guizzo dirty al naso può però non convincere tutti. Ma noi non siamo tutti, siamo noi, e noi siamo convinti: 87/100.

Dunville’s 12 yo PX cask (OB, 46%)
L’Irish whiskey prodotto dalla Echlinville distillery si chiama Dunville’s, appunto. Riportato in vita nel 2003, dal 2016 è ufficialmente distillato nell’impianto nordirlandese. Questa versione affina in botti ex sherry Pedro Ximenez. C: ambrato rossastro. N: anche qui siamo nel campo dell’esuberanza, questi irlandesi di nuova generazione sono sfrontati assai. Fragole e fumo, resina di pino e lamponi. Bel mix vagamente forestale. Il fumo anche qui, come nel Brackla, non è torba, ma ha più a che fare col barile. Ci sono anche cioccolato (parecchio), uvetta (a bancali) e prugne secche, con un che di succo di melograno. Denso, grosso, ricco. P: anche qui dolce, pieno e ricco come Creso. Nel senso che le sensazioni non vengono centellinate, ma sversate nel palato con abbondanza. C’è una dimensione di pasticceria che va dallo zabaione al babà, poi una parte che definiremmo “torrefatta” con caffè e – nel retrogusto – fava di tonka. Prima del finale si fa sciroppato, tipo il topping di cioccolato del Sundae… F: zucchero brulée, uvetta, mela rossa e un filo d’alcol. La parte più spiccatamente PX del dram.
Divertente, abbordabile, a suo modo anche dignitosamente complesso. Non siamo nel campo della delicatezza elegante, ma in quello del diporto: si beve, si gode, si ribeve. Uno sherried che gli intenditori possono guardare con il sopracciglio alzato perché “facile”, ma signori, la facilità a volte è un pregio: 84/100.

Caol Ila 11 yo Battlehill (2008/2019, Duncan Taylor, 53.8%)
Chiudiamo ancora con la serie di imbottigliamenti di Duncan Taylor. Ex sherry cask selezionato da Taste of Spirits, distillato nel 2008 e maturato 11 anni. C: oro. N: bella torba rotonda, ci viene in mente un toast bruciato ma comunque imburrato col burro bretone salato: grassezza, sapidità e cereale carbonizzato insieme. Poi arriva uno dei tratti tipici di Caol Ila, ovvero il lime, sottoforma di una doccia di succo. Carambola e uva spina anche, per un naso asprigno, da Frizzy Pazzy. Acqua di mare, zucchero a velo e un senso di anice e orzata salata. Con acqua succede che questo lato salato diventi ostrica e il cedro e la vaniglia dolce si trasformino in scogli. P: cremoso e sigarettoso insieme. Un Caol Ila non comune, in cui emerge una parte erbacea di fieno bruciato e timo, ma in cui comanda una dolcezza forse un filo troppo evidente, fatta di lemon curd e perfino i savoiardi al caffè con un velo di polvere di cacao, tipo un tiramisù senza mascarpone. Il che ci sta, essendo un ex sherry cask. Zucchero filato torbato. F: dolce, torta di mele, torba e conchiglie incrostate di sale e iodio.
Non complesso e con un’evoluzione limitata, ma il suo lo fa alla grandissima. Un Caol Ila più dolce del previsto, forse non tanto per lo sherry ma per la composizione delle doghe del barile: che fossero in rovere americano? Solido, beverino, da 86/100.
